Politica

Raffaele l'intoccabile, così Virginia lo difendeva

La parabola di Marra si conclude con un epilogo dirompente. Ecco le occasioni in cui Raggi lo ha difeso a oltranza

2 minuti di lettura
ROMA - "Probabilmente abbiamo sbagliato: di questo mi dispiace per i cittadini romani, per il Movimento 5 Stelle e per Beppe Grillo”. Virginia Raggi commenta così l’arresto del capo del personale del Comune di Roma Raffaele Marra, in una conferenza stampa "lampo", in cui non si ferma nemmeno a rispondere alle domande dei giornalisti. E indirettamente ammette che Grillo e una parte del M5s avevano avuto ragione a nutrire dei dubbi sul profilo del dirigente comunale alemanniano, divenuto il suo fedele braccio destro.
 
Nonostante infatti sia stata messa in guardia dai grillini della prima ora (vedi il famoso post pubblicato su Facebook a settembre da Roberta Lombardi su Marra "virus che ha infettato il movimento"),  e nonostante il fondatore del M5s abbia provato a più riprese a scomunicarlo una volta per tutte, Virginia Raggi lo ha sempre difeso a oltranza.
 
La telenovela Marra, che oggi è giunta all’ultima puntata con un epilogo eclatante (il suo arresto per corruzione per l'appunto), ha tenuto con il fiato sospeso i Cinquestelle per sei lunghi mesi. Nominato inizialmente capo di gabinetto vicario assieme a Daniele Frongia (anche lui poi trasferito al nuovo incarico di vicesindaco), Marra diviene a luglio capo del personale del Campidoglio.
 
A fine ottobre finisce nel mirino dell’Anac, l’autorità guidata da Raffaele Cantone, che dopo una serie di verifiche ne mette in dubbio anche i titoli per occupare ruoli dirigenziali nell’amministrazione comunale. In contemporanea esce sull’Espresso un’inchiesta sui suoi affari immobiliari. Ed è proprio in quei giorni che si verifica la telefonata infuocata – un’ora e mezza di botta e risposta concluso con un nulla di fatto - fra Raggi e il fondatore del M5s. La prima cittadina si mostra irremovibile: "Marra viene attaccato in modo così violento proprio perché lui è nemico dei poteri forti, quegli stessi poteri che noi stiamo cercando di combattere. Perciò abbiamo il dovere di difenderlo", taglia corto la sindaca, respingendo il pressing di Grillo per accantonarlo. Il capo del personale resta dov’è. La sua poltrona a palazzo Senatorio non viene toccata.
 
Appena qualche giorno dopo – siamo ai primi di novembre - accadono due fatti. Il primo: Beppe Grillo, preoccupato per i pasticci del cosiddetto "raggio magico" (l'entourage dei fedelissimi di Raggi) e sollecitato dal malumore crescente dei parlamentari "movimentisti" e contrari alle scelte della sindaca (oltre a Lombardi, anche Taverna, Ruocco, Fico e Sibilia), telefona ai 29 consiglieri pentastellati romani per capire cosa sta succedendo al Comune capitolino. Fa a tutti la stessa domanda: "Che ne pensi di Marra?". Una sorta di mini-sondaggio.
 
Il secondo fatto: il giorno seguente, prima di un vertice in Campidoglio con i consiglieri e gli assessori sulla rotazione dei dirigenti, Raggi lancia l’ultimatum su Marra davanti agli eletti M5S: "Lui non si tocca. Se va via, mi dimetto