ROMA - Tempi delle indagini, i magistrati "guadagnano" un'altra manciata di mesi, grazie anche alla moral suasion del Quirinale. Un intervento, definito negli ambienti della maggioranza molto pacato e molto rispettoso, che ha fatto spostare ancora in avanti, almeno per i reati più gravi, il termine capestro di 6 mesi per poter chiudere i dossier e decidere le sorti degli indagati. Le toghe avranno 3 mesi di tempo per i reati ordinari, prorogabili di altri 3 con una richiesta al procuratore generale, e un anno per mafia e terrorismo.
Ma il presidente dell'Anm Rodolfo Maria Sabelli non è ancora soddisfatto: "È una modifica insufficiente. Con un meccanismo ridicolo perché una richiesta di proroga al procuratore generale è fuori dal sistema. È una via barocca e inefficace perché alla complessità della richiesta corrispondono degli effetti minimi". Cioè i 3 mesi in più per chiudere le indagini. Non solo. Sabelli batte di nuovo sul tasto della corruzione: "Questa norma colpisce soprattutto queste indagini e dimostra come la politica percepisca come un problema più le indagini in sé che i fatti di corruzione".
Un giudizio destinato a pesare oggi a Montecitorio. Rinviato a martedì prossimo lo scontro tra governo e M5s sulle intercettazioni, già da stamattina la tensione si concentrerà proprio sull'articolo 11 del ddl che riforma il processo penale. Accantonato ieri dall'aula, è stato però oggetto di un confronto serrato nella maggioranza che ha prodotto il nuovo testo con la scansione dei 3, 6, 12 mesi, di certo un passo avanti visto che si era partiti con soli 3 mesi. M5s darà battaglia, ma è assai difficile che la maggioranza possa concedere di più alle toghe. Molto improbabile anche che passi la proposta di includere la corruzione tra i reati che hanno bisogno di più tempo per le conclusioni dei magistrati. Un controsenso, perché proprio in questi processi il materiale da esaminare, le intercettazioni, la documentazione bancaria, richiedono un maggiore approfondimento.
Tant'è. A Montecitorio, su questi temi, si sta registrando una nuova sintonia tra il governo, Forza Italia e la Lega. Prova ne è che l'aumento di pena di furti, scippi e rapine ieri è stato votato da tutti. E le misure che contengono l'azione dei giudici e ampliano i diritti delle difese, in molti casi proposte dagli alfaniani come il vice ministro della Giustizia Enrico Costa, sono ovviamente ben visti da Fi. Sulle barricate restano i grillini. Che stanno risparmiando il poco tempo concesso, per via del contingentamento, alla discussione sulle intercettazioni. Ieri hanno contestato, con Alfonso Bonafede, il nuovo sistema di estinzione del reato se l'imputato ripara il danno. Vale per i delitti perseguibili a querela, tra cui però si può annoverare il falso in bilancio delle piccole società o un furto semplice. Il giudice, in apertura del processo di primo grado sentirà la persona offesa, ma pure senza l'assenso può estinguere il reato. Per di più il governo, sempre per delega, si appresta ad allargare il range dei reati perseguibili a querela, tra cui la violenza privata (non quella aggravata). Un emendamento grillino che la escludeva è stato bocciato.
Novità sulla mafia. Aumenta la pena del reato di scambio politico mafioso (da 4-10 anni a 6-12 anni). Si risolve, con un emendamento Ferranti, lo scontro con M5S su ergastolo e benefici penitenziari perché saranno esclusi "i casi di eccezionale gravità e pericolosità specificatamente individuati e comunque per i delitti di mafia e terrorismo anche internazionale". Dopo una segnalazione del procuratore antimafia Franco Roberti passerà anche una proposta della grillina Giulia Sarti che proroga il casellario giudiziario oltre gli 80 anni. Sembrerà incredibile ma nell'attuale casellario, per via di una legge del 2002, non risulta nulla su Riina e Provenzano, appunto perché ultraottantenni.
Ma il presidente dell'Anm Rodolfo Maria Sabelli non è ancora soddisfatto: "È una modifica insufficiente. Con un meccanismo ridicolo perché una richiesta di proroga al procuratore generale è fuori dal sistema. È una via barocca e inefficace perché alla complessità della richiesta corrispondono degli effetti minimi". Cioè i 3 mesi in più per chiudere le indagini. Non solo. Sabelli batte di nuovo sul tasto della corruzione: "Questa norma colpisce soprattutto queste indagini e dimostra come la politica percepisca come un problema più le indagini in sé che i fatti di corruzione".
Un giudizio destinato a pesare oggi a Montecitorio. Rinviato a martedì prossimo lo scontro tra governo e M5s sulle intercettazioni, già da stamattina la tensione si concentrerà proprio sull'articolo 11 del ddl che riforma il processo penale. Accantonato ieri dall'aula, è stato però oggetto di un confronto serrato nella maggioranza che ha prodotto il nuovo testo con la scansione dei 3, 6, 12 mesi, di certo un passo avanti visto che si era partiti con soli 3 mesi. M5s darà battaglia, ma è assai difficile che la maggioranza possa concedere di più alle toghe. Molto improbabile anche che passi la proposta di includere la corruzione tra i reati che hanno bisogno di più tempo per le conclusioni dei magistrati. Un controsenso, perché proprio in questi processi il materiale da esaminare, le intercettazioni, la documentazione bancaria, richiedono un maggiore approfondimento.
Tant'è. A Montecitorio, su questi temi, si sta registrando una nuova sintonia tra il governo, Forza Italia e la Lega. Prova ne è che l'aumento di pena di furti, scippi e rapine ieri è stato votato da tutti. E le misure che contengono l'azione dei giudici e ampliano i diritti delle difese, in molti casi proposte dagli alfaniani come il vice ministro della Giustizia Enrico Costa, sono ovviamente ben visti da Fi. Sulle barricate restano i grillini. Che stanno risparmiando il poco tempo concesso, per via del contingentamento, alla discussione sulle intercettazioni. Ieri hanno contestato, con Alfonso Bonafede, il nuovo sistema di estinzione del reato se l'imputato ripara il danno. Vale per i delitti perseguibili a querela, tra cui però si può annoverare il falso in bilancio delle piccole società o un furto semplice. Il giudice, in apertura del processo di primo grado sentirà la persona offesa, ma pure senza l'assenso può estinguere il reato. Per di più il governo, sempre per delega, si appresta ad allargare il range dei reati perseguibili a querela, tra cui la violenza privata (non quella aggravata). Un emendamento grillino che la escludeva è stato bocciato.
Novità sulla mafia. Aumenta la pena del reato di scambio politico mafioso (da 4-10 anni a 6-12 anni). Si risolve, con un emendamento Ferranti, lo scontro con M5S su ergastolo e benefici penitenziari perché saranno esclusi "i casi di eccezionale gravità e pericolosità specificatamente individuati e comunque per i delitti di mafia e terrorismo anche internazionale". Dopo una segnalazione del procuratore antimafia Franco Roberti passerà anche una proposta della grillina Giulia Sarti che proroga il casellario giudiziario oltre gli 80 anni. Sembrerà incredibile ma nell'attuale casellario, per via di una legge del 2002, non risulta nulla su Riina e Provenzano, appunto perché ultraottantenni.
I commenti dei lettori