Dario Fo e la passione politica: dalla "nuova sinistra" ai Cinque Stelle
Matteo Pucciarelli, di MATTEO PUCCIARELLI
Fondò il Soccorso Rosso insieme a Franca Rame, sostenne i movimenti extraparlamentari degli anni '70 e poi aderì al M5S. Le provocazioni di un personaggio mai banale, anche quando si parlava di politica
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MILANO - A un certo punto, quando Dario Fo si invaghì dei Cinque Stelle, in parecchi tornarono a ricordargli con sospetta insistenza del suo passato remoto - era un ragazzino - nella Repubblica di Salò. Quasi una sorta di vendetta per il "tradimento": dopo una vita di militanza a sinistra, quella dei movimenti della "nuova sinistra" del post '68, l'adesione al movimento di Beppe Grillo risultava incomprensibile a molti. Non a lui: "Nei grillini ho rivisto un po’ i tempi in cui facevo il teatro alla Case del Popolo - spiegò a MicroMega - Il Pci per certe cose era bellissimo, mi sembrava quasi di esserci tornato. Gli attivisti del movimento sono i figli e i nipoti di quella gente lì, non sono tanti ma sono i migliori su piazza". Erano quattro anni fa, l'ondata del M5S non era ancora arrivata ma lui aveva ormai deciso di stare dalla loro parte.
Il movimento, giovane e snobbato dagli intellettuali, trovò n…
MILANO - A un certo punto, quando Dario Fo si invaghì dei Cinque Stelle, in parecchi tornarono a ricordargli con sospetta insistenza del suo passato remoto - era un ragazzino - nella Repubblica di Salò. Quasi una sorta di vendetta per il "tradimento": dopo una vita di militanza a sinistra, quella dei movimenti della "nuova sinistra" del post '68, l'adesione al movimento di Beppe Grillo risultava incomprensibile a molti. Non a lui: "Nei grillini ho rivisto un po’ i tempi in cui facevo il teatro alla Case del Popolo - spiegò a MicroMega - Il Pci per certe cose era bellissimo, mi sembrava quasi di esserci tornato. Gli attivisti del movimento sono i figli e i nipoti di quella gente lì, non sono tanti ma sono i migliori su piazza". Erano quattro anni fa, l'ondata del M5S non era ancora arrivata ma lui aveva ormai deciso di stare dalla loro parte.
Il movimento, giovane e snobbato dagli intellettuali, trovò nel premio Nobel il proprio vate, una sorta di grande vecchio capace di investirli di una legittimità non solo politica ma anche culturale. Non a caso sia Gianroberto Casaleggio che lo stesso Grillo finirono per "adottarlo", cosicché a capo del M5S ormai si era instaurata una sorta di trinità. I due fondatori gestivano la parte pratico-politica, Fo fiancheggiava con la piena libertà di parola e di provocazione concessa ad un artista. Insieme hanno scritto anche un libro: Il grillo canta sempre al tramonto (Chiarelettere), saggio che provava a spiegare la genesi dei Cinque Stelle. Nei casi più spinosi Fo veniva regolarmente consultato, spesso anche solo come gesto di rispetto nei suoi confronti. Lui ricambiava salendo sul palco, quando necessario, durante le campagne elettorali; oppure, come poche settimane fa, dipingendo un quadro (la pittura, altra sua grande passione) e regalandolo al movimento.
Su un punto Fo insisteva molto: lui continuava a reputarsi di sinistra. Era lo stesso di sempre, diceva di sé: cioè quello che si esibiva insieme a Franca Rame nelle università occupate con il suo collettivo teatrale La Comune; che fondò il Soccorso Rosso, nato per fornire assistenza legale e monitoraggio delle condizioni dei militanti della sinistra extraparlamentare nelle carceri italiane; che faceva spettacoli per i ragazzi dei centri sociali come il Leoncavallo. Adesso però, parlando dei suoi vecchi compagni, era impietoso: "Alcuni di loro mi fanno un po’ tristezza. Non hanno capito che il mondo sta cambiando, i ragazzi non li capiscono. Sembrano un’altra razza". Si rendeva conto insomma che la vena protestataria e antisistema stava ormai andando da un'altra parte. Rinfacciava al Pd di aver perso i valori che animavano il Pci. "A chiunque appare evidente che c'è in corso una campagna contro il M5S - disse nel gennaio scorso - Ma come può fare il Pd a ergersi a moralizzatore con tutti gli scandali in cui è coinvolto e dappertutto? Ma stiamo scherzando? Qui non è la pagliuzza e la trave, qui c'è l'ira di dio nell'occhio...".
Dario Fo a Tribuna Elettorale del 1975 per ''Democrazia Proletaria''
Di sicuro incardinarlo su un binario non è mai stato semplice. Nel 2005 si candidò anche alle primarie del centrosinistra a Milano, perse contro il prefetto Bruno Ferrante; lo sostenevano Milly Moratti, Rifondazione comunista e un gruppo chiamato "Gli amici di Beppe Grillo", un M5S in provetta. Nella scorsa primavera fu determinante nel bocciare la candidatura a sindaco sempre di Milano di Patrizia Bedori (M5S) né disse mai se alla fine avrebbe votato i pentastellati oppure Basilio Rizzo, candidato della sinistra radicale e suo antico sodale. Al ballottaggio tra Beppe Sala e Stefano Parisi la butto lì: "Quasi quasi...". Sì, votare il centrodestra. Per punire la sinistra che non fa più la sinistra, si infervorava. Come sempre: spiazzante.
Nel salotto di casa sua - un normalissimo appartamento su Porta Romana - sono appese decine di maschere di teatro. Ne andava fiero e per lui erano un po' il senso della vita: a volte serve indossare un'altra faccia, ma dietro bisogna conservare sempre se stessi. E infatti le motivazioni del premio Nobel del 1997, pure quelle, le teneva in bella mostra nella stessa stanza: "Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi".