D'Alema alla festa dell'Unità: "Con la riforma Renzi ha spaccato in due il Paese". Bersani: "La gente non mangia pane e referendum"
L'ex premier in un faccia a faccia con Paolo Gentiloni a Catania torna ad attaccare il segretario del Pd: "E' diventato un politico normale, con i peggiori difetti". La replica del ministro degli esteri: "Di divisioni non abbiamo minimamente bisogno". Diversi i toni di Bersani a Firenze, che torna a insistere sulla modifica dell'Italicum
2 minuti di lettura
CATANIA - "Non provo un'emozione particolare a stare qui. Io non faccio parte di nessuna minoranza, faccio parte di me stesso". Massimo D'Alema fa subito sfoggio di understatement, intervenendo alla festa dell'Unità di Catania, in un dibattito con il ministro degli esteri, Paolo Gentiloni. Mentre l'ex segretario, Pier Luigi Bersani, a Firenze usa toni più concilianti ma insiste sulla modifica dell'Italicum.
Un discorso atteso dal popolo del Pd quello di D'Alema, l'uomo considerato - a torto o ragione - il capofila del fronte del no al referendum. "Renzi a me non interessa, a me interessa il testo della riforma costituzionale", assicura parlando del suo storico scontro con il premier-segretario. E aggiunge: "Non esiste un partito del no né un partito del sì. Esiste il sì e il no. Trovo sbagliato avere spaccato in due il Paese sulla Costituzione che dovrebbe essere condivisa. Il mio modello e' la Costituente, in cui comunisti e democristiani scrissero insieme la Costituzione anche se si combattevano". Poi parla di un premier in difficoltà: "In Europa la spinta innovatrice di Renzi si è affievolita. Anche nel nostro paese è così e il dato dei ballottaggi è incontrovertibile. Sta diventando un politico come gli altri, con tutti i peggiori difetti di un politico normale".
Referendum, D'Alema: "Renzi sta dividendo l'Italia"
Gentiloni prova a dire che "sarebbe un errore lavorare in un'ottica di divisione, di divisioni non abbiamo minimamente bisogno". Ma l'ex ministro degli esteri va dritto per la sua strada. In attesa del duello dialettico con Giachetti - alla festa dell'Unità di Roma, a settembre - torna sul botta e risposta con Orfini. Il presidente Pd lo aveva definito un girotondino. D'Alema replica: "Mi sembra difficile l'idea di fare un girotondo con il professor De Siervo, con il professor Casavola, con il professor Onida, con il professor Cheli. Forse Orfini dovrebbe essere più rispettoso verso queste personalità che rappresentano tanta parte della cultura italiana". Insomma, chi si aspettava un addolcimento dei toni davanti al popolo del Pd sarà rimasto deluso. L'ultima stoccata è sulla Rai: "C'è un grande spazio per il "No" tra i cittadini. Ce n'è di meno nell'informazione, che è veramente controllata dopo l'occupazione brutale della Rai da parte del governo e la cacciata dei dissidenti, cosa che mi ha francamente colpito. Solo Berlusconi era arrivato a tanto".
Bersani: "Non si vive di pane e referendum, ma se Italicum non cambia voto no"
Più pacati i toni usati da Pier Luigi Bersani alla festa dell'Unità a Firenze. "L'Italia non mangia pane e referendum", dice, "se noi politici e voi della stampa continuiamo a parlare solo di questo, vi segnalo che lo scollamento dalla gente aumenta". E ancora: "Il tema della riforma costituzionale non è il terzo problema, è il quarto, il quinto o il sesto". A Bersani interessa davvero un altro aspetto, la modifica dell'Italicum: "Bisogna che in questi due mesi sia corretta la legge per l'elezione dei senatori e corretto l'Italicum, se no si prende un abbrivio che io ritengo un salto nel buio. Se c'è un errorino, un limite in una riforma costituzionale, lo puoi sempre correggere". Insomma, sul referendum nessuno scontro di civiltà. A condizione che arrivi qualche segnale sulla legge elettorale.