VIGGIANO (POTENZA) - "Non siamo assolutamente con questo governo, vogliamo mandarlo a casa. Abbiamo presentato una mozione di sfiducia e vogliamo che si voti il prima possibile in Senato". Così il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio (M5S) a Viggiano a margine della manifestazione sull'inchiesta sul petrolio in Basilicata, per la quale il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi ha rassegnato le dimissioni e oggi ha visto i pm della Procura di Potenza a Roma per ascoltare anche la ministra per le Riforme e per i Rapporti col Parlamento Maria Elena Boschi in qualità di persona informata dei fatti.
Tutto ruota ancora una volta intorno all'intercettazione della telefonata in cui la ministra Guidi garantiva al compagno, l'imprenditore Gianluca Gemelli, il passaggio di un emendamento alla legge di Stabilità che andava incontro ai suoi interessi imprenditoriali, citando, e coinvolgendo, anche la ministra Boschi: "Anche Maria Elena è d'accordo". Da parte sua, la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni annuncia su Facebook una mozione di sfiducia unitaria dei partiti di centrodestra contro Renzi, "perché è sua la responsabilità dell'ultimo scandalo sul petrolio che coinvolge due ministri".
Il clou della mobilitazione Cinque Stelle è prevista per domani, come annuncia Grillo su twitter:
Di Maio conferma l'ispezione al progetto Tempa Rossa a Corleto Perticara, dove è in realizzazione un centro oli della Total, al centro di uno dei filoni dell'inchiesta della Procura di Potenza. Riferendosi all'emendamento presentato dal governo per Tempa Rossa, Di Maio ha evidenziato che "è uno schema che si ripete, fanno leggi per le grandi lobby e per le grandi multinazionali: ne trae vantaggio solo qualcuno, qualche piccolo come il compagno dell'ex ministro Guidi. A pagare invece sono i cittadini e l'inquinamento ambientale: è lo stesso schema di Banca Etruria e di Mafia Capitale. Ed è per questo - ha concluso Di Maio - che se ne devono andare a casa".
SCHEDA - I TRE FILONI DELL'INCHIESTA
Parlando con i giornalisti davanti al Centro Oli dell'Eni, Di Maio ha aggiunto: "Siamo qui per far vedere a tutti gli italiani qual è la vera faccia di questo governo fossile. Questo è un governo - ha continuato - sempre pronto a fare leggi per gli amici degli amici e per le lobby. Questo non lo dico io ma lo dicono gli stessi governatori del Pd che evidentemente conoscono bene Matteo Renzi".
Ancora da Viggiano, l'altro portavoce del M5s, Alessandro Di Battista, attacca frontalmente e duramente il premier durante la manifestazione: "Questo cialtrone pensa di intimidirci querelando. Renzi querelaci tutti. Pensano di intimidire un popolo sovrano. Renzi dice che querelerà tutti quelli che dicono che il governo è immischiato nello scandalo del petrolio. Ripeto: il governo è immischiato nello scandalo del petrolio".
Nella bozza della mozione di sfiducia che il Movimento 5 Stelle depositerà in Senato si ribadisce come "la recente indagine" sveli "l'operato di un articolato e consolidato comitato d'affari" e getti, in particolare, "un'ombra sul ministro per i Rapporti col Parlamento, esplicitamente chiamato in causa dal ministro Guidi, sulla sua funzione istituzionale con riguardo alla cura e alla salvaguardia degli interessi pubblici, del principio generale di assoluta imparzialità, nonché della necessità di tutelare il rispetto delle procedure e delle leggi in tutte le forme, come espressamente previsto dalla Costituzione. Anche il solo sospetto che, attraverso la sua funzione di governo, il ministro Boschi abbia potuto influenzare l'andamento delle attività di governo nella vicenda in questione, non ne consente la permanenza nel prosieguo dell'incarico".
