ROMA - Una busta indirizzata al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, contenente due proiettili di fucile mitragliatore AK47 'Kalashnikov' e un testo di minacce in lingua araba è stata recapitata al dicastero di via Arenula. Nel testo c'era scritto: "Arriveremo a Roma e ti taglieremo la testa". Con invocazione ad Allah e la firma dell'Is. Per gli esperti di terrorismo jihadista, "le modalità della minaccia sono anomale. Forse si tratta di una risposta ai decreti antiterrorismo".
Gli uffici di Orlando hanno subito informato la Procura della Repubblica di Roma. Il plico e il suo contenuto sono ora all'esame degli inquirenti. L'indirizzo sarebbe stato scritto sulla busta con un normografo e la lettera sarebbe giunta a Fiumicino e poi da qui a via Arenula, la sede del ministero.
Orlando: "Le minacce non ci fermeranno". Il ministro della Giustizia ha commentato l'episodio in un post su Facebook. "Il nostro dovere - ha detto Orlando - è battere il terrorismo, difendendo i principi di libertà e uguaglianza che sono alla base della nostra convivenza civile. Non saranno queste minacce a fermarci, chi vuole seminare paura non raggiungerà il suo scopo. Non reagiremo chiudendoci, ma continuando a dialogare e a confrontarci".
La solidarietà al Guardasigilli. "Lo conosco come persona determinata e sono certo che queste inqualificabili minacce non rallenteranno il suo percorso". Con queste parole il ministro dell'Interno Angelino Alfano, in una telefonata ha voluto esprimergli "affettuosa vicinanza" e assicurargli "il suo pieno sostegno". Immediata la solidarietà anche di vari esponenti del Pd. "Non saranno le minacce inquietanti nei confronti del ministro Orlando - scrive in una nota Ettore Rosato, capogruppo democratico alla Camera - a condizionare il nostro lavoro di tutti i giorni per dare ai cittadini maggiore sicurezza e serenità nella vita quotidiana. Siamo fortemente impegnati, e lo saremo sempre di più, nel contrastare il terrorismo e la criminalità. Al ministro Orlando, nell'esprimere la solidarietà mia personale e di tutti i deputati del Pd, l'invito a proseguire nella sua efficace azione di governo".
"La solidarietà mia e di Montecitorio al ministro Andrea Orlando. Le minacce non fermeranno il suo impegno contro il terrorismo" scrive su Twitter Laura Boldrini. "Al ministro Orlando piena solidarietà per le minacce contenute nella lettera scritta in arabo e contenente proiettili di kalashnikov. Il ministro Orlando e il Governo non si faranno intimidire dalle minacce di anonimi codardi. Non cederemo alla paura come vorrebbe l'Is. I nostri uomini, sia rappresentanti delle istituzioni sia le nostre forze dell'ordine, sono in prima linea nella lotta per il contrasto e la prevenzione del terrorismo jihadista" dice Gioacchino Alfano, sottosegretario di Stato alla Difesa.
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"Solidarietà al ministro del Giustizia Andrea Orlando per le minacce subìte. Si faccia subito chiarezza sugli artefici di questo gesto intimidatorio" scrive su Twitter il presidente della Commissione per le Politiche Ue Michele Bordo del Pd.
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Stesso messaggio dal presidente del gruppo misto alla Camera Pino Pisicchio "Solidarietà al bravo ministro Andrea Orlando. Prima di esprimere valutazioni sul significato di questo inquietante gesto, ed alimentare un clima di tensione, aspettiamo che gli inquirenti facciano chiarezza".
Le prime ipotesi. Secondo alcuni analisti esperti di terrorismo islamista, la modalità della minaccia sarebbe più compatibile con quella della criminalità organizzata o dei movimenti anarco-insurrezionalisti. Finora, infatti, l'Is - che si considera Stato e si comporta da tale - intimidisce gli avversari pubblicando le minacce sui format di propaganda online che siano ben visibili al mondo intero. L'arabo scritto in modo scorretto e impreciso farebbe pensare, poi, a terroristi non di lingua madre. Se davvero l'autore della minaccia fosse l'Is, sarebbe la prima volta che usa una modalità di questo genere.
Per quanto riguarda il movente, se fosse confermata la provenienza dall'Is, la minaccia al ministro della Giustizlia potrebbe essere una risposta ai decreti antiterrorism approvati a febbraio dal Governo che hanno portato in queste ultime settimane ad arresti ed espulsioni. Le norme in questione servivano per contrastare il fenomeno dei mujahiddin (i foreign fighter che si recano all'estero a combattere), il reducismo (i combattenti che tornano in Italia dai fronti di guerra), e prevedono espulsione o arresto per chi fa propaganda radicalista, reclutamento, e ogni sorta di attività logistica di fianccheggiamento alle cellule terroristiche islamiste. Comportamenti che prima dei decreti erano in qualche modo "tollerati", oggetto di controlli di intelligence, ma non perseguibili in modo efficace dalla magistratura in quanto mancavano strumenti giuridici specifici.
