ROMA - Mezzanotte circa di venerdì sera, bordo palco della festa dell'Unità di Pietralata. "Ce ne vuole per rottamarci! Noi ci siamo sempre - sorride di gusto Massimo D'Alema con i fan, a telecamere spente – Noi ci siamo sempre". Un gruppo di militanti lo circonda, “altro che Renzi, noi vogliamo te!”, lo travolge d'affetto. L'ex premier è euforico, a modo suo. Non scorge taccuini all’orizzonte. “Già, ce ne vuole per rottamarci… Eh sì, venderemo cara la pelle”. Come la venderete, presidente? “Cara, cara, cara". Un selfie con un militante pugliese e una vagonata di cannoli sigillano il piano bellicoso dell'ex premier.
Come un grimaldello, così Massimo D'Alema solleva e spacca le platee del Partito democratico. “Io giro, faccio incontri, voi mi raccomando con i comitati per il No”. Amico o nemico, non c’è via di mezzo. È andata benissimo alla festa di Catania, praticamente un trionfo. Meno a Roma, una battaglia. ''Mi spiace, caro Massimo, ma stasera sei stato una delusione - quasi lo assale una distinta signora - proprio una delusione!''. Con un’altra ha litigato durante una pausa pubblicitaria. Per un voto perso, uno guadagnato: “Presidente, è un grande, questi sono per lei”. Tre cartoni di dolci sommergono il leader della Bicamerale, il pensiero di un fan. “Ma non posso, io domattina parto per gli Stati Uniti...”. Niente da fare, il militante pasticciere non ascolta ragioni: “Saranno cannoli o una torta? - si interroga D'Alema - Vabbe', li prendo alla cieca...''.
Per uno che mangia cannoli, ce n'è un altro che sorseggia birra artigianale a stomaco vuoto. “Me la merito. Come è andata stasera? – chiede Roberto Giachetti a Enrico Mentana - Secondo te la gente ci ha capito qualcosa della riforma?”. “E certo – risponde il direttore – mica sono masochisti che guardano un programma senza capire”. Proprio con Giachetti, il leader condivide la passione per la Roma e la tessera del Pd. “Ma da un po’ vanno maluccio entrambe…”, è la battutaccia dell’ex premier.
Sempre a D’Alema si torna, comunque. L’ex segretario del Pds divide come pochi. Si becca qualche contestazione – “buffone, buffone” – ma conquista anche consensi come non accadeva da tempo. “E’ il referendum a essere divisivo – ragiona in un cantuccio Matteo Orfini – perché è come il referendum sulla Repubblica: sì o no, senza sfumature. Però qua c’è anche gente che non è del Pd, ma che sta con D’Alema. I nostri però sono convinti per il Sì”.
Quando decide di lasciare la festa - “dai ragazzi, l’ultima foto che mi attendono tredici ore di volo, su” – l’ex premier sente di avere ancora un ultimo sassolino a disturbarlo. Poco prima, dal palco, Giachetti gli ha imputato in diretta tv il patto della crostata con Berlusconi. Un’accusa al sapore d’inciucio, tratta direttamente da un estratto della Treccani diretta per un po’ dal dalemiano Massimo Bray. Un colpo basso che il leader non dimentica. Faccia a faccia con un paio di militanti elabora la soluzione: “Bisognerà far correggere la Treccani…”.
Come un grimaldello, così Massimo D'Alema solleva e spacca le platee del Partito democratico. “Io giro, faccio incontri, voi mi raccomando con i comitati per il No”. Amico o nemico, non c’è via di mezzo. È andata benissimo alla festa di Catania, praticamente un trionfo. Meno a Roma, una battaglia. ''Mi spiace, caro Massimo, ma stasera sei stato una delusione - quasi lo assale una distinta signora - proprio una delusione!''. Con un’altra ha litigato durante una pausa pubblicitaria. Per un voto perso, uno guadagnato: “Presidente, è un grande, questi sono per lei”. Tre cartoni di dolci sommergono il leader della Bicamerale, il pensiero di un fan. “Ma non posso, io domattina parto per gli Stati Uniti...”. Niente da fare, il militante pasticciere non ascolta ragioni: “Saranno cannoli o una torta? - si interroga D'Alema - Vabbe', li prendo alla cieca...''.
Per uno che mangia cannoli, ce n'è un altro che sorseggia birra artigianale a stomaco vuoto. “Me la merito. Come è andata stasera? – chiede Roberto Giachetti a Enrico Mentana - Secondo te la gente ci ha capito qualcosa della riforma?”. “E certo – risponde il direttore – mica sono masochisti che guardano un programma senza capire”. Proprio con Giachetti, il leader condivide la passione per la Roma e la tessera del Pd. “Ma da un po’ vanno maluccio entrambe…”, è la battutaccia dell’ex premier.
Sempre a D’Alema si torna, comunque. L’ex segretario del Pds divide come pochi. Si becca qualche contestazione – “buffone, buffone” – ma conquista anche consensi come non accadeva da tempo. “E’ il referendum a essere divisivo – ragiona in un cantuccio Matteo Orfini – perché è come il referendum sulla Repubblica: sì o no, senza sfumature. Però qua c’è anche gente che non è del Pd, ma che sta con D’Alema. I nostri però sono convinti per il Sì”.
Quando decide di lasciare la festa - “dai ragazzi, l’ultima foto che mi attendono tredici ore di volo, su” – l’ex premier sente di avere ancora un ultimo sassolino a disturbarlo. Poco prima, dal palco, Giachetti gli ha imputato in diretta tv il patto della crostata con Berlusconi. Un’accusa al sapore d’inciucio, tratta direttamente da un estratto della Treccani diretta per un po’ dal dalemiano Massimo Bray. Un colpo basso che il leader non dimentica. Faccia a faccia con un paio di militanti elabora la soluzione: “Bisognerà far correggere la Treccani…”.