Mentre, prosegue il testo della mozione, sul presidente del Consiglio Matteo Renzi grava una "condotta gravemente omissiva, stante l'assenza di tempestivi provvedimenti governativi, generali ed astratti, volti a mettere in sicurezza, ex ante, il sistema Paese dagli esiti perniciosi della commistione di interessi pubblici e privati, che anzi sembra prosperare proprio negli ambiti che dovrebbero prevenirla". A carico di Renzi e del suo esecutivo, accusano i senatori M5s, si segnala " una palese responsabilità politica in vigilando".
"Con particolare riferimento al presidente del Consiglio dei ministri, che ha parimenti difeso la necessità politica del progetto Tempa Rossa e, conseguentemente, della norma che ne ha agevolato l'iter, è evidente come la responsabilità politica e amministrativa del vertice del governo non possa limitarsi a tale assunto" affermano i 5 Stelle ricordando che il premier "è il supremo rappresentante del governo stesso e deve dunque assicurare il rispetto delle leggi e delle procedure e il rispetto del principio di trasparenza degli atti e delle decisioni".
"Egli - si sottolinea nel testo della mozione - deve curare che le norme siano redatte correttamente, assicurando il giusto contemperamento tra gli interessi, a cominciare dall'interesse dei cittadini a un ambiente sano e al corretto uso dei fondi pubblici. Egli deve soprattutto assicurare che non vi siano ambiti, nell'ambito degli uffici del governo che dirige, in cui possano aver luogo manovre o trattative come quella emersa dalle indagini e dalle inchieste giornalistiche. Egli deve assicurare, infine, che le decisioni assunte non consentano alcuno spazio alle illegalità". "Da quanto emerge - conclude il documento - ciò non è avvenuto per la vicenda di cui in premessa. Si tratta quindi, quantomeno, di una responsabilità per condotta gravemente omissiva".
Ma la mozione mette nel mirino anche la responsabilità di Renzi, Boschi e in generale dell'esecutivo, in merito al referendum sulle trivelle: "Considerato, infine che, in perfetta coerenza con l'attività governativa enunciata risulta, inoltre, la palese, oltreché illecita, volontà di sabotare politicamente il referendum abrogativo del 17 aprile 2016, concernente le operazioni di estrazione, produzione e stoccaggio di idrocarburi; visto l'articolo 94 della Costituzione e visto l'articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica, esprime la propria sfiducia nel confronti del governo".
Tutto ruota ancora una volta intorno all'intercettazione della telefonata in cui la ministra Guidi garantiva al compagno, l'imprenditore Gianluca Gemelli, il passaggio di un emendamento alla legge di Stabilità che andava incontro ai suoi interessi imprenditoriali, citando, e coinvolgendo, anche la ministra Boschi: "Anche Maria Elena è d'accordo". Da parte sua, la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni annuncia su Facebook una mozione di sfiducia unitaria dei partiti di centrodestra contro Renzi, "perché è sua la responsabilità dell'ultimo scandalo sul petrolio che coinvolge due ministri".
Il clou della mobilitazione Cinque Stelle è prevista per domani, come annuncia Grillo su twitter:
Di Maio conferma l'ispezione al progetto Tempa Rossa a Corleto Perticara, dove è in realizzazione un centro oli della Total, al centro di uno dei filoni dell'inchiesta della Procura di Potenza. Riferendosi all'emendamento presentato dal governo per Tempa Rossa, Di Maio ha evidenziato che "è uno schema che si ripete, fanno leggi per le grandi lobby e per le grandi multinazionali: ne trae vantaggio solo qualcuno, qualche piccolo come il compagno dell'ex ministro Guidi. A pagare invece sono i cittadini e l'inquinamento ambientale: è lo stesso schema di Banca Etruria e di Mafia Capitale. Ed è per questo - ha concluso Di Maio - che se ne devono andare a casa".
