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Pinotti: "Preoccupa Is in Libia, ma da Italia grande attenzione"

Il ministro della Difesa a RepubblicaTv: "Segnale importante mantenere conferenza a Parigi". E assicura: "Nel nostro Paese forze armate capaci di gestire e affrontare i problemi, però basta tagli"
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ROMA - La questione della lotta al terrorismo è al centro dell'attenzione, soprattutto dopo gli attacchi del 13 novembre a Parigi: "Lo scenario è cambiato. È un periodo difficile in cui le situazioni si stanno parcellizzando ed acutizzando. Non si parla più solo di Afghanistan, ma ci sono più fronti su cui intervenire. È stato importante, in questo panorama, mantenere la conferenza del clima a Parigi. Guai se consentissimo ai terroristi di cambiare i nostri programmi". Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ospite del videoforum di RepubblicaTv, ha parlato di Libia, Siria, Turchia, strategia contro il terrorismo, armi all'Arabia Saudita. E, in merito all'appuntamento in Francia, si è detta molto colpita dalla frase del presidente Usa, che ha sottolineato come la nostra sia l'ultima generazione a poter fare qualcosa per evitare effetti irreparabili per il Pianeta. Non farsi fermare dagli attentati è s…
ROMA - La questione della lotta al terrorismo è al centro dell'attenzione, soprattutto dopo gli attacchi del 13 novembre a Parigi: "Lo scenario è cambiato. È un periodo difficile in cui le situazioni si stanno parcellizzando ed acutizzando. Non si parla più solo di Afghanistan, ma ci sono più fronti su cui intervenire. È stato importante, in questo panorama, mantenere la conferenza del clima a Parigi. Guai se consentissimo ai terroristi di cambiare i nostri programmi". Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ospite del videoforum di RepubblicaTv, ha parlato di Libia, Siria, Turchia, strategia contro il terrorismo, armi all'Arabia Saudita. E, in merito all'appuntamento in Francia, si è detta molto colpita dalla frase del presidente Usa, che ha sottolineato come la nostra sia l'ultima generazione a poter fare qualcosa per evitare effetti irreparabili per il Pianeta. Non farsi fermare dagli attentati è stata, sostiene Pinotti, la dimostrazione di una volontà comune di collaborare: "Mi pare che ci sia la consapevolezza, da parte dei leader - ha proseguito il ministro - che così non si possa più andare avanti".


Libia. "Stiamo osservando con attenzione la Libia per le infiltrazioni jihadiste. Non c'è dubbio che siamo preoccupati e da subito abbiamo detto che siamo disponibili a fare il necessario per far arrivare una stabilizzazione in Libia. Abbiamo bisogno di un Paese che abbia un governo unitario", ha proseguito il ministro sottolineando che le infiltrazioni non sono una novità. "Stiamo analizzando con l'intelligence quelle che sono le preoccupazioni manifestate anche dagli Stati Uniti visto che c'è l'ipotesi di avvicinamento ai pozzi di petrolio e quindi di un'ulteriore possibilità di arricchimento e sostegno finanziario". Ma i primi a dover lavorare per trovare un accordo sono i libici: "Mentre si fanno le trattative, l'Is rischia di avanzare, ecco perché abbiamo bisogno di poter dialogare con un governo riconosciuto e frenare l'avanzata dello Stato islamico". Per il ministro un segnale importante, nonostante la situazione di caos nel Paese, è stato che sia Tobruk che Tripoli abbiano manifestato la volontà di combattere l'Is. Certo non si può pensare che la Libia possa agire da sola: "Occorre pensare a una coalizione, e stiamo prevedendo diversi scenari". "Comunque l'Italia è vigile", ha assicurato Pinotti, pur mantenendo il riserbo sul nodo delle strategie contro il rischio di espansioni: "Queste sono cose che non si dicono".

Tagli. Ma, ha chiesto un lettore, Giovanni Martinelli, con i tagli alla Difesa e le difficoltà che ne conseguono, l'Italia sarebbe in grado di fare fronte a un impegno maggiore, qualora ce ne fosse bisogno? "Negli ultimi dieci anni - ha detto Pinotti - ci sono stati tagli pari al 27% del bilancio perché, come gli altri, siamo chiamati a collaborare alla ripresa del Paese, con riduzione di sprechi e razionalizzazione delle spese. Abbiamo iniziato con la riduzione delle caserme meno pregiate per passare, ora, alla vendita dei 'gioielli di famiglia', come palazzi importanti a Roma, e così 300 milioni che mettiamo sull'esercizio vengono da questa attività. Però non si possono più fare tagli, bisogna riportare in equilibrio le risorse soprattutto per quanto riguarda l'esercizio, cioè addestramento".

Rischio Is. Per quanto riguarda, poi, la minaccia dell'Is, Pinotti sottolinea come il pericolo dello Stato islamico sia stato in un primo momento sottovalutato: "Inizialmente la determinazione a sconfiggere l'estremismo non è stata pari alle dichiarazioni". L'Alleanza contro l'Is cominciata a partire dal vertice Nato di Cardiff di un anno fa, oggi si è allargata a 60 Paesi e alcuni sono Paesi islamici, spiega Pinotti. Lo ha detto il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, intervenuta a RepubblicaTv, dove ha parlato anche di Libia, Siria, Turchia, strategia contro il terrorismo, armi all'Arabia Saudita. Pinotti ha aggiunto che "mi pare che adesso ci sia molta più convinzione che Is sia un nemico di qualsiasi consesso civile o configurazione che uno Stato si dà", sottolineando l'esigenza di "chiarezza". Il ministro ha quindi ricordato che l'Italia è "fortemente impegnata in Iraq: noi siamo una media potenza e non possiamo aprire tutti i fronti, continuiamo lì a fare il nostro lavoro", risultando con 750 militari il Paese con il maggior numero di militari lì impegnati.

Siria. In Siria, ha rilevato Pinotti, la situazione è molto complessa: da un lato c'è la coalizione intorno agli Usa, dall'altra c'è la Francia che pure ne fa parte, ma al tempo stesso collabora con la Russia, come pure la Germania. Se non si guarda al dopo, però, si avrà una coalizione con alcuni che sono stati o sono al fianco di Assad e altri con i ribelli anti-Assad. Per il ministro della Difesa italiano "serve chiarezza sulla possibile transizione del dopo Assad e su quali scenari, è questa è una pre-condizione necessaria", e "mi auguro che il colloquio a porte chiuse tra Obama e Putin porti risultati". Quanto all'Italia, "ha sempre sostenuto che Asad non poteva essere nel futuro della Siria, non dimentichiamoci delle armi chimiche contro la popolazione. Dev'esserci una transizione", senza però dimenticare il fatto che Assad c'è ancora ed ha una sua forza, "bisogna vedere come tener conto di questo". Il nostro Paese "non è che non essendo impegnato militarmente in Siria sia fuori - ha precisato Pinotti - Ha invece lavorato moltissimo perché si arrivasse a quel risultato di avere Russia e Iran coinvolti nella ricerca di una soluzione della situazione in Siria. I muscoli servono connessi all'obiettivo: se c'è ancora una opacità è difficile che anche un intervento militare possa avere una soluzione, anzi rischia di creare altre problematiche. Pensiamo a quanto è accaduto in Iraq".