Politica

Vincenzo Lippolis: "Meno decreti, anche Spadolini lo proponeva"

Il docente di Diritto pubblico comparato all'Università Studi internazionali di Roma: "Giusto che il premier possa realizzare il suo programma in tempi certi, ma non si tratta di una imposizione"

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ROMA. La creazione di una corsia preferenziale in Parlamento per i provvedimenti di programma del governo non rafforza eccessivamente i poteri dell'esecutivo professor Vincenzo Lippolis?
"L'idea risale addirittura al governo Spadolini del 1982 e risponde alla logica del moderno regime parlamentare nel quale il motore dell'indirizzo politico è il governo. È corretto consentirgli di poter attuare il suo programma legislativo in tempi prevedibili. Per altro verso, la procedura non può essere utilizzata per le leggi bicamerali e altre di particolare rilevanza, come quelle elettorali. Non vi è una imposizione del governo perché l'applicazione della procedura deve essere votata dalla Camera".

La Camera deve votare definitivamente il ddl governativo entro 70 giorni, comprensivi dell'eventuale discussione del Senato, prevista in tempi dimezzati. Non si rischia così di soffocare la discussione parlamentare?
"È un termine di poco superiore a quello di 60 giorni entro cui devono essere convertiti in legge i decreti. Una delle finalità è, infatti, quella di ridurre l'eccessivo ricorso ai decreti. Si deve tener conto che per disegni di legge particolarmente complessi, il termine finale può essere differito fino ad un massimo di 15 giorni. Si giunge così a 85 giorni, quasi tre mesi. Non poco per un esame approfondito, tenendo conto dei ridotti poteri legislativi del Senato. La procedura troverà una maggiore definizione nel regolamento della Camera che è chiamato a stabilirne "modalità e limiti" e quindi a garantire una corretta dialettica parlamentare".

Le commissioni del Senato, e lo stessa assemblea, non saranno più articolate in base all'appartenenza a schieramenti politici?
"Il Senato non voterà più la fiducia e quindi al suo interno non si formerà più una contrapposizione tra maggioranza e opposizione il cui equilibrio debba essere garantito all'interno delle commissioni. Ciò non esclude la persistenza di divisioni politiche".
 
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