Carlo Azeglio Ciampi, l'uomo paziente e tenace che non faceva sentire il peso del potere
Elena Polidori
Il ricordo. Un incrollabile senso del dovere che si è sempre accoppiato a un animo schivo, rigoroso, caparbio. A via Nazionale come al Quirinale, gli piaceva lavorare con grinta e con metodo, preferibilmente sempre dietro le quinte
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“IL senso del dovere verso le istituzioni è e deve essere una costante per chiunque esercita responsabilità. Non c’è un ieri, un adesso, un poi: l’insegnamento è permanente”.
Nella sua lunga vita Carlo Azeglio Ciampi di responsabilità ne ha avute tante, senza mai dimenticare la lezione del filosofo Guido Calogero, suo maestro e amico. E dunque: governatore della Banca d’Italia per 14 anni, quindi premier-traghettatore dalla prima alla seconda Repubblica. Poi ministro del Tesoro nei governi Prodi e D’Alema per portare l’Italia nell’euro. E per finire, decimo Presidente della Repubblica, eletto alla prima votazione.
Addio a Carlo Azeglio Ciampi, la fotostoria
Questo smaccato senso del dovere si è sempre accoppiato in lui a un animo schivo, rigoroso, caparbio. A via Nazionale come al Quirinale, ovunque si trovasse, gli piaceva lavorare con grinta e con metodo, preferibilmente sempre dietro le quinte. E quando per forza di cose s’è dovuto abituare alla notorietà, ha cercato comunque di conservare lo stile pacato e discreto della “scuola dell’uomo” tramandata da Calogero. “Mi ha insegnato che tutto va sottoposto alla critica della ragione. Mi ha insegnato il rispetto dell’alterità che non è tolleranza, bensì impegno perché i diritti degli altri abbiano la stessa valenza dei propri”.
Così, fin dall’inizio, si capisce subito che è un uomo tanto paziente quanto tenace. Quando si insedia alla testa della Banca d’Italia, nell’ottobre del 1979, Ciampi ha 59 anni ma ne ha già passati 33 in via Nazionale. Non è un economista, ma un governatore letterato. Ha due lauree in tasca, una in lettere l’altra in giurisprudenza, ama Goethe e Flaubert. Però capisce le leggi delle monete, sa analizzarne i mali e individuarne le cure. E deve prendere in mano la banca, squassata dalla vincenda Baffi.
Addio a Carlo Azeglio Ciampi, le frasi
A lungo il governatore è come invisibile. Non concede interviste. Non appare in tv. Non fuma. Non beve. Detesta la mondanità. Va pazzo per la cioccolata. Di lui si sa che da giovane ha studiato dai gesuiti. Che nel 1939 ha vinto una borsa di studio a Lipsia e dunque parla il tedesco. Che è stato azionista e proprio con Calogero si è ritrovato sui monti di Scanno, nel drammatico inverno 1943-44. La famiglia di origine ha due botteghe di ottica a Livorno, poi gestite dal fratello. Con una certa fatica si apprende anche che ha rinunciato alla stipendio di governatore, facendosi bastare la pensione da direttore generale. Poi basta.
Il suo è un mimetismo così assoluto, sebbene debba occuparsi del crack Ambrosiano, del calvario della lira, dei guasti dei conti pubblici, che d’estate, a Santa severa, gira come tutti su bici scalcinate, è un socio qualunque dell’Associazione velica, senza riguardi né pretese, non fa mai sentire ad alcuno il peso del potere e dei suoi ingombranti simboli tipo scorte, revolver, sgommate, blindature. Semplicimente gli piace remare al mattino presto, lui solo col pattino in legno realizzato da speciali cantieri toscani di sua conoscenza. Poi prende un po’ di sole e, al bar, gioca a tresette. I villeggianti scoprono di aver fatto le vacanze con un personaggio la cui firma compariva nelle banconote che avevano in tasca solo quando Ciampi diventa premier, nell’aprile del 1993.
Forma il governo in 48 ore, fa le consultazioni da casa, si preoccupa solo di rispettare l’articolo 92 della Costituzione, senza negoziare con i partiti. Espone in Parlamento il suo programma “da semplice cittadino”. Dice che la sua scelta è giustificata solo “dal profondo travaglio che attraversano le forze politiche”, travolte da Tangentopoli e dalla crisi economica. E si mette al lavoro. Per la prima volta, sulla scrivania del Presidente del Consiglio viene installato un monitor con le quotazioni dei cambi. Si dà - e lo scrive in un manuale - un “metodo per governare”.
Addio a Ciampi, gli incontri con i potenti del mondo
Papa Giovanni Paolo II, George W. Bush, Roberto Benigni, Michael Schumacher, solo per citarne alcuni. Durante i sette anni del suo mandato come Presidente della Repubblica Italiana (dal 1999 al 2006), Carlo Azeglio Ciampi ha incontrato alcuni fra i personaggi più influenti della politica, dello spettacolo e dello sport. In questa gallery gli incontri dell'ex Capo dello Stato con i potenti del mondo
Sotto la sua guida, che proseguirà più tardi come ministro del Tesoro, la lira riconquista posizioni e credibilità, s’avvera il miracolo dell’”accordo di luglio” con le parti sociali. Crede nell’Europa perchè “la mia generazione ha vissuto la guerra”. E per l’Italia in Europa si batte senza risparmiarsi: riuscirà a farla entrare nel gruppo di testa dei paesi euro, la serie A come si diceva a quel tempo. Riuscirà perfino a far digerire agli italiani una tassa per l’Europa, poi in parte restituita. Al debutto dell’euro, nel la notte tra il 31 dicembre 2001 e il 1 gennaio 2002, per la prima volta si vede in tv l’anziano banchiere ex governatore, ex ministro, ex premier e a quel punto anche capo dello stato che, felice come un bambino mostra al pubblico le nuove monete.
E’ il successo di una vita, non c’è dubbio. Ma mentre l’Italia brinda trova la maniera di ammonire: “Niente ubriacature, il rigore dovrà continuare”. Per dire com’era: quando lasciò la Presidenza della Repubblica, al compimento del settimo anno, non volle portare con sé un solo documento ufficiale del settennato. Preferì lasciare al Quirinale tutte le carte che davano notizia del lavoro svolto in quegli anni, proprio come aveva fatto in tutti i posti in cui era stato. Per lui, l’istituzione, è sempre venuta prima di chi era chiamato a gestirla e una volta compiuto il proprio dovere non gli apparteneva più.