Politica

Procura di Milano, è scontro al Csm. Legnini vuole votare giovedì

Da sei mesi l'ufficio del capoluogo lombardo è senza capo. Tre in lizza: Greco, Nobili e Melillo. Ma il partito del rinvio è sempre forte

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ROMA - 16 novembre 2015. 16 maggio 2016. Sono passati ben 181 giorni. Nei quali la procura di Milano, cioè l'ufficio giudiziario più noto d'Italia e spesso strategico per le sue inchieste, è rimasto senza un capo. Il 16 novembre 2015 è andato in pensione l'ex procuratore Edmondo Bruti Liberati, senza fruire, come avrebbe potuto, della proroga di un anno. In questi sei mesi il Csm non è ancora riuscito a scegliere il nuovo procuratore. Dopo 181 giorni è ancora scontro, stavolta tra il vice presidente Giovanni Legnini, che vuole il procuratore prima delle elezioni amministrative e alcuni dei relatori che invece prendono ancora tempo. Solo il 15 aprile la commissione per gli incarichi direttivi si è spaccata su tre candidati, Francesco Greco, l'attuale procuratore aggiunto che segue la criminalità economica, Alberto Nobili, altro aggiunto esperto di criminalità, Gianni Melillo, attuale capo di gabinetto del Guardasigilli Andrea Orlando, ex procuratore aggiunto a Napoli.
 
TEMPI BIBLICI
Proprio così, servono tempi biblici al Consiglio per scegliere i capi degli uffici. E non mancano gli scontri furibondi. L'ultimo in queste ore, con Legnini intenzionato a far nominare il procuratore prima del voto del 5 giugno. Soprattutto perché si sceglie anche il sindaco di Milano ed è del tutto evidente quanto sia inopportuno attendere l'esito per designare chi guiderà la procura. Legnini ha posto anche un aut aut: si voti giovedì 19, ultima data utile per evitare il rinvio a giugno.
 
LA BUROCRAZIA DEL CSM
Facile a chiedersi, ma a quanto pare quasi impossibile da realizzare. Alla richiesta di Legnini hanno reagito nervosamente due dei tre relatori della pratica. Eh già, perché la burocrazia nel Csm è complessa. Sembra fatta apposta per allungare i tempi anziché accorciarli. Perché, dopo il primo voto in commissione, sui tre magistrati selezionati - tra quelli esclusi c'è il noto pm Ilda Boccassini - è necessario scrivere un profilo da presentare al ministro della Giustizia che, per prassi, deve dare il suo giudizio, in gergo si chiama "concerto", sulla idoneità. Di solito, nel caso di più contendenti, il ministro dà il "concerto" per tutti. In realtà non si capisce perché il Guardasigilli debba esprimere una valutazione sui concorrenti, visto che il suo ruolo è del tutto marginale rispetto alla scelta. In questo caso poi Orlando dovrà dare il "concerto" anche per il suo collaboratore più stretto, cioè Melillo, il che potrebbe presentare qualche elemento di imbarazzo.
 
PROCEDURA BIZANTINA
Legnini preme da tempo per fare presto. Prima se l'è presa con il Consiglio giudiziario di Milano, che ha impiegato quasi tre mesi per mandare i profili dei candidati. Adesso  è in collera con i suoi stessi consiglieri. I tre pareri sono affidati a Paola Balducci, laica indicata da Sel, per Greco; a Elisabetta Alberti Casellati, laica di Forza Italia per Melillo, e relatrice di tutta la pratica su Milano; a Claudio Galoppi, togato di Magistratura indipendente, per Nobili. Balducci ha finito e il parere su Greco è pronto. Ma non lo sono altrettanto Casellati e Galoppi. Casellati ha protestato: "Il parere su Melillo mi è appena arrivato. Devo rivederlo. Ho bisogno di tempo" avrebbe detto a Legnini.
 
L'APPALTO DEI PARERI
Eh già, perché non si finisce mai di scoprire quanto è complessa (per non dire assurda) la burocrazia del Csm. Sommerso dalle nomine per via del taglio di 5 anni dell'età pensionabile - oltre 300 nuovi capi da scegliere - il Csm è stato costretto ad "appaltare" all'esterno i pareri sui magistrati. Li scrivono altri magistrati che sono pagati per farlo. Quindi quando i pareri - nel nostro caso su Nobili e Melillo - arrivano al Csm dal magistrato che li ha avuti in "appalto" vanno vagliati, quindi rivisti, magari riscritti. Casellati e Galoppi chiedono più tempo per questo, anche se le "voci di dentro" del Csm dicono che il vero obiettivo è prendere ancora tempo per evitare che la spunti Francesco Greco sugli altri candidati.
 
IL BILANCINO POLITICO
L'indiscrezione che arriva da "Radio Csm" - espressione odiata da Casellati che dice "poi non so con chi prendermela...", suona così: "Se vince Sala allora non si può nominare anche un procuratore di sinistra come Greco". In realtà, nella competition per Milano, nessuna toga è di destra, neppure Nobili e Melillo. Fatto sta che, per questa ragione, i fautori del rinvio e dei tempi lunghi chiedono ancora altri giorni.
 
PROCURATORE A GIUGNO
Se salta l'appuntamento di giovedì suggerito da Legnini, il rinvio a giugno diventa praticamente obbligato. La prossima settimana è quella cosiddetta "bianca", al Csm non ci sono lavori. In quella successiva molti consiglieri sono fuori per impegni già fissati da tempo, e poiché la scelta dei vincitore è sul filo di lana, ovviamente tutti vogliono essere presenti. Non resta che la settimana a ridosso del voto. Ma, con tutto il rispetto per l'affaticamento dei consiglieri del Csm, forse per una volta la settimana bianca potrebbe essere soppressa e si potrebbe votare la prossima. Senza contare che sfugge al cittadino medio l'esigenza di scrivere dei pareri sui singoli candidati che si perdono in pagine e pagine (e costano pure perché vengono pagati a chi li scrive), mentre ne potrebbero bastare una decina. Un profilo sintetico, che raccoglie i fatti essenziali della biografia giudiziaria di ciascun concorrente. Così, magari, si farebbe anche più in fretta e il Csm risparmierebbe pure dei soldi.
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