Referendum, Pinotti: "Ricorso se vince il Si? Segno di debolezza"
di MONICA RUBINO
La ministra della Difesa ospite del videoforum di Repubblica Tv risponde all'annuncio del Comitato per il No e aggiunge: "Chi oggi rema contro, ha votato il ddl Boschi in Parlamento"
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ROMA - "Annunciano ricorso se vince il Sì? È un segno di debolezza. E non contribuisce a rasserenare il dibattito". La ministra della Difesa Roberta Pinotti, ospite del videoforum di Repubblica Tv, commenta così l'intenzione del Comitato del No di impugnare il risultato del referendum, se il voto degli italiani all'estero dovesse essere decisivo per il Sì.
Per la ministra "i toni della campagna referendaria si stanno alzando troppo. Soprattutto sul web vedo un'aggressività da parte di alcuni settori del No che non ha eguali dalla parte del Sì". E insiste su un punto: "Chi oggi fa propaganda per buttare a mare la riforma, l'ha già votata in Parlamento".
Referendum, Pinotti: "Annunciano ricorso se vince il Sì? Segno di debolezza"
"Il tema è stato troppo politicizzato - aggiunge la ministra - Renzi ha messo al primo punto del suo programma le riforme perché quello era il patto politico su cui era nato il suo governo". Ma poi il patto è crollato e il referendum è diventato il pretesto di alcuni partiti di opposizione per tentare di dare una spallata al governo: "La spaccatura è politica, le forze politiche che avevano sottoscritto con noi l'impegno sulle riforme hanno virato verso il No dopo l'elezione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: quello è strato lo strappo che ha rotto il patto. Il governo non c'entra".
Secondo Pinotti al centro del dibattito non va messo l'argomento del taglio del numero dei parlamentari, come sottolineato anche dal presidente emerito Giorgio Napolitano: "La riforma non è una punizione contro la casta: c'è una riduzione del numero dei parlamentari, ma non c'è meno politica. Il risparmio vero sta nel fatto che la maggiore stabilità garantirà meno sprechi e velocizzerà i tempi".
E se dovesse vincere il No? "Il presidente Sergio Mattarella saprà cosa deve fare. Mi affido alla sua saggezza", conclude fiduciosa Pinotti.