TORINO - Stefano Parisi lancia da Torino il suo movimento, Energie per l'Italia, cambiando radicalmente registro rispetto alla diplomazia che aveva caratterizzato i suoi giorni da esploratore per un centrodestra nuovamente compatto attorno a una Forza Italia da far tornare casa dei moderati. A Berlusconi - che lo ha accantonato di persona dopo l'aperto dissenso espresso rispetto al Salvini capopopolo e candidato leader visto a Firenze- e alla sua nomenclatura, Parisi non la manda più a dire. E se Raffaele Fitto chiede primarie per "cancellare Forza Italia", Parisi legge la stessa realtà dalla sua prospettiva di fresco sedotto e abbandonato: "Forza Italia non è in grado di seppellire nessuno oggi. Dentro una realtà come Forza Italia se sei bravo, se sei un giovane bravo è meglio se sei messo da parte, perché rischi di fargli ombra. È un meccanismo per cui uno diventa senatore o parlamentare perché è stato a lungo davanti alla porta di Berlusconi. Tutta la fatica è qui, una volta in lista sei a posto come un impiegato pubblico".
Ed è un peccato, fa capire Parisi, perché "Forza Italia è un partito molto vivo sul territorio, nei suoi amministratori, sindaci, militanti. E' vivo quando c'è un'idea politica, ma è un partito impiegatizio nei suoi vertici che rifiutano una fase di cambiamento". Per questo, parlando del suo movimento, Parisi spiega di aver "avviato un processo di rigenerazione del centrodestra fuori da Forza Italia, perché so dell'instabilità della governance di Forza Italia. Credo sia stata la scelta giusta". E qui Parisi scandisce la ragione sociale di Energie per l'Italia: "Oggi ci rivolgiamo agli italiani che vogliono cambiare, siamo fuori da uno schema politico che ormai credo sia saltato completamente e il nostro movimento si colloca in mezzo agli italiani, non tra un partitello e l'altro".
Ma Parisi dà fiato alla sua corsa in solitaria spedendo anche un autentico siluro a Matteo Renzi e soprattutto al capo dell'autorità anticorruzione Raffaele Cantone. "Renzi ha consegnato l'Italia nelle mani della magistratura - attacca Parisi da Torino, prima tappa del tour intrapreso per spiegare Energie per l'Italia -, cominciando con Cantone che è una delle più grandi iatture del nostro Paese".
"Chi è questo signore, dov'è la sua struttura istituzionale? - chiede Parisi, aggiungendo che "questa non è un'istituzione prevista dal nostro ordinamento e sta generando molta confusione nelle amministrazioni pubbliche che sono ulteriormente paralizzate, già soffrendo per una normativa e un'organizzazione molto burocratica". "Non avevamo bisogno di questo - aggiunge l'ex delfino di Berlusconi - il problema della corruzione si risolve avendo persone oneste che fanno politica e sistemi di controllo efficaci, non sistemi di controllo questo tipo, che sono inefficaci e non riescono ad arrivare a fondo del problema".
Ma, ora che può agire con mani libere, Parisi rimette ancora più a fuoco il suo mirino su Salvini. Non lo nomina direttamente dal palco, ma il riferimento al leader della Lega è evidente: "La lezione americana è importante non tanto perché c'è un Trump italiano. Trump ha lavorato nella sua vita, ha generato ricchezza, ha esperienza, solidità e storia. Tra lui e uno che nasce in consiglio comunale e che ha fatto solo il consigliere comunale c'è una distanza".
Intanto, a Parisi giunge un "in bocca al lupo per la sua nuova avventura" dal suo "predecessore": Angelino Alfano, leader di Ncd e primo ex delfino di un ex Cav oggi "senza eredi". "Ha avuto la necessità di fondare un nuovo movimento rendendosi conto di non avere altre strade e a questo punto merita solo un in bocca al lupo, sperando che possa portargli bene, a lui e all'italia" spiega il ministro dell'Interno a margine di un incontro per il Sì al referendum costituzionale.
