Politica

Riforme, si riaccende il dibattito. Berlusconi: "Con l'Italicum vince il M5s"

Opposizioni all'attacco della legge elettorale e del referendum costituzionale di ottobre. Napolitano: "Mi ci sono rotto la testa per 9 anni"

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ROMA - All’indomani della direzione Pd, si riapre il dibattito sulle riforme costituzionali e sull’Italicum. Ieri il premier-segretario Matteo Renzi ha di fatto blindato il referendum di ottobre e l’Italicum. Ma le opposizioni vanno all’attacco. A cominciare da Forza Italia, con il leader Silvio Berlusconi che, appena dimesso dall’ospedale San Raffaele di Milano dopo il ricovero per un intervento al cuore, ha rilasciato una dichiarazione: "La situazione politica italiana è passata dal bipolarismo a un tripolarismo che io vedo molto pericoloso e dove non ci sono leader a cui poter affidare il nostro destino". Secondo il Cavaliere "il sistema congiunto della legge elettorale e della riforma costituzionale potrebbero portare a un governo dei Cinque Stelle, come si è visto nelle recenti elezioni comunali dove il M5s ha vinto 29 volte su 30. Il sistema è fatto in modo tale che questo sarebbe il risultato sicuro delle prossime elezioni nazionali".
 
Sinistra italiana si mostra invece critica sulla proposta avanzata ieri in direzione Pd dal ministro Dario Franceschini di rivedere l'Italicum per "dare spazio alle coalizioni". Per Alfredo D'Attorre dell'esecutivo nazionale di Si "l'introduzione del premio di coalizione sarebbe una falsa soluzione. Chi, come noi, ha avversato le politiche del governo sui temi economico-sociali fondamentali non si alleerebbe certo con Renzi solo perché viene introdotto il premio alla coalizione. Al massimo il Pd renziano potrebbe allearsi con Alfano e Verdini, ma dubito che questo lo aiuterebbe in un eventuale ballottaggio con il M5S. Realisticamente l'unica possibilità di ricostruire un polo progressista passa per la sconfitta del renzismo nel referendum costituzionale di ottobre".

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Nella discussione interviene anche il presidente emerito Giorgio Napolitano, che torna a spendere la sua autorità e ricorda: "Con questa riforma della seconda parte della Costituzione io mi sono rotto la testa per questi nove anni da Presidente della Repubblica" e ammonisce che al Quirinale, su quel dossier, ricevette "dalle forze politiche perfino giuramenti" che l'avrebbero approvata. Sottolinea, inoltre, che il suo bis al Colle fu "al solo scopo di fare le riforme", ed entra nel merito per osservare che "al di là dei perfezionismi che, dicono qua e là alcuni professori dovrebbero essere apportati al testo, ritengo che sia legittimo e auspicabile, e io me lo auguro fortemente, che la grande maggioranza dei cittadini non faccia ancora una volta finire nel nulla gli sforzi messi in atto in due anni in Parlamento".

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Anche il ministro Maria Elena Boschi ribadisce che "di fronte a una scelta così importante troverei singolare", soprattutto per chi fa parte del mondo del lavoro e dell'impresa, "stare alla finestra. I liberi pensatori sono tutti contro le riforme e invece bisogna avere il coraggio di esporsi per un'idea diversa, ciò è molto apprezzabile, perchè le riforme riguardano tutti noi". Mentre per la presidente della Camera Laura Boldrini mette un freno a un dibattito solo politico: "Parliamo di merito. L'informazione spieghi bene i contenuti del referendum e dia voce in modo equilibrato alle posizioni, poi i cittadini faranno la loro scelta".

Intanto si registra un'occasione mancata per i referendum abrogativi di norme dell'Italicum: 420mila firme non bastano (ne occorrevano 500mila) "ma sono comunque uno straordinario risultato della mobilitazione organizzata", dicono dal Comitato nazionale e dai comitati territoriali.
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