Politica

Clementi: "Stop al caos delle diverse maggioranze"

Il docente di diritto comparato all'università di Perugia: "Le istituzioni territoriali avranno rappresentanza parlamentare, come in altri Paesi. E niente più alibi sulla presenza delle donne"

1 minuti di lettura
ROMA - Professor Francesco Clementi, il primo passo della riforma costituzionale è il superamento del bicameralismo paritario e la nascita del nuovo Senato. Per quali ragioni secondo lei è necessario farlo?
"Per dare finalmente rappresentanza parlamentare alle istituzioni territoriali, come si attende da 50 anni. Perché, a differenza degli altri sistemi bicamerali, l'Italia è l'unico Paese in cui le realtà locali non hanno la loro voce in Parlamento. E poi va eliminata un'altra anomalia, che non ha paragoni: il doppio voto di fiducia al governo, che spesso determina maggioranze diverse. Dal 1994 a oggi 4 elezioni su 6 hanno portato a maggioranze diverse tra Camera e Senato".

Ma non indebolisce il controllo del Parlamento sul governo?
"No, il controllo si esercita con altri strumenti e non con i ricatti che hanno prodotto 73 governi in 60 anni".

Per gli oppositori il nuovo Senato è una scatola vuota, con compiti troppo vasti e troppo vaghi.
"I compiti sono quelli tipici delle seconde Camere, come la partecipazione alla dialettica governo-maggioranza-Unione Europea. È quello che fa ad esempio il Bundesrat tedesco quando si pronuncia sulle quote latte e impone alla cancelliera Merkel dei vincoli nella trattativa con Bruxelles. La voce del Senato sarà molto più potente dell'attuale conferenza Stato-Regioni, perché avrà la forza di una scelta pubblica parlamentare".

Ma perché in Senato entreranno i consiglieri regionali, legati ai partiti, e non i presidenti di Regione che rappresentano l'istituzione?
"Non è detto che i governatori non ci saranno, anzi è possibile, e io lo auspico. Dipenderà delle scelte che in parte faranno le stesse Regioni".

La riforma rafforza anche la parità di genere nella rappresentanza politica.
"Sì, diventa un principio costituzionale non valicabile da nessuna legge elettorale. È un aspetto importante: la presenza delle donne non dipenderà più da valutazioni politiche o culturali. Non ci saranno più alibi".
I commenti dei lettori