ROMA - Slitta il voto sul contestato emendamento "canguro", ovvero la proposta di modifica del senatore Pd Roberto Cociancich, con il quale la maggioranza ha blindato l'articolo 1 del ddl Boschi sulla riforma costituzionale. L'aula del Senato si aggiorna a giovedì 1° ottobre, alle 9,30, dopo aver evitato il 'rischio ' di 19 votazioni a scrutinio segreto nello scontro con le opposizioni, che hanno parlato di attentato alla democrazia perchè l'emendamento dem, se approvato, farebbe decadere tutte le altre proposte di modifica.
Nel chiudere la faticosa seduta di oggi il presidente Pietro Grasso ha anche dato l'annuncio atteso da giorni: ha sciolto, infatti, la riserva sull'articolo 2 del ddl, quello sulla non eleggibilità dei senatori, dichiarando ammissibili solo gli emendamenti al comma 5 dell'articolo stesso, così come richiesto dalla maggioranza.
Cronaca di una giornata al Senato. La seduta, cominciata alle 15 per permettere ai senatori di partecipare ai funerali di Pietro Ingrao, è stata caratterizzata dallo scontro tra maggioranza e opposizioni sulla già citata modifica "canguro". Ovvero l'emendamento firmato dal senatore dem Cociancich che riscrive l'art.1 del ddl Boschi sulla riforma costituzionale e che, se passasse, farebbe cadere automaticamente tutti gli emendamenti successivi e di conseguenza anche i 19 voti segreti accolti dal presidente del Senato. La modifica della discordia ha scatenato le proteste delle opposizioni: il leghista Roberto Calderoli ha definito l'emendamento Cociancich "una truffa, un attentato alla democrazia". Dopo di lui anche il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani ha parlato di "burla al Parlamento".
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Il capogruppo del Pd Luigi Zanda, invece, ha difeso con veemenza il collega Cociancich. Zanda ha faticato a iniziare a parlare, per le contestazioni provenienti soprattutto dai banchi di M5s. "Tutti gli interventi, da Endrizzi a Romani - ha detto Zanda -, hanno o insultato o irriso il senatore Cociancich. Questo è veramente il vulnus di questa discussione. Da 20 minuti stiamo insultando un galantuomo che ha presentato un emendamento che è uguale a quello di Romani e uguale a quello di Calderoli", che entrambi sono stati scritti con la stessa tecnica. "Noi approveremo la riforme - ha concluso alzando la voce e tra gli applausi dei deputati Dem - e non insultate, perché voi non ve lo meritate questo dibattito".
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Anche Matteo Renzi ha ribadito questo stesso concetto in un'intervista al Tg3 della sera: "Le opposizioni ci stanno provando a bloccare le riforme - ha detto il premier - ma non ce la faranno. Andranno in porto".
Le votazioni. La maggioranza a Palazzo Madama comunque ha tenuto abbondantemente al primo voto segreto sugli emendamenti soppressivi: 171 voti contro 119 e 5 astenuti. Superato anche il secondo voto: la maggioranza ha respinto con 171 voti contro 119 e quattro astenuti, l'emendamento sostitutivo all'articolo 1 del ddl riforme presentato inizialmente dalla sinistra dem e poi ritirato, ma successivamente fatto proprio da Forza Italia e Movimento Cinque Stelle. I senatori della minoranza Pd Felice Casson, Corradino Mineo e Walter Tocci hanno comunque votato a favore. È poi saltato un possibile voto segreto su un emendamento di Roberto Calderoli e su uno identico di Paolo Romani (Forza Italia). Entrambe le proposte di modifica contenevano una parte il cui contenuto rientra tra i casi su cui è previsto lo scrutinio segreto: essi infatti riguardavano le competenze del Senato su temi etici. Lo stesso Roberto Calderoli ha quindi chiesto un voto per parti separate, utilizzando lo scrutinio segreto per una parte e lo scrutinio palese per la restante. La richiesta di voto per parti separate è stata posta ai voti ed è stata respinta dalla maggioranza. Ne è nato un dibattito polemico in cui le minoranze hanno chiesto che si procedesse comunque con un voto per parti separate, di cui una a scrutinio segreto. "Questo episodio - ha detto Calderoli - certifica che la maggioranza di governo non è sicura di avere la maggioranza dei voti in aula".
I senatori M5s, Vincenzo Santangelo e Sel, Loredana De Petris hanno poi chiesto la convocazione della Giunta per il regolamento per dirimere la questione sul voto segreto. E il dem Vannino Chiti ha dichiarato di votare in dissenso al suo partito a favore dell'emendamento Calderoli-Romani. Alla fine la modifica in questione è stata bocciata dall'aula.
La sforbiciata di Grasso. Il presidente del Senato, che già ieri ha dichiarato "irricevibili" i 72 milioni di emendamenti proposti dalla Lega, nel corso della seduta odierna ha dato una prima sforbiciata agli emendamenti all'articolo 1. Ha annunciato infatti di considerare ammessi al voto solo quelli che modificano o sopprimono il comma 5 dell'articolo, l'unica parte che è stata variata dalla Camera in seconda lettura. Ammessi anche quelli che propongono di sopprimere l'intero articolo.
L'articolo 1 riguarda le funzioni del Senato ed è uno dei capisaldi della riforma costituzionale. Nel passaggio alla Camera, l'articolo è stato modificato in senso 'restrittivo', ovvero erano state tolte delle funzioni al Senato. Nella lettura attuale al Senato, maggioranza e minoranza del Pd hanno raggiunto un'intesa, che prevede di ripristinare alcune funzioni al futuro Senato, come ad esempio quella di raccordo tra Stato ed enti territoriali.
Grasso ha bocciato anche il 'supercanguro', ossia gli emendamenti 'premissivi', che servono a sostituire un intero articolo per far decadere tutti gli emendamenti presentati a quell'articolo. Il 'supercanguro' fu utilizzato durante l'esame dell'Italicum e anche questa volta a firmarlo è stato il senatore del Pd Stefano Esposito, ma anche il collega Andrea Marcucci, con l'obiettivo di sconfiggere l'ostruzionismo delle opposizioni.