Politica

Renzi: "Se passa il referendum un politico su tre va a casa"

Matteo Renzi al Future Makers 2016 (ansa)
Il premier ospite a Milano della manifestazione "The Future Makers 2016" ha incontrato 100 studenti tra i 23 e i 26 anni. "Non ci meritiamo il parlamento più numeroso e costoso del mondo". E sulla sua esperienza politica ha ribadito che durerà fino al 2023: "Se non mi mandano via prima"
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"Se vinciamo il referendum un politico su tre va a casa, per questo sono tutti contro di me". Matteo Renzi è tornato ancora una volta sul referendum sulle riforme costituzionali. Ospite a Milano della manifestazione "The Future Makers 2016", dove ha incontrato 100 studenti tra i 23 e i 26 anni selezionati dal Boston Consulting group, il presidente del Consiglio ha definito "normale" il fatto che i politici spingano per far votare "no" alla consultazione di ottobre. E ha ricordato che in caso di vittoria del Sì ha "davanti alcuni anni per cambiare il Paese". E ha aggiunto: "Se i cittadini vogliono il ping pong istituzionale tra Camera e Senato non c'è problema, se lo tengano. Ma chi vuole un sistema più semplice può votare Sì al referendum". Un messaggio che poi, davanti agli agricoltori della Coldiretti, diventerà ancora più esplicito ricordando il numero che considera "ridicolo" di 945 parlamentari in Italia, "è il numero più alto e costoso del mondo, non ci meritiamo questo. Ma dovete darmi una mano - ha aggiunto -. Poi se la prossima volta volete mandarmi a casa, va bene, si chiama democrazia".

Renzi, davanti agli studenti del Boston Consulting group ha anche parlato del Jobs Act "una delle leggi fondamentali" fatte dal suo governo: "Noi stiamo facendo una serie di riforme per rendere il Paese più veloce, io dico anche più giusto, che vanno dal Jobs act alla riforma della scuola cercando di inserire più merito e più talento, ai diritti civili. La nostra parte la stiamo facendo, ma è necessario che la faccia anche la classe dirigente, non solo in politica ma anche in economia", ha aggiunto il premier che ha poi fatto i complimenti al sottosegretario allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, artefice dell'accordo raggiunto al Mise nella notte sulla vertenza Almaviva. "E' un fatto bello e positivo anche se domani qualcuno dirà che non basta".

Rispondendo alle domande dei ragazzi il presidente del Consiglio ha poi affermato che con il turismo e con la cultura "si è persa un'occasione" ma che si tratta di un "settore su cui scommettere, giocando la partita in modo diverso". Di sicuro, ha sottolineato, "c'è bisogno di una grande scommessa sulla comunicazione del Paese" ovvero, ha spiegato, sul modo in cui si parla dell'Italia.

"Come abbiamo raccontato il Sud?", si è chiesto il presidente del Consigli. La risposta è amara:"solo con un elenco di cose negative, che ci sono in parte, ma non posso raccontare solo il negativo". "Ho scelto di fare il G7 in Sicilia perché, appena arrivato al governo, un leader non ha voluto fare il bilaterale con me a Palermo perché in Sicilia c'è la mafia". Per questo Renzi ha deciso che "il G7 lo facciamo a Taormina e vedrai cosa scoprono". Per il premier "c'è bisogno di una grande scommessa sulla comunicazione e sul racconto del Paese. Se siete direttori di un'azienda e dite che il vostro negozio fa schifo io spero vi licenzino. L'Italia a volte è stata questo. È come se una parte della classe dirigente del Paese abbia avuto il senso di vergogna nei confronti dell'Italia".

"La classe politica deve smettere di sparare addosso al Paese", ha aggiunto il presidente del Consiglio. Secondo Renzi, "in passato abbiamo avuto una classe politica che per fare la 'figa' parlava male dell'Italia. E invece bisogna amare l'Italia e gli italiani a prescindere se siano di destra o di sinistra". Perché "se sei un politico e non ami il tuo Paese, non sei credibile".

"L'Italia ha alcune eccellenze che ha letteralmente buttato via negli ultimi vent'anni - ha poi aggiunto - Le occasioni che abbiamo perduto sono una cosa allucinante. Mentre il mondo andava a una velocità supersonica noi parlavamo sempre delle stesse cose: il bicameralismo, la riforma del mercato del lavoro. Noi poi le cose le abbiamo fatte".