Alla domanda se sia possibile ipotizzare un'alleanza, Alfano preferisce non rispondere direttamente dichiarando solo che il Nuovo centrodestra "ha già tre anni alle spalle e gli ultimi sondaggi di questa settimana testimoniano che più di un milione di italiani sarebbero pronti a votarci anche domani. Dunque siamo un po' più avanti sulla tabella di marcia e sul programma. Adesso a Parisi spetta un cammino difficile perché fondare un partito è faticoso, vediamo a che punto arriva".
Ed è un peccato, fa capire Parisi, perché "Forza Italia è un partito molto vivo sul territorio, nei suoi amministratori, sindaci, militanti. E' vivo quando c'è un'idea politica, ma è un partito impiegatizio nei suoi vertici che rifiutano una fase di cambiamento". Per questo, parlando del suo movimento, Parisi spiega di aver "avviato un processo di rigenerazione del centrodestra fuori da Forza Italia, perché so dell'instabilità della governance di Forza Italia. Credo sia stata la scelta giusta". E qui Parisi scandisce la ragione sociale di Energie per l'Italia: "Oggi ci rivolgiamo agli italiani che vogliono cambiare, siamo fuori da uno schema politico che ormai credo sia saltato completamente e il nostro movimento si colloca in mezzo agli italiani, non tra un partitello e l'altro".
Ma Parisi dà fiato alla sua corsa in solitaria spedendo anche un autentico siluro a Matteo Renzi e soprattutto al capo dell'autorità anticorruzione Raffaele Cantone. "Renzi ha consegnato l'Italia nelle mani della magistratura - attacca Parisi da Torino, prima tappa del tour intrapreso per spiegare Energie per l'Italia -, cominciando con Cantone che è una delle più grandi iatture del nostro Paese".
"Chi è questo signore, dov'è la sua struttura istituzionale? - chiede Parisi, aggiungendo che "questa non è un'istituzione prevista dal nostro ordinamento e sta generando molta confusione nelle amministrazioni pubbliche che sono ulteriormente paralizzate, già soffrendo per una normativa e un'organizzazione molto burocratica". "Non avevamo bisogno di questo - aggiunge l'ex delfino di Berlusconi - il problema della corruzione si risolve avendo persone oneste che fanno politica e sistemi di controllo efficaci, non sistemi di controllo questo tipo, che sono inefficaci e non riescono ad arrivare a fondo del problema".
Ma, ora che può agire con mani libere, Parisi rimette ancora più a fuoco il suo mirino su Salvini. Non lo nomina direttamente dal palco, ma il riferimento al leader della Lega è evidente: "La lezione americana è importante non tanto perché c'è un Trump italiano. Trump ha lavorato nella sua vita, ha generato ricchezza, ha esperienza, solidità e storia. Tra lui e uno che nasce in consiglio comunale e che ha fatto solo il consigliere comunale c'è una distanza".
Intanto, a Parisi giunge un "in bocca al lupo per la sua nuova avventura" dal suo "predecessore": Angelino Alfano, leader di Ncd e primo ex delfino di un ex Cav oggi "senza eredi". "Ha avuto la necessità di fondare un nuovo movimento rendendosi conto di non avere altre strade e a questo punto merita solo un in bocca al lupo, sperando che possa portargli bene, a lui e all'italia" spiega il ministro dell'Interno a margine di un incontro per il Sì al referendum costituzionale.
Alla domanda se sia possibile ipotizzare un'alleanza, Alfano preferisce non rispondere direttamente dichiarando solo che il Nuovo centrodestra "ha già tre anni alle spalle e gli ultimi sondaggi di questa settimana testimoniano che più di un milione di italiani sarebbero pronti a votarci anche domani. Dunque siamo un po' più avanti sulla tabella di marcia e sul programma. Adesso a Parisi spetta un cammino difficile perché fondare un partito è faticoso, vediamo a che punto arriva".