Gerusalemme, Di Maio allo Yad Vashem: "Israele superi la politica dei muri, ma l'azione di Hamas è terroristica"
dalla nostra inviata ANNALISA CUZZOCREA
Il vicepresidente della Camera guida la delegazione Cinque Stelle nel tour della pace in Medio Oriente. Nel museo della Shoah chiede alla guida: "E' qui che Fini condannò il fascismo?". Salta la tappa a Gaza, non arrivano i permessi
3 minuti di lettura
GERUSALEMME - I pigiami a righe lisi dal tempo del museo dell'Olocausto a Gerusalemme, le foto dei bambini perduti, le insostenibili immagini dei campi di concentramento a Yad Vashem. E poi l'ingresso nei territori, la lotta contro la barriera dei palestinesi del villaggio di Beilin, i felafel di Ramallah e l'incontro con uno dei leader di Fatah, Mustafa Barghouti. La giornata di Luigi Di Maio e della delegazione del Movimento 5 Stelle in Israele è cominciata a Tel Aviv, a colazione con lo scrittore e regista Etgar Keret. "Ci ha raccontato di come Netanyau stia neutralizzando la stampa di opposizione favorendo la free press di un miliardario americano - racconta Manlio Di Stefano - e poi pensate, suo padre è di destra, la sorella è una colona. Solo parlando con lui capisci quanto è complessa questa terra".
Il museo della Shoa è un edificio imponente costruito sul versante occidentale del monte del ricordo, con sale che ti portano a ripercorrere tutto: dalla demonizzazione degli ebrei nei libri dell''800, al j'accuse con cui Émile Zola difendeva il capitano Dreyfus, fino alla nascita delle teorie della razza raccontate da quegli ebrei che da bambini, in Germania, se le vedevamo imporre a scuola. Poi i ghetti, la stella di David, i vagoni delle deportazioni, documenti su documenti, la lista di Schindler, le parole di Primo Levi, foto, bozzetti, libri, lo strazio delle scarpe recuperate dai campi e riposte sotto una teca di vetro. Le fiaccole e le voci che scandiscono i nomi, l'età e le nazionalità dei bimbi uccisi, la fiamma sempre accesa nella tenda del ricordo ("Fu qui che Fini rinnegò il fascismo?", chiede curioso alla guida il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio). Poi parla, ufficialmente, pronunciando quanto scritto nel libro di onore di Yad Vashem a nome dei 5 stelle: ''Nell'etimologia italiana 'ricordare' - dice colui che di fatto è il candidato premier in pectore del Movimento - significa 'portare nel cuore'. Abbiamo bisogno di mettere piu' cuore nelle scelte di ogni giorno. Che si tratti di un capo di Stato o di un semplice padre di famiglia, scegliere di ricordare il passato aiuta a costruire un futuro più giusto e più umano".
Tenta di seminare i giornalisti, la delegazione del Movimento, ma se li ritrova dietro anche nella visita a Bil'in, un villaggio dove alcuni "resistenti pacifisti" spiegano come sono riusciti a fare indietreggiare una barriera messa a protezione di un insediamento israeliano, di quel che significano per loro 11 anni di lotta in cui sono riusciti a coinvolgere associazioni internazionali e persone di tutto il mondo, anche di Israele. A terra, al di qua del muro e del filo spinato, si trovano i proiettili sparati dall'esercito israeliano contro i manifestanti che vengono a protestare ogni venerdì. "Dall'inizio della lotta sono state ferite 1300 persone", racconta in arabo uno dei leader dell'organizzazione. Un loro compagno è stato ucciso, la prima cosa che mostrano - sulla strada appena asfaltata - è la foto tra le pietre che lo ricorda.
Per arrivare a Beilin si percorre una lunga strada polverosa fatta di dossi. È caldissimo, Di Maio toglie finalmente la giacca, Manlio Di Stefano traduce per tutti: è già stato qui, conosce la storia e le persone. Ha già visto quello che colpisce gli altri: le carcasse di macchine tra le pietre, i bambini - tantissimi - con pistole e kalashnikov giocattolo. È la fine del Ramadan: la sera prima, a Tel Aviv, gli arabi israeliani erano tutti sui prati a mangiare e far festa. Anche Ramallah è più caotica del solito: è qui che i 5 stelle si fermano a mangiare in un minuscolo locale, vicino al quartier generale di Barghouti. Ed è qui che Di Maio spiega che non ha nessun imbarazzo, rispetto alla posizione presa su Israele dai 5 stelle sul blog e in Parlamento: l'applicazione della risoluzione dell'Onu del 1967, la fine degli insediamenti illegali. "La politica dei muri è sempre una cosa che in qualche modo va superata - spiega - la stiamo vivendo anche in Europa e va superata". E però, riequilibra subito con una dichiarazione che va incontro a Israele: "L'azione di Hamas è un azione terroristica. Se fanno azioni terroristiche noi le condanniamo". L'idea di entrare nella Striscia di Gaza è stata abbandonata: i permessi che aspettavano non sono arrivati. Ma domani i tre parlamentari - e il fotografo che li segue - saranno a Betlemme e a Hebron. Domenica incontreranno un incubatore di aziende tecnologiche israeliane e lunedì avranno gli incontri istituzionali alla Knesset.