Lodi, Pd porta arresto di Uggetti al Csm. Togati di Area e Anm insorgono
Il componente laico dem Giuseppe Fanfani preannuncia la richiesta di verifica sulla legittimità dell'uso delle manette ai polsi del sindaco, poi fa marcia indietro: "Non allo stato" dei fatti. Renzi: "Nessun complotto, invitiamo magistrati a indagare". M5s: "Oltre qualsiasi decenza istituzionale"
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ROMA - Finisce al Csm il caso del sindaco di Lodi, Simone Uggetti (Pd), arrestato ieri per turbativa d'asta. Il membro laico del Partito democratico Giuseppe Fanfani, definendo le misure adottate nei confronti del sindaco di Lodi "ingiustificate e comunque eccessive", prima fa sapere di essere intenzionato a chiedere l'apertura di una pratica in I Commissione per verificare "la legittimità dei comportamenti tenuti e dei provvedimenti adottati" dalla magistratura. Poi, nel tardo pomeriggio, precisa che "allo stato" quella richiesta non sarà avanzata, "a meno che non emergano altri fatti".
Ma intanto sette consiglieri del Csm vicini ad Area sono ormai insorti: "Parole inaccettabili". E poche ore più tardi, prima della precisazione di Fanfani, la Giunta Esecutiva Centrale dell'Associazione Nazionale Magistrati fa sapere in una nota di ritenere "le dichiarazioni rese oggi dal membro laico del Csm Giuseppe Fanfani un'indebita interferenza nel procedimento in corso presso gli uffici giudiziari di Lodi".
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, durante l'appuntamento social #matteorisponde, a proposito del caso Lodi afferma che "il Pd non grida al complotto, nel modo più assoluto. Il Pd dice ai magistrati: prego andate avanti, noi invitiamo i magistrati a indagare, siamo perché si debbano aiutare a svolgere le indagini nella più ampia libertà". In precedenza, dopo il question time alla Camera, il premier non aveva commentato l'iniziativa di Fanfani: "Il governo non commenta il Csm. La mia posizione non è mai cambiata: noi rispettiamo le iniziative dei magistrati, speriamo arrivino a sentenza presto".
In una nota Fanfani spiega il senso della sua iniziativa. Premette di non essere mai intervenuto nel merito di provvedimenti giudiziari e di avere sempre avuto "grande stima" di tutti i magistrati che hanno combattuto la corruzione e il malaffare. "Devo però dire - aggiunge - che il provvedimento cautelare nei confronti del sindaco di Lodi, da quello che si apprende dalla stampa, mi pare ingiustificato e comunque eccessivo, forse figlio di un clima di tensione che non fa bene nè alla giurisdizione nè ai rapporti interistituzionali".
E ancora, sottolinea Fanfani, "non ho mai visto, in 40 e più anni di attività di penalista, incarcerare alcuno per un reato come la turbativa d'asta, soprattutto quando l'interesse dedotto è quello di una migliore gestione di una piscina comunale. Non mi pare che fossero necessari provvedimenti di cautela, ma se proprio lo si riteneva bastavano provvedimenti interdittivi e non certo coercitivi. Il carcere poi mi pare del tutto fuor di luogo, frutto di una non equilibrata valutazione del caso".
Fanfani quindi conclude riservandosi di valutare gli atti che arriveranno al Csm e di "chiedere l'apertura di una pratica per verificare la legittimità dei comportamenti tenuti e dei provvedimenti adottati nel caso di specie".
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Passano pochi minuti e scoppia il caso. Contro Fanfani insorgono i togati del Csm di Area: "Parole inaccettabili, sono un'indebita interferenza sull'autonomia e la serenità dei magistrati". E aggiungono, in una nota, i magistrati ritenuti più vicini alla sinistra: "La definizione di 'arresto ingiustificato e comunque eccessivo' da parte del consigliere Fanfani, senza peraltro conoscere i contenuti della indagine e sulla base delle notizie di stampa, per di più adombrando possibili interventi dello stesso Csm, rischia di delegittimare l'impegno nella trattazione di un delicato procedimento per la natura delle incolpazioni e la qualità dei soggetti coinvolti". In calce, la firma dei consiglieri Piergiorgio Morosini, Nicola Clivio, Valerio Fracassi, Antonio Ardituro, Lucio Aschettino, Ercole Aprile e Fabio Napoleone.
Clima teso, intorno alle vicende di Lodi, in cui si inseriscono i membri M5s delle commissioni giustizia di Camera e Senato: "Invece di processare i politici corrotti, si vogliono processare i pm che scoprono i reati. Fanfani, esponente laico del Csm nonchè esponente del Partito Democratico...si lamenta che la misura del carcere è eccessiva...siamo oltre qualsiasi decenza istituzionale...Ma non c'è molto da aspettarsi da chi va a braccetto con Alfano e Verdini, da chi ha ben 102 indagati tra i suoi membri di partito".