I Verdi italiani compiono trent'anni: storia di un'occasione mancata tra successi e sconfitte
di MONICA RUBINO
Il sit-in dei Verdi a Montecitorio per ricordare la nascita del movimento, il 16 novembre di 30 anni fa
Nati nel 1986, dal 2008 sono usciti dal parlamento. Ma sono ancora presenti nei territori e nelle amministrazioni locali. Dal nucleare agli econobus, ecco le loro battaglie ecologiste più importanti
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ROMA - I Verdi in Italia esistono ancora? La risposta è sì, anche se dal 2008 sono usciti dal parlamento. Ma continuano ad essere presenti nei territori e in molte amministrazioni locali. Oggi compiono trent'anni. Il 16 novembre 1986, infatti, a Finale Ligure nascevano le Liste Verdi, il primo tentativo di un movimento nato dalla società civile che riesce ad ottenere rappresentanza politica senza voler essere "partito".
Trent'anni di Verdi italiani, le tappe più importanti
Nati nel 1986 a Finale Ligure, nel 2008 sono usciti dal Parlamento ma continuano a presenziare territori e amministrazioni locali. Un cammino ecologista che ha ottenuto risultati significativi per la salvaguardia dell'ambiente nel nostro Paese (a cura di Monica Rubino)
Trent'anni di battaglie ecologiste costellate di successi, come la vittoria al referendum contro il nucleare nel 1987 o l'ecobonus per le ristrutturazioni edili ottenuto durante l'ultimo governo Prodi e in vigore ancora oggi. Ma anche di sconfitte, come il mancato raggiungimento del quorum nel referendum contro caccia e pesticidi. Un racconto di conquiste ambientaliste che non hanno avuto però il giusto risalto e riconoscimento nel Paese, come ammette Angelo Bonelli: "La nostra è anche la storia di un'occasione mancata - afferma il leader dei Vedi - purtroppo in Italia l'ambiente non è mai stato considerato come un vero argomento politico ma come un tema accessorio, da calcolare solo in caso di catastrofi naturali". E attacca il governo Renzi: "L'attuale esecutivo dal punto di vista delle politiche ambientali è uno dei peggiori della storia della Repubblica: ha dato il via alla ripresa delle trivellazioni petrolifere, penalizzato le rinnovabili, approvato il decreto 91/2014 che sana l’inquinamento a mare e molto altro".
L’anomalia italiana è dunque quella di non avere avuto e di non avere un movimento Verde forte dal punto di vista elettorale come quello tedesco ad esempio: "È un tema profondo questo - conclude Bonelli - che evidenzia anche una differenza di visione della società e dei beni collettivi tra nord e sud Europa. Rimango profondamente convinto che, diversamente dal Nord Europa, in Italia vi sia un deficit di etica della responsabilità. In Germania chi sgarra e inquina, paga. Una volta ho impiegato un'ora a spiegare a un mio collega tedesco il meccanismo del condono edilizio che abbiamo qui in Italia. Non riusciva a capirne il senso".