ROMA. Ha firmato la lettera alla sindaca di Roma, Elisa Di Francisca, 33 anni, vicempionessa olimpica a Rio nel fioretto individuale. Lo ha fatto entusiasta: "Le Olimpiadi non sono solo il sogno più grande di un atleta, ma un'occasione di crescita generale per un Paese. È arrivato il momento che l'Italia smetta di piangersi addosso e agisca".
I detrattori dei Giochi usano argomenti economici.
"Anche l'Expo per molti sarebbe stata la nostra rovina. Invece è stata un successo, la dimostrazione che abbiamo qualità e che ce la possiamo fare. Anzi che abbiamo eccellenze da fare invidia. Sono venuti da tutto il mondo a guardarci portando via l'immagine di una società competente, viva, ottimista. Il problema è che noi italiani lo dimentichiamo".
Altri esempi del passato non sono così incoraggianti.
"È vero, abbiamo un sistema che non ha funzionato, che ha incattivito la gente e l'ha delusa. Ma mentre noi ci lamentiamo, piangendo su quello che abbiamo perso, il resto del mondo va avanti. Siamo in un'epoca di transizione: la tecnologia ci sorprende e spaventa, le crisi ci impoveriscono ma insieme ci fanno scovare nuove energie per cammbiare. Lo sport insegna a sacrificarti e a rischiare per un obiettivo, ogni volta ti rimette in gioco. Da sportiva dico che se potessi porterei tutta la mia Jesi alle Olimpiadi, da cittadina dico che andare ai Giochi, viverli, starci, è un'esperienza di crescita rara. Personale, sociale, culturale, economica. Quando incontro i bambini lo capisco ancora di più il senso di quello che lo sport sa fare, perché attraverso le nostre storie trovano il coraggio e la forza di costruirsi un futuro. Sarà anche un'utopia l'idea di sentire il mondo unito, all'Expo come alle Olimpiadi, ma è meglio sognare e provarci che dire no senza offrire alternative".
Se la giunta Raggi, come pare, dirà no?
"Sarebbe un dolore. Io sono per un'opposizione costruttiva, ragionata, positiva. Invece mi pare di sentire solo chiacchiere. Un eventuale no ai Giochi può giustificarsi solo con una controproposta altrettanto importante: investimenti nelle scuole e sui giovani. Altrimenti sarebbe solo cieco e ideologico, e un'occasione persa".
I detrattori dei Giochi usano argomenti economici.
"Anche l'Expo per molti sarebbe stata la nostra rovina. Invece è stata un successo, la dimostrazione che abbiamo qualità e che ce la possiamo fare. Anzi che abbiamo eccellenze da fare invidia. Sono venuti da tutto il mondo a guardarci portando via l'immagine di una società competente, viva, ottimista. Il problema è che noi italiani lo dimentichiamo".
Altri esempi del passato non sono così incoraggianti.
"È vero, abbiamo un sistema che non ha funzionato, che ha incattivito la gente e l'ha delusa. Ma mentre noi ci lamentiamo, piangendo su quello che abbiamo perso, il resto del mondo va avanti. Siamo in un'epoca di transizione: la tecnologia ci sorprende e spaventa, le crisi ci impoveriscono ma insieme ci fanno scovare nuove energie per cammbiare. Lo sport insegna a sacrificarti e a rischiare per un obiettivo, ogni volta ti rimette in gioco. Da sportiva dico che se potessi porterei tutta la mia Jesi alle Olimpiadi, da cittadina dico che andare ai Giochi, viverli, starci, è un'esperienza di crescita rara. Personale, sociale, culturale, economica. Quando incontro i bambini lo capisco ancora di più il senso di quello che lo sport sa fare, perché attraverso le nostre storie trovano il coraggio e la forza di costruirsi un futuro. Sarà anche un'utopia l'idea di sentire il mondo unito, all'Expo come alle Olimpiadi, ma è meglio sognare e provarci che dire no senza offrire alternative".
Se la giunta Raggi, come pare, dirà no?
"Sarebbe un dolore. Io sono per un'opposizione costruttiva, ragionata, positiva. Invece mi pare di sentire solo chiacchiere. Un eventuale no ai Giochi può giustificarsi solo con una controproposta altrettanto importante: investimenti nelle scuole e sui giovani. Altrimenti sarebbe solo cieco e ideologico, e un'occasione persa".