Trinitapoli, Andriano dopo il video: "Mi hanno insultato in diretta"
di GIULIANO FOSCHINI
Durante l'incontro in streaming sul canale dei partiti di Facebook, insulta la candidataTarantino e brandisce una sedia come un'arma: "Mi ha chiamato Vidocq"
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TRINITAPOLI - "Sono comunista e analfabeta. Ma ho passato una vita a difendere le braccianti. Non sono un nemico delle donne ma ai miei tempi si litigava nei partiti e le cose non ne uscivano. Che ne sapevo io che streaming significasse diretta...".
E' stato dunque un testa coda del tempo, un cortocircuito tra come si faceva prima e come si fa adesso, a rendere il "compagno" Antonio Tonino Andriano il politico più famoso d'Italia delle ultime 48 ore: 13 mila abitanti Trinitapoli, il suo paese, e 300 mila visualizzazioni in poche ore di quel video nel quale, giubbotto rosso e cappello calato in testa, durante una riunione politica del centrosinistra per scegliere il candidato sindaco, Andriano comincia a insultare la candidata Anna Maria Tarantino e poi a brandire una sedia come un'arma. L'incontro andava in diretta Facebook sul canale dei partiti e la cosa ci ha messo poco a diventare un cult.
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Andriano, non si fa. "Ed è vero, infatti ho chiesto scusa e lo chiedo ancora. Però, mi hanno provocato". Spiega il senatore Arcangelo Sannicandro, di Sel, che in questa partita di Andriano è avversario: lui appoggia come sindaco di Trinitapoli Tarantino, che ha attorno a sè il Partito democratico Sel e i Comunisti italiani, mentre Andriano è sostenitore di Lillino Bariscianno, ex primo cittadino, ora di nuovo in pista alla guida di una lista civica "Movimenti dei cavalli" (si chiama proprio così).
"Alle scorse elezioni - dice il Senatore - il centrosinistra è andato spaccato a Trinitapoli e, incredibilmente, ha permesso alle destre di vincere. Questa è terra di braccianti, la sinistra ha una sua storia. Non possiamo permettere ancora questo scempio. Ma per vincere bisogna andare uniti e questi proprio non lo capiscono". Dice Tarantino: "Avevamo organizzato lo streaming proprio per spiegare ai cittadini cosa stesse accadendo. Tutto era trasparente. Tutto". Ribatte Bariscianno: "Tutti si sono resi conto di che proposte assurde ci hanno presentato". Assicura Sannicandro: "Tutti hanno sentito con che interlocutori siamo stati costretti a confrontarci".
Andriani, e lei? "Io ascoltavo. "Stai in silenzio", mi dicevo. E mi sono sforzato perché dicevano quelli un sacco di cavolate. Poi...". Poi? "Poi quell'insulto". Scusi quale? "Quello". Quale? "Vidocq". "Vidocq - dicono le enciclopedie in rete - è un personaggio ralmente esistito nella Parigi napoleonica dell'800. Fu un investigatore, criminale e avventuriero al tempo stesso. Una film e due serie televisive francesi negli anni Sessanta lo hanno reso un celebre personaggio televisivo in Italia".
Vidocq? "Lo chiamavano così perché portava le stesse basette - spiega Bariscianno -. Ma quel soprannome non gli è mai piaciuto". "Per niente" dice Andriani. "E loro lo sanno: e allora provocano: prima nei comizi e poi in quell'incontro. Guardate le immagini: stavo zitto in un angolo, poi la Tarantino mi chiama Vidocq e io mi infurio". Ma è un modo di dire. "Lo so ho sbagliato. Chiedo scusa. Però io ho fatto le lotte bracciantili nel '73, io sono stato arrestato durante una protesta perché un padrone mi accusò di tentato omicidio. Per salvare i compagni e le compagne che erano costretto a lavorare feci una manovra azzardata con la macchina e il padrone sostenne volessi metterlo sotto. Fu un processo lunghissimo".
Andriani però ha insultato la candidata. "Mi ha chiamato Vidocq". Suvvia. "Sono bisnonno, ma non rinuncerò mai alla politica". Era in diretta streaming. "Da quand'è che la politica si fa così? Chessò ste cavolate? Se avessero registrato le trattative quando difendevo i braccianti stavamo ancora ai tempi di Di Vittorio". Ha brandito una sedia. "Per difendermi. Guardate il video: sono stato io ad essere aggredito dal segretario del partito comunista, braccio destro della Tarantino, che per primo mi minaccia di lanciarmi una sedia. Chi fa le scuse a me?".
Lo faccia anche lei: "Già fatto, mi scuso". Andrete insieme alle elezioni? "Non penso". Dica una cosa accomodante: "In quel processo per difendere i braccianti fui poi assolto: eccesso di legittima di difesa disse il giudice. Ho commesso lo stesso errore oggi: eccesso di legittima di difesa. Ma ricordatevi, che nelle campagne così come nei computer, una battaglia giusta non può essere mai un reato".