Politica

Riforme, opposizioni unite per le firme del referendum. Renzi: "Vinceremo. Non deve essere un plebiscito"

La raccolta comincerà appena il testo sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Il premier conferma: "Sono pronto a lasciare in caso di sconfitta"

1 minuti di lettura
ROMA - Un primo passo delle opposizioni nella battaglia per il referendum sulle riforme. Lega, Forza Italia e Cinque Stelle marceranno compatte per bocciare il ddl Boschi e "mandare a casa" il governo Renzi. La prima prova è quella della raccolta firme, per cui è scattata una collaborazione trasversale. Un'iniziativa che si concretizzerà non appena si potrà depositare il quesito referendario. A coordinarla è il capogruppo di Sinistra italiana, Arturo Scotto. "E' igiene istituzionale - dice Scotto - che siano le opposizioni per prime a chiedere il referendum, è un diritto ma anche un dovere delle opposizioni farlo. Il referendum non è un qualcosa che ci consente Renzi". Il premier infatti ha già da mesi annunciato la volontà di sottoporre comunque la riforma al vaglio della consultazione popolare. Un'intesa - quella delle opposizioni - confermata anche dal capogruppo forzista, Renato Brunetta: "C'è un accordo tra tutti i gruppi parlamentari d'opposizione per raccogliere insieme le firme. Lo faremo appena il testo verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale". L'obiettivo è di ottenere la sottoscrizione della richiesta di referendum da parte di almeno un quinto del parlamento, ovvero 126 deputati o 64 senatori, come richiesto dall'art.138 della Carta per sottoporre a referendum le riforme costituzionali non approvate in parlamento con la maggioranza dei due terzi in seconda lettura. Una battaglia che Matteo Renzi si dice sicuro di superare con successo: "Credo che abbiamo i numeri per vincere a ottobre", dice in diretta streaming durante l'appuntamento di "Matteo risponde". Poi conferma: "Se il quesito si trasforma in un plebiscito su di me, anche se così non dovrebbe essere, sono pronto ad accettarne le conseguenze e se perdo vado a casa". Il premier fa anche capire il leit motiv di quella che potrà essere la sua campagna per il sì: "Del governo potete parlar male, di me potete parlar male ma la prima riforma è smettere di parlar male dell'Italia. La lotta politica non può arrivare a prendere in ostaggio il Paese e le prospettive del Paese".
I commenti dei lettori