ROMA - "Dobbiamo avere il coraggio di non rinchiuderci. Teniamo alti i livelli di sicurezza, intensificheremo i controlli, ma senza rinunciare alla libertà e alla nostra identità. Il tema è molto complesso: niente isteria né sottovalutazione, bisogna trovare un equilibrio, l'Italia ha una grande forza di reazione". Sono parole rassicuranti quelle di Matteo Renzi intervistato da Sky Tg24 dopo la strage di Parigi. Il presidente del Consiglio mantiene la linea della prudenza e del basso profilo, già enunciata ieri alla presentazione della rivista Origami.
Più soldi per la sicurezza. Come ribadito dal Capo dello Stato Sergio Mattarella questa mattina a Firenze, anche Renzi pone l'accento sulla necessità di non farci "snaturare" dal terrorismo. Annuncia inoltre la possibilità di investire di più sulla sicurezza. "La legge di stabilità per il 2016 aveva già più soldi del 2015 sulla sicurezza. Nei prossimi 15 giorni verificheremo se possiamo mettere più denari". E anticipa che la prossima settimana farà "una proposta a tutti i partiti per 'un'operazione Paese', ossia un investimento ulteriore non solo in sicurezza, ma anche per il recupero di determinate realtà. Perchè le periferie non possono essere luoghi di nessuno".
Spese sicurezza fuori da stabilità Ue. Quanto all'annuncio del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker di tenere le spese antiterrorismo fuori dal patto di Stabilità, Renzi ha commentato: "È una proposta di buon senso e l'avevamo già fatta noi poco più di un anno fa". E cioè che "il patto di stabilità non si deve applicare, diciamo genericamente, alle spese della difesa. Mi fu detto di no, oggi le cose cambiano e mi sembra un fatto positivo, giusto e sacrosanto". Sarebbe "assurdo il contrario. In un momento di tensione internazionale uno sta attento allo zero virgola". Poi "quello che vale per la Francia varrà anche per l'Italia".
No a leggi speciali. Renzi, inoltre, non crede "ci sia un nesso diretto tra i bombardamenti francesi sulla Siria e quello che è avvenuto a Parigi". Pensa che ci sia "lo stesso livello di rischio in tutti i Paesi Ue". E ribadisce: "Noi faremo tutto ciò che serve per ridurre al minimo il pericolo, ma prima di tutto serve un lavoro di intelligence". In ogni caso esclude "in modo categorico una modifica costituzionale su questi temi". Oltretutto, sottolinea il presidente del Consiglio, "l'Italia non è all'anno zero", nella lotta al terrorismo, "proprio giovedì, il giorno prima degli attacchi di Parigi, ci sono stati 17 arresti in ambito internazionale, coordinati dalle procure italiane, guidati dai carabinieri del Ros con il supporto dell'intelligence".
Il Giubileo si farà. Quanto al Giubileo, il presidente del Consiglio ha chiarito che sarà posta la "massima attenzione", tenendo presente che "il Papa è sempre un possibile obiettivo". Chiedere al Pontefice di sospendere l'Anno Santo è un'idea che per Renzi non può essere nemmeno presa in considerazione: "Annullare il Giubileo? Non esiste proprio. Il Papa sempre Papa è. Roma è la città che ospita la sede della cristianità. Ne siamo molto orgogliosi. Siamo molto grati a Francesco anche per il lavoro in politica estera. Per il resto calma e gesso".
Coalizione internazionale anti-Is. Sul piano della diplomazia internazionale, il premier condivide la proposta di Vladimir Putin "di una grande coalizione contro l'Is come ai tempi di Hitler", aggiungendo che "sarebbe molto positivo" riportare la Russia al tavolo della coalizione internazionale. E sulle modalità di un possibile intervento dell'Italia, Renzi chiarisce: "Non c'è nessun soldato italiano o altri impegnati sul terreno contro l'Is. Dal punto di vista tecnico l'Italia può mandare aerei in Iraq ma non in Siria. Però al di là degli aspetti giuridici la mia riflessione è più ampia: il tema non è se bombardare o meno la Siria. Decidiamo qual è l'obiettivo, chiariamo qual è la coalizione, io una Libia bis non la voglio. Alla luce di tutto questo l'Italia è pronta a fare la propria parte", osserva il presidente del Consiglio. "L'Italia sta già partecipando in molte missioni internazionali - fa notare il premier -. Si dice andiamo e bombardiamo, ma prima accordiamoci su chi bombardiamo, perchè la frammentazione in Siria ha portato ad una serie di interventi slegati da una visione unitaria".
Il premier poi ha aggiunto: "Per individuare Jihadi John, il boia dell'Is, l'Italia ha collaborato con i suoi uomini, quando è stato chiaro che il boia era quell'uomo, è stato chiaro anche per il lavoro che ha fatto l'Italia".
L'immigrazione non c'entra. Per il presidente del Consiglio non serve chiudere le frontiere per bloccare il terrorismo: "Sarebbe molto facile dire che è tutta colpa dell'immigrazione - continua Renzi - o che sono i barconi il problema. Non è così. Questo non significa che noi non dobbiamo avere la massima attenzione. Ma per come la vediamo, ad oggi i terroristi usano gli aerei di linea. Non usano i barconi. Continuerò sempre a salvare una vita umana, siamo differenti dai terroristi perchè noi i bambini li salviamo".
