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Pinelli: "Ai senatori stesse garanzie dei deputati"

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ROMA - Secondo la riforma anche i nuovi senatori agiranno senza vincolo di mandato. Cioè senza dover seguire la linea del partito o di un ente. Ma se devono rappresentare Regioni e Comuni non sarebbe opportuno, professor Cesare Pinelli, vincolarli alle scelte di queste istituzioni, come in Germania?
"A differenza della Germania, da noi è prevista l'elezione a suffragio popolare dei presidenti delle giunte e dei sindaci. Un Senato alla tedesca squilibrerebbe ancora più governi locali già troppo sbilanciati dalla parte degli esecutivi. Il fatto che siano i consiglieri regionali e non i membri delle giunte a sedere in Senato è un fattore di riequilibrio. E poi in Austria e in altri Paesi i membri del Senato sono designati come da noi, a parte la presenza dei sindaci che è frutto della storica forza dei nostri Comuni ".

Garantendo l'immunità anche ai nuovi senatori, la si estende ad una parte dei consiglieri regionali, categoria spesso coinvolta in scandali per tangenti e rimborsi. Non si rischia di sottrarre reati alla giustizia?
"No. La giustizia potrà avere corso, tranne la richiesta al Senato di autorizzazione a restrizioni della libertà personale. Anche per costituzionalisti fautori del No, l'estensione ai senatori dell'autorizzazione prevista per i deputati si spiega con le funzioni comuni a Camera e Senato (che non può quindi essere discriminato). D'altra parte, non è che oggi in Parlamento siedano i Sandro Pertini e i Giorgio La Pira".

I nuovi senatori non avranno l'indennità ma solo lo stipendio da consigliere o sindaco. Secondo il No però i risparmi sarebbero appena 50 milioni a fronte dei 500 accreditati dal governo . È così?
"La disputa non mi appassiona. Vedo casomai in quel risparmio la conferma di una tendenza più ampia della recente legislazione, dalla riduzione delle stazioni appaltanti e delle partecipate all'aggregazione dei Comuni che non riescono ad assolvere le loro funzioni".
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