SCHEDA - I TRE FILONI DELL'INCHIESTA
Parlando con i giornalisti davanti al Centro Oli dell'Eni, Di Maio ha aggiunto: "Siamo qui per far vedere a tutti gli italiani qual è la vera faccia di questo governo fossile. Questo è un governo - ha continuato - sempre pronto a fare leggi per gli amici degli amici e per le lobby. Questo non lo dico io ma lo dicono gli stessi governatori del Pd che evidentemente conoscono bene Matteo Renzi".
Ancora da Viggiano, l'altro portavoce del M5s, Alessandro Di Battista, attacca frontalmente e duramente il premier durante la manifestazione: "Questo cialtrone pensa di intimidirci querelando. Renzi querelaci tutti. Pensano di intimidire un popolo sovrano. Renzi dice che querelerà tutti quelli che dicono che il governo è immischiato nello scandalo del petrolio. Ripeto: il governo è immischiato nello scandalo del petrolio".
Nella bozza della mozione di sfiducia che il Movimento 5 Stelle depositerà in Senato si ribadisce come "la recente indagine" sveli "l'operato di un articolato e consolidato comitato d'affari" e getti, in particolare, "un'ombra sul ministro per i Rapporti col Parlamento, esplicitamente chiamato in causa dal ministro Guidi, sulla sua funzione istituzionale con riguardo alla cura e alla salvaguardia degli interessi pubblici, del principio generale di assoluta imparzialità, nonché della necessità di tutelare il rispetto delle procedure e delle leggi in tutte le forme, come espressamente previsto dalla Costituzione. Anche il solo sospetto che, attraverso la sua funzione di governo, il ministro Boschi abbia potuto influenzare l'andamento delle attività di governo nella vicenda in questione, non ne consente la permanenza nel prosieguo dell'incarico".
Mentre, prosegue il testo della mozione, sul presidente del Consiglio Matteo Renzi grava una "condotta gravemente omissiva, stante l'assenza di tempestivi provvedimenti governativi, generali ed astratti, volti a mettere in sicurezza, ex ante, il sistema Paese dagli esiti perniciosi della commistione di interessi pubblici e privati, che anzi sembra prosperare proprio negli ambiti che dovrebbero prevenirla". A carico di Renzi e del suo esecutivo, accusano i senatori M5s, si segnala " una palese responsabilità politica in vigilando".
"Con particolare riferimento al presidente del Consiglio dei ministri, che ha parimenti difeso la necessità politica del progetto Tempa Rossa e, conseguentemente, della norma che ne ha agevolato l'iter, è evidente come la responsabilità politica e amministrativa del vertice del governo non possa limitarsi a tale assunto" affermano i 5 Stelle ricordando che il premier "è il supremo rappresentante del governo stesso e deve dunque assicurare il rispetto delle leggi e delle procedure e il rispetto del principio di trasparenza degli atti e delle decisioni".
"Egli - si sottolinea nel testo della mozione - deve curare che le norme siano redatte correttamente, assicurando il giusto contemperamento tra gli interessi, a cominciare dall'interesse dei cittadini a un ambiente sano e al corretto uso dei fondi pubblici. Egli deve soprattutto assicurare che non vi siano ambiti, nell'ambito degli uffici del governo che dirige, in cui possano aver luogo manovre o trattative come quella emersa dalle indagini e dalle inchieste giornalistiche. Egli deve assicurare, infine, che le decisioni assunte non consentano alcuno spazio alle illegalità". "Da quanto emerge - conclude il documento - ciò non è avvenuto per la vicenda di cui in premessa. Si tratta quindi, quantomeno, di una responsabilità per condotta gravemente omissiva".
Ma la mozione mette nel mirino anche la responsabilità di Renzi, Boschi e in generale dell'esecutivo, in merito al referendum sulle trivelle: "Considerato, infine che, in perfetta coerenza con l'attività governativa enunciata risulta, inoltre, la palese, oltreché illecita, volontà di sabotare politicamente il referendum abrogativo del 17 aprile 2016, concernente le operazioni di estrazione, produzione e stoccaggio di idrocarburi; visto l'articolo 94 della Costituzione e visto l'articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica, esprime la propria sfiducia nel confronti del governo".