Poi, rispondendo a una domanda su come sopportasse la pressione legata al suo ruolo, ha parlato anche del suo carattere: "C'è chi la chiama arroganza, chi consapevolezza. Ma l'unico modo di resistere alla pressione è avere una direzione e proseguire", ha detto il premier che ha rivelato: "Mi sono dato una regola: non consentire mai a un giornalista di cambiarmi l'umore nel corso della giornata", ha spiegato, "naturalmente questo è un problema, perché è un atteggiamento tacciabile di arroganza. È vero, lo ammetto, è un limite che ho". E ha poi aggiunto: "Se dovessi farmi un'idea su di me dai giornali avrei dei dubbi se votarmi o meno. Ma alla lunga quello che sei viene fuori. E la mia esperienza politica ha una data di scadenza: al massimo febbraio 2023. Ci siamo dati la regola anglosassone dei due mandati e a casa, se non ti mandano a casa prima".

"Uno dei temi su cui dobbiamo essere leader da qui a 20 anni è la sanità", ha risposto il premier ad un'altra domanda posta da uno dei giovani in sala. "Noi vivremo più a lungo - ha proseguito - il punto è come. Come tenere insieme qualità della vita e innovazione nella gestione dei soldi per la sanità. Ogni anno la spesa per la sanità cresce di un miliardo, ma deve cambiare il modello".

"La storia dei cervelli all'estero è la più grande presa in giro degli ultimi 20 anni di storytelling di questo Paese. La storia che si va all'estero se si è bravi e si rimane in Italia se si è cretini che discorso è? Nel mondo che cambia è normale che ci fa ricerca faccia un periodo all'estero. Il mio compito non è bloccare chi va all'estero, il mio compito è creare un ambiente vivo in cui se torni ti trovi bene, e magari riusciamo ad attrarre intelligenze di altri Paesi", ha detto il premier. "Dalla scuola italiana escono ragazzi di livello, dobbiamo continuare a investire nel capitale umano", ha sottolineato Renzi.

"L'alternanza scuola-lavoro in Italia sta iniziando adesso, va valorizzata, partendo anche dall'educazione classica", ha detto il premier rivelando di essersi laureato "senza fare un'ora di inglese. Questo è un problema enorme che stiamo cambiando. Ma la formazione classica, il latino e il greco in particolare, sono una cosa bellissima perché ti aprono la mente".

Renzi è anche tornato sulla vicenda che lo ha portato alla presidenza del Consiglio: "Altro che golpe di Palazzo. E' la più grande menzogna di questa legislatura". Non c'è stato nessun piano preordinato, ha spiegato Renzi che ha ricordato come, da sindaco di Firenze, avesse già fatto l'elenco delle inaugurazioni da fare. "Nardella ha fatto un anno di inaugurazioni", ha ricordato ora con il sorriso. Di fronte al fatto che il governo Letta "per vari motivi" non riusciva a fare le riforme, "il presidente della Repubblica ha detto 'va bene, tocca a Renzi. Queste sono le cose da fare". Agli studenti il premier ha raccontato: "Se volete vi faccio uno story telling per cui io rappresento una nuova generazione che ha preso per mano il Paese... Ma la lettura vera, quando me l'hanno detto, è stata 'giù giù, proviamo anche questo'", ha ricordato, parlando del timore che provò di fronte all'investitura.

Il premier ha raccontato che "l'elemento di forza è stato arrivare in un momento di crisi talmente profonda da dover essere in condizione di dire 'ora si cambia davvero'. L'alternativa era la palude si è tentata la carta di quello che faceva il sindaco e che provava a scardinare il sistema". Dalla sua 'avventura' Renzi ha tratto un consiglio da dare agli studenti: "Se c'è una cosa bella nell'esperienza del nostro governo, nel fatto che siamo andati a prenderci il Palazzo è che non lo abbiamo chiesto a nessuno. Se lo avessi chiesto - ha aggiunto - non mi avrebbero consentito niente. Se fossi stato un pollo di batteria, oggi non sarei qui".
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