ROMA. "Sono stata accerchiata dai gestori della giostra. Mi è stato tolto il microfono. Per un attimo ho pensato che potesse finire male". Sara Giudice, un passato da consigliere circoscrizionale del Pdl a Milano "ma da ribelle anti-Minetti", è la giornalista della trasmissione In Onda aggredita al luna park di Tarquinia, dove si trovava per mostrare il chiosco di un tiro a segno col cartello "Spara al politico e vinci sempre".
Come sta? È ancora scossa?
"Un po' meglio, anche se stanca".
Cosa è successo esattamente?
"Con la troupe siamo arrivati al luna park di Tarquinia due ore prima dell'inizio della trasmissione. Per raccontare il chiosco di un giostraio, uno di quelli in un cui normalmente si spara alle lattine per vincere i peluche, la cui particolarità questa volta è l'invito a sparare ai politici".
Di primo acchito nota qualcosa di strano?
"Sembrava tutto molto tranquillo. Ci siamo presentati con i gestori della giostra. E abbiamo comunicato che saremmo stati collegati in diretta con la trasmissione In Onda".
Alle 20, 30 il fischio di inizio.
"Il primo collegamento fila liscio, senza alcun problema. Illustriamo il gioco, spieghiamo in cosa consiste. E parliamo con il signor Mario, un uomo di mezza età che gioca a "sparar sui politici" perché, dice, questo è il risultato della cattiva politica".
A questo punto lei cosa fa?
"Io e i conduttori in studio non siamo d'accordo. E portiamo avanti un'altra tesi. Riteniamo sia un gioco inopportuno che veicola un messaggio agghiacciante".
Ma è stato il signor Mario ad aggredirla?
"No, no. Sono stati i gestori della giostra a chiedermi di allontanarmi. Ma io non ci sto e mi rifiuto".
Quanti erano?
"Una decina circa. Al mio rifiuto mi accerchiano, spingono, e fanno cadere il microfono. Ho avuto paura. I cittadini presenti, che assistono alla scena, non perdono tempo e chiamano immediatamente le forze dell'ordine".
Ha denunciato gli aggressori?
"Sì".
Secondo lei perché si verificano questi episodi?
"Quello che sembra un banale gioco, una cosa folkloristica, in realtà è il segnale dell'imbarbarimento del linguaggio. Oggi si gioca a colpire il politico, domani lo si farà con gli stranieri. Dopodomani chissà. Questa violenza verbale è redditizia nell'intercettare consensi".
Come sta? È ancora scossa?
"Un po' meglio, anche se stanca".
Cosa è successo esattamente?
"Con la troupe siamo arrivati al luna park di Tarquinia due ore prima dell'inizio della trasmissione. Per raccontare il chiosco di un giostraio, uno di quelli in un cui normalmente si spara alle lattine per vincere i peluche, la cui particolarità questa volta è l'invito a sparare ai politici".
Di primo acchito nota qualcosa di strano?
"Sembrava tutto molto tranquillo. Ci siamo presentati con i gestori della giostra. E abbiamo comunicato che saremmo stati collegati in diretta con la trasmissione In Onda".
Alle 20, 30 il fischio di inizio.
"Il primo collegamento fila liscio, senza alcun problema. Illustriamo il gioco, spieghiamo in cosa consiste. E parliamo con il signor Mario, un uomo di mezza età che gioca a "sparar sui politici" perché, dice, questo è il risultato della cattiva politica".
A questo punto lei cosa fa?
"Io e i conduttori in studio non siamo d'accordo. E portiamo avanti un'altra tesi. Riteniamo sia un gioco inopportuno che veicola un messaggio agghiacciante".
Ma è stato il signor Mario ad aggredirla?
"No, no. Sono stati i gestori della giostra a chiedermi di allontanarmi. Ma io non ci sto e mi rifiuto".
Quanti erano?
"Una decina circa. Al mio rifiuto mi accerchiano, spingono, e fanno cadere il microfono. Ho avuto paura. I cittadini presenti, che assistono alla scena, non perdono tempo e chiamano immediatamente le forze dell'ordine".
Ha denunciato gli aggressori?
"Sì".
Secondo lei perché si verificano questi episodi?
"Quello che sembra un banale gioco, una cosa folkloristica, in realtà è il segnale dell'imbarbarimento del linguaggio. Oggi si gioca a colpire il politico, domani lo si farà con gli stranieri. Dopodomani chissà. Questa violenza verbale è redditizia nell'intercettare consensi".