Gli uffici di Orlando hanno subito informato la Procura della Repubblica di Roma. Il plico e il suo contenuto sono ora all'esame degli inquirenti. L'indirizzo sarebbe stato scritto sulla busta con un normografo e la lettera sarebbe giunta a Fiumicino e poi da qui a via Arenula, la sede del ministero.
Orlando: "Le minacce non ci fermeranno". Il ministro della Giustizia ha commentato l'episodio in un post su Facebook. "Il nostro dovere - ha detto Orlando - è battere il terrorismo, difendendo i principi di libertà e uguaglianza che sono alla base della nostra convivenza civile. Non saranno queste minacce a fermarci, chi vuole seminare paura non raggiungerà il suo scopo. Non reagiremo chiudendoci, ma continuando a dialogare e a confrontarci".
La solidarietà al Guardasigilli. "Lo conosco come persona determinata e sono certo che queste inqualificabili minacce non rallenteranno il suo percorso". Con queste parole il ministro dell'Interno Angelino Alfano, in una telefonata ha voluto esprimergli "affettuosa vicinanza" e assicurargli "il suo pieno sostegno". Immediata la solidarietà anche di vari esponenti del Pd. "Non saranno le minacce inquietanti nei confronti del ministro Orlando - scrive in una nota Ettore Rosato, capogruppo democratico alla Camera - a condizionare il nostro lavoro di tutti i giorni per dare ai cittadini maggiore sicurezza e serenità nella vita quotidiana. Siamo fortemente impegnati, e lo saremo sempre di più, nel contrastare il terrorismo e la criminalità. Al ministro Orlando, nell'esprimere la solidarietà mia personale e di tutti i deputati del Pd, l'invito a proseguire nella sua efficace azione di governo".
"La solidarietà mia e di Montecitorio al ministro Andrea Orlando. Le minacce non fermeranno il suo impegno contro il terrorismo" scrive su Twitter Laura Boldrini. "Al ministro Orlando piena solidarietà per le minacce contenute nella lettera scritta in arabo e contenente proiettili di kalashnikov. Il ministro Orlando e il Governo non si faranno intimidire dalle minacce di anonimi codardi. Non cederemo alla paura come vorrebbe l'Is. I nostri uomini, sia rappresentanti delle istituzioni sia le nostre forze dell'ordine, sono in prima linea nella lotta per il contrasto e la prevenzione del terrorismo jihadista" dice Gioacchino Alfano, sottosegretario di Stato alla Difesa.
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"Solidarietà al ministro del Giustizia Andrea Orlando per le minacce subìte. Si faccia subito chiarezza sugli artefici di questo gesto intimidatorio" scrive su Twitter il presidente della Commissione per le Politiche Ue Michele Bordo del Pd.
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Stesso messaggio dal presidente del gruppo misto alla Camera Pino Pisicchio "Solidarietà al bravo ministro Andrea Orlando. Prima di esprimere valutazioni sul significato di questo inquietante gesto, ed alimentare un clima di tensione, aspettiamo che gli inquirenti facciano chiarezza".
Le prime ipotesi. Secondo alcuni analisti esperti di terrorismo islamista, la modalità della minaccia sarebbe più compatibile con quella della criminalità organizzata o dei movimenti anarco-insurrezionalisti. Finora, infatti, l'Is - che si considera Stato e si comporta da tale - intimidisce gli avversari pubblicando le minacce sui format di propaganda online che siano ben visibili al mondo intero. L'arabo scritto in modo scorretto e impreciso farebbe pensare, poi, a terroristi non di lingua madre. Se davvero l'autore della minaccia fosse l'Is, sarebbe la prima volta che usa una modalità di questo genere.
Per quanto riguarda il movente, se fosse confermata la provenienza dall'Is, la minaccia al ministro della Giustizlia potrebbe essere una risposta ai decreti antiterrorism approvati a febbraio dal Governo che hanno portato in queste ultime settimane ad arresti ed espulsioni. Le norme in questione servivano per contrastare il fenomeno dei mujahiddin (i foreign fighter che si recano all'estero a combattere), il reducismo (i combattenti che tornano in Italia dai fronti di guerra), e prevedono espulsione o arresto per chi fa propaganda radicalista, reclutamento, e ogni sorta di attività logistica di fianccheggiamento alle cellule terroristiche islamiste. Comportamenti che prima dei decreti erano in qualche modo "tollerati", oggetto di controlli di intelligence, ma non perseguibili in modo efficace dalla magistratura in quanto mancavano strumenti giuridici specifici.