Politica

Unioni civili, storia di Serena: "I miei bambini? Per lo Stato io sono un'estranea"

Ha una compagna da 10 anni e con lei ha cresciuto Stefano e Alessandro. Ma per prendere i figli all'asilo o portarli dal medico ha bisogno di una delega. Vita di una famiglia arcobaleno senza la legge sulle adozioni gay

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ROMA - “Per prendere i bambini all’asilo ho bisogno di una delega, stessa storia per portarli dal pediatra, partire in vacanza è un caos di carte bollate in questura, in ospedale non mi farebbero entrare a tenere loro la mano. Perché per lo stato io non esisto, sono una perfetta estranea per Stefano e Alessandro, i nostri bambini, voluti, desiderati assieme e partoriti da Paola, il mio amore da dieci anni”.
Serena ha 49 anni, e un lavoro alla Rai, è immersa nel pranzo domenicale familiare, tra quattro nonni, zii, cugini che giocano assieme, mentre lei racconta le difficoltà quotidiane di essere l’altra mamma, quella che non ha partorito e quindi non ha diritti né doveri.
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Una lunga storia d’amore?
“Io sono sempre stata eterosessuale, fino a quando non ho incontrato Paola dieci anni fa e mi sono innamorata, della persona, ed è cambiato tutto. Siamo andate a vivere insieme, e dopo tre anni abbiamo cominciato a pensare ai figli. Per me i bambini sono sempre stati una passione ma ero troppo grande per rimanere incinta, Paola è più giovane e così dopo tre anni di tentativi sono arrivati i gemelli avuti grazie ad un donatore anonimo”.
Niente figura paterna per scelta?
“Sì. Di figure maschili ne hanno: i nonni, che li adorano, gli zii. I genitori siamo noi, che li abbiamo voluti, desiderati, sognati, che ce ne occupiamo dall’alba al tramonto.
Vi dividete compiti e ruoli?
“A turno una fa il poliziotto buono o quello cattivo, ma per il resto siamo intercambiabili, burocrazia permettendo”.
Avete avuto problemi all’asilo?
“Ho bisogno di una delega di Paola per andare a ritirare i bambini al nido, ma fortunatamente si sono mostrati aperti, mi hanno iscritto in cartella come secondo genitore”.
Come sono i rapporti le altre mamme e papà?
“Per molti siamo la prima coppia gay con cui hanno a che fare, sono incuriositi ma poi tutto si normalizza perché ci ritroviamo sugli stessi problemi: il piccolo che non dorme, che non mangia, ora per tutti è il momento topico dell’abbandono del pannolino”.
E’ stata allontanata da un ospedale?
“Sì, quando Stefano una volta su è fatto male mentre Paola lo portava in infermeria io facevo le pratiche burocratiche, poi mi hanno allontanata chiedendo della madre giusta, come se io fossi quella sbagliata. Io per loro non esistevo, non avevo diritto di restare con mio figlio. Se vado dal medico o in ospedale ho bisogno di una delega di Paola, altrimenti sono un fantasma”.
Parlava di vacanze complicate
“E’ un caos ogni volta, dobbiamo partire sempre assieme, o devo andare in questura a farmi fare dei documenti apposta”.
A che serve la legge?
“Serve quando le cose vanno bene ma anche quando ci si lascia. Se una coppia etero si separa il giudice alla peggio stabilisce gli orari di visita dei figli, se noi ci lasciassimo io non avrei alcun dovere di mantenerli e Paola nessun obbligo di farmeli vedere”.
E nella peggiore delle ipotesi?
“Se uno resta vedovo ha già un lutto terribile da elaborare, a me andrebbe ancora peggio: non solo avrei perso la donna che amo ma potrebbero portarmi via i miei figli, e loro rischierebbero di perderebbe in un solo momento tutte le loro certezze, le loro mamme, le due figure di riferimento”.
Sposarvi all’estero nell’attesa?
“No, vogliamo farlo nel nostro paese e al testamento, al lato economico del nostro amore, non ci abbiamo pensato perché ci fidiamo delle nostre famiglie, sappiano che rispetterebbero i nostri desideri. Perché come ha dimostrato anche la nostra scuola, la società è più avanti della politica”.
 
 
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