Politica

Tra foreign fighters e lupi solitari: come combattere il terrorismo e fare prevenzione

Da sinistra: Alfano, Orlando, Calabresi e Roberti 
Presentato il libro 'Manuale dell'antiterrorismo. Evoluzione normativa e nuovi strumenti investigativi' di Franco Roberti e Lamberto Giannini: "Fare squadra in Italia e all'estero, cooperazione internazionale faccia passi avanti". Al convegno, coordinato dal direttore Calabresi,  i ministri Orlando e Alfano  
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UN convegno per fare il punto sulla lotta al terrorismo in Italia, grazie alla presentazione del libro Manuale dell'antiterrorismo. Evoluzione normativa e nuovi strumenti investigativi di Franco Roberti e Lamberto Giannini, coordinato dal direttore di Repubblica, Mario Calabresi. Presenti, oltre agli autori del libro anche i ministri della Giustizia e dell'Interno - Andrea Orlando e Angelino Alfano - e il capo della polizia Franco Gabrielli. "Lo snodo per cercare di dare risposte al problema del terrorismo" ha detto Calabresi "sta nel rapporto tra magistratura e polizia". 

"La gente di fronte a questo tipo di terrorismo chiede che si faccia prevenzione. Mi ha molto colpito" ha continuato il direttore, "che gli svizzeri, particolarmente attenti  al problema della privacy, abbiano indetto un referendum che ha dato l'ok a controlli preventivi. Noi siamo un Paese che ha una esperienza nell'antiterrorismo che è una grande eredità. E se negli anni Ottanta si era tutto un po' bloccato, oggi c'è stata un'accelerazione".

È poi intervenuto Giannini, direttore dell'ufficio Antiterrorismo, che ha parlato proprio di prevenzione e di cosa si è fatto in questo campo: "La prevenzione è senz'altro il tema più importante. Il gruppo di terroristi dell'Isis o del famigerato Stato islamico o di al-Qaeda continuano a fare attacchi dove non c'è un obiettivo determinato: l'importante è che siano il più atroci possibile". 

Terrorismo, Alfano: "Abbassate garanzie per espulsioni, ma sistema funziona"


"Con questo testo abbiamo cercato di rendere fruibili quali sono oggi gli strumenti per combattere il terrorismo e soprattutto fare prevenzione. C'è stato un adeguamento legislativo anche sui cosiddetti foreign fighters, verso i quali prima non avevamo capacità di intervento sanzionatorio. Poi c'è un'altra figura, quella del lupo solitario che si prepara da solo attraverso il web. Si è alzata insomma la soglia di punibilità".

Giannini ha poi specificato che "il senso di questa pubblicazione è che il momento è particolare e richiede una grandissima condivisione tra tutte le forze in campo. L'autorita politica ha un ruolo fondamentale nella prevenzione. Ma è anche necessario fare squadra sia in Italia sia all'estero.  È poi profondamente sbagliato pensare che le espulsioni siano superficiali: sono ponderate e si arriva a queste decisioni dopo un periodo lungo di indagini".

A seguire, ha preso la parola Roberti. Anche il procuratore nazionale Antimafia ha parlato di prevenzione e soprattutto di collaborazione tra i vari Paesi: "Gli italiani possono vantare  la grande esperienza degli anni Settanta che poi ha dato i suoi frutti anche a partire dall'inizio degli anni Duemila. La cultura della sicurezza è tuttavia ciò che dà il massimo delle garanzie. Nel momento un cui i ministri della Giustizia e dell'Interno ritennero di portare a compimento l'iter iniziato nel 2001 abbiamo avuto più possibilità di prevenire e di combattere non solo il terrorismo ma anche le mafie i cui interessi spesso si intersecano, che hanno insomma dei momenti di incontro, come con il controllo del traffico dei migranti o di quello degli stupefacenti".

"Svolgiamo una quotidiana attività di coordinamento" ha continuato il capo  dell'Antimafia "delle forze di polizia tutte protese verso lo stesso obiettivo: quello di prevenire. La repressione deve essere un fatto residuale, mentre fondamentale deve essere la cooperazione internazionale che deve fare passi avanti. È necessario condividere immediatamente tutte le informazioni, è necessario fare le indagini insieme".

 
Il guardasigilli Orlando ha commentato parlando di "equilibrio tra esigenze investigative e tutele costituzionali in questa fase di forte recrudescenza del terrorismo. L'obiettivo dei terroristi è la quotidianità - ha continuato -. Il rapporto Demos sulla sicurezza sottolinea che nel 2010 il terrorismo era fonte di inquietudine per il 29% della popolazione, ora per il 44 per cento. L'insicurezza genera un bisogno di protezione su cui si fondano le strategie elettorali di molti demagoghi".

Orlando ha parlato anche dello  scontro con i magistrati: "L'idea che si rifiuti qualsiasi tipo di gerarchizzazione a tutti i livelli è un punto anti-storico, bisogna ripartire da questa consapevolezza e rilanciare anche la funzione della capacità di intervento della procura nazionale Antimafia. Il ministro vorrebbe un "soggetto forte" italiano con cui imporsi per creare un coordinamento europeo.

E infine il titolare del Viminale, Alfano, ha parlato dello strumento giuridico delle espulsioni di quanti sono ritenuti pericolosi per la sicurezza dello Stato, per motivi legati al terrorismo. "In questo senso - ha detto - è stata fatta una scelta: quella di abbassare il livello delle garanzie per quanto riguarda la permanenza sul territorio nazionale per alzare, nel contempo, le garanzie dei cittadini italiani di vivere in un paese ancora più sicuro". 

Il ministro ha poi spiegato che la misura delle espulsioni - prevista dalle nuove normative - e le misure di prevenzione personali si applicano per quegli individui per i quali non esistono i presupposti per l'arresto ma "che sono da noi, comunque, considerati pericolosi".
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