Referendum, la battaglia del Pantheon: Dossetti ultimo arruolato, ma per il No
Giovanna Casadio
Berlinguer, Ingrao, Iotti per il Sì, ora don Giuseppe tra i cattolici del No. La campagna con i grandi del passato
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Roma. E ora nel Pantheon del referendum costituzionale entra anche don Giuseppe Dossetti. Nella battaglia a colpi di padri della patria - dopo Enrico Berlinguer, Pietro Ingrao e Nilde Iotti - a schierare l'intellettuale, teologo e costituente, che si fece monaco, sono i cattolici del No. Raniero La Valle, a capo dei comitati per la Costituzione che proprio don Giuseppe volle nel 1994, due anni prima della morte, è un convinto sostenitore del No alla riforma che modifica la Costituzione e che Renzi ha voluto. Ha scritto sul suo blog le ragioni dell'altolà a quello che giudica uno stravolgimento della Carta.
Ma nel campo ampio degli eredi di Dossetti si scatenano le proteste, i distinguo e i dissensi. Primo fra tutti quello di Pierluigi Castagnetti, allievo e amico di don Giuseppe, ex Dc e fondatore del Partito Popolare, ulivista convinto, dem schierato per il Sì alla riforma della seconda parte della Costituzione che abolisce il Senato così com'è e segna la fine del bicameralismo paritario, ovvero del passaggio delle leggi in entrambe le Camere prima del via libera . A Castagnetti è stato offerto da Renzi il ruolo di portavoce del Comitatone del Sì. Incarico rifiutato, proprio per evitare che si adoperasse il nome di don Dossetti. "Per favore impegniamoci tutti a non tirare in ballo don Giuseppe. E' il minimo che gli debbano, almeno i suoi amici", ha commentato Castagnetti.
Nel Pantheon del referendum
Il Sì vuole che si tengano giù le mani dal prete costituente, che - ricorda Castagnetti come del resto ha fatto anche Giorgio Napolitano - si pronunciò in più occasioni contro il bicameralismo. Nel discorso di Cavriago, piccolo comune emiliano, Dossetti spiegò come il gruppo dei giovani nell'Assemblea costituente si era concentrato sulla prima parte della Carta e i principi fondamentali, mentre i più anziani avevano affrontato l'architettura istituzionale della Repubblica. "E l'avevano riempita di lacci e lacciuoli", rievoca sempre Castagnetti. Si tiene fuori dalla contesa Maria Dossetti, giurista, nipote di don Giuseppe. "Non ho ancora deciso come schierarmi". Anche lei vorrebbe non si coinvolgesse lo zio dallo scontro.
I familiari in genere non apprezzano. Bianca Berlinguer la figlia di Enrico, è dovuta intervenire per stoppare l'arruolamento del padre nel campo del Sì fatto da Renzi in persona. "Berlinguer è per il monocameralismo" , aveva detto il premier. Alt quindi a legare lo storico segretario del Pci e il Sì. Famiglia divisa però, dal momento che Luigi Berlinguer, cugino di Enrico, è in campo per il Sì.
Spaccatura in casa Ingrao. Una delle figlie, Celeste ha scritto su Facebook un duro post contro i manifesti che circolano sui social in cui compare l'immagine del dirigente comunista su cui compare un grande Sì. "E' una grave mancanza di rispetto verso chi non c'è più", attacca Celeste Ingrao aggiungendo che lei voterà No alla "pseudoriforma renziana della Costituzione". Oggi però sull'unità, l'altra figlia di Pietro, Renata Ingrao prende un'altra posizione: "Io sono per il Sì - scrive sull'Unità - l'ho scritto su un mio post su Facebook, ritengo che la storia politica di mio padre andrebbe tenuta fuori".
Invece dentro il Pantheon c'è pure Nilde Iotti: è al convegno di Piombino per il 2 giugno, a cui parteciperà anche lo storico portavoce della leader comunista ex presidente della Camera, Giorgio Frasca Polara, che la ministra Maria Elena Boschi rilancerà le ragioni del Sì alla fine del bicameralismo. Ironie della sinistra dem. Bersani suggerisce ai renziani di farsi fotografare con una immagine di Lenin: "Cosa è più monocamerale del soviet..."