Le buone pratiche. Renzi inoltre esclude che "l'Italia faccia affari con Paesi che finanziano il terrorismo". Viceversa sostiene che l'estremismo si può combattere anche "sostenendo governi come quello del nostro amico Al Sisi in Egitto". E, per spiegare come anche realtà economiche possano contribuire a creare stabilità geopolitica nei Paesi arabi, fa l'esempio dell'Eni che "ha cambiato il volto dell'Egitto", riferendosi alle recenti scoperte di enormi giacimenti di gas.
Più soldi per la sicurezza. Come ribadito dal Capo dello Stato Sergio Mattarella questa mattina a Firenze, anche Renzi pone l'accento sulla necessità di non farci "snaturare" dal terrorismo. Annuncia inoltre la possibilità di investire di più sulla sicurezza. "La legge di stabilità per il 2016 aveva già più soldi del 2015 sulla sicurezza. Nei prossimi 15 giorni verificheremo se possiamo mettere più denari". E anticipa che la prossima settimana farà "una proposta a tutti i partiti per 'un'operazione Paese', ossia un investimento ulteriore non solo in sicurezza, ma anche per il recupero di determinate realtà. Perchè le periferie non possono essere luoghi di nessuno".
Spese sicurezza fuori da stabilità Ue. Quanto all'annuncio del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker di tenere le spese antiterrorismo fuori dal patto di Stabilità, Renzi ha commentato: "È una proposta di buon senso e l'avevamo già fatta noi poco più di un anno fa". E cioè che "il patto di stabilità non si deve applicare, diciamo genericamente, alle spese della difesa. Mi fu detto di no, oggi le cose cambiano e mi sembra un fatto positivo, giusto e sacrosanto". Sarebbe "assurdo il contrario. In un momento di tensione internazionale uno sta attento allo zero virgola". Poi "quello che vale per la Francia varrà anche per l'Italia".
No a leggi speciali. Renzi, inoltre, non crede "ci sia un nesso diretto tra i bombardamenti francesi sulla Siria e quello che è avvenuto a Parigi". Pensa che ci sia "lo stesso livello di rischio in tutti i Paesi Ue". E ribadisce: "Noi faremo tutto ciò che serve per ridurre al minimo il pericolo, ma prima di tutto serve un lavoro di intelligence". In ogni caso esclude "in modo categorico una modifica costituzionale su questi temi". Oltretutto, sottolinea il presidente del Consiglio, "l'Italia non è all'anno zero", nella lotta al terrorismo, "proprio giovedì, il giorno prima degli attacchi di Parigi, ci sono stati 17 arresti in ambito internazionale, coordinati dalle procure italiane, guidati dai carabinieri del Ros con il supporto dell'intelligence".
Il Giubileo si farà. Quanto al Giubileo, il presidente del Consiglio ha chiarito che sarà posta la "massima attenzione", tenendo presente che "il Papa è sempre un possibile obiettivo". Chiedere al Pontefice di sospendere l'Anno Santo è un'idea che per Renzi non può essere nemmeno presa in considerazione: "Annullare il Giubileo? Non esiste proprio. Il Papa sempre Papa è. Roma è la città che ospita la sede della cristianità. Ne siamo molto orgogliosi. Siamo molto grati a Francesco anche per il lavoro in politica estera. Per il resto calma e gesso".
Coalizione internazionale anti-Is. Sul piano della diplomazia internazionale, il premier condivide la proposta di Vladimir Putin "di una grande coalizione contro l'Is come ai tempi di Hitler", aggiungendo che "sarebbe molto positivo" riportare la Russia al tavolo della coalizione internazionale. E sulle modalità di un possibile intervento dell'Italia, Renzi chiarisce: "Non c'è nessun soldato italiano o altri impegnati sul terreno contro l'Is. Dal punto di vista tecnico l'Italia può mandare aerei in Iraq ma non in Siria. Però al di là degli aspetti giuridici la mia riflessione è più ampia: il tema non è se bombardare o meno la Siria. Decidiamo qual è l'obiettivo, chiariamo qual è la coalizione, io una Libia bis non la voglio. Alla luce di tutto questo l'Italia è pronta a fare la propria parte", osserva il presidente del Consiglio. "L'Italia sta già partecipando in molte missioni internazionali - fa notare il premier -. Si dice andiamo e bombardiamo, ma prima accordiamoci su chi bombardiamo, perchè la frammentazione in Siria ha portato ad una serie di interventi slegati da una visione unitaria".
Il premier poi ha aggiunto: "Per individuare Jihadi John, il boia dell'Is, l'Italia ha collaborato con i suoi uomini, quando è stato chiaro che il boia era quell'uomo, è stato chiaro anche per il lavoro che ha fatto l'Italia".
L'immigrazione non c'entra. Per il presidente del Consiglio non serve chiudere le frontiere per bloccare il terrorismo: "Sarebbe molto facile dire che è tutta colpa dell'immigrazione - continua Renzi - o che sono i barconi il problema. Non è così. Questo non significa che noi non dobbiamo avere la massima attenzione. Ma per come la vediamo, ad oggi i terroristi usano gli aerei di linea. Non usano i barconi. Continuerò sempre a salvare una vita umana, siamo differenti dai terroristi perchè noi i bambini li salviamo".
Le buone pratiche. Renzi inoltre esclude che "l'Italia faccia affari con Paesi che finanziano il terrorismo". Viceversa sostiene che l'estremismo si può combattere anche "sostenendo governi come quello del nostro amico Al Sisi in Egitto". E, per spiegare come anche realtà economiche possano contribuire a creare stabilità geopolitica nei Paesi arabi, fa l'esempio dell'Eni che "ha cambiato il volto dell'Egitto", riferendosi alle recenti scoperte di enormi giacimenti di gas.