Politica

Afghanistan, Renzi: "Valutiamo permanenza di un altro anno, stiamo decidendo in queste ore"

Il premier dopo la scelta Usa di sospendere il ritiro delle truppe: "Penso sia giusto che anche da parte nostra ci sia un impegno". La reazione della Russia. Sono 750 i soldati italiani tra Kabul e Herat

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ROMA - L'Italia sta "decidendo in queste ore" quale posizione tenere in Afghanistan. Lo ha sottolineato, in un passaggio del suo discorso all'università di Venezia, il premier Matteo Renzi. "Avete sentito tutti cosa ha detto il presidente Barack Obama. Stiamo valutando se prolungare di un altro anno la nostra presenza in Afghanistan, come ci è stato chiesto dall'amministrazione americana. Se l'impegno americano in Afghanistan prosegue, penso sia giusto anche da parte nostra ci sia un impegno" (qui il video). A oggi sono 750 i soldati italiani tra Kabul e Herat.

Soltanto a giugno di quest'anno, il capo del governo in jeans e mimetica incontrava il contingente italiano a Herat e pronunciava queste parole: "Vi chiedo di restare ancora qualche mese. Vi chiediamo uno sforzo in più perché la fase finale è la più difficile e abbiamo bisogno di non disperdere il lavoro fatto e il sangue versato. Abbiamo il dovere di concludere una transizione per la libertà e pace del Paese".
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Tuttavia, da Mosca il ministero degli Esteri russo bolla come segno del completo fallimento della campagna militare intrapresa dagli Stati Uniti nel Paese la decisione di Washington di sospendere il ritiro delle truppe dall'Afghanistan. Una decisione (l'estensione che contempla 5.500 soldati sul terreno) che ha già incassato il plauso, ad esempio, della cancelliera tedesca Angela Merkel e approvata dal governo di Kabul.
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"Questo passo forzato è un'altra eloquente testimonianza del completo fallimento della campagna militare portata avanti per 14 anni dagli Usa e dai suoi alleati in Afghanistan", recita il comunicato. Nel periodo di stanza in Afghanistan, prosegue la nota, gli Stati Uniti "non sono riusciti a sradicare il terrorismo e il traffico di droga e non hanno neanche addestrato una forza militare nazionale in grado di garantire sicurezza al Paese".

In questo modo il braccio di ferro Russia-Usa si allarga dalla Siria all'Afghanistan: a questo punto il presidente russo Vladimir Putin intende muovere il suo esercito per blindare i confini russi e delle ex repubbliche sovietiche dell'Asia centrale contro il rischio di un'espansione della minaccia terroristica dall'Afghanistan, sia essa talebana o del sempre più presente Is.
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Forse era una mossa pensata in previsione proprio del progressivo ritiro delle forze Nato dall'Afghanistan e del vuoto di potere che avrebbe lasciato. Ma oggi si è trasformata in una nuova dimostrazione di forza per ostentare la capacità di giocare su tutto lo scacchiere internazionale e denunciare l'ennesima debacle della politica estera americana, dopo la Libia e la Siria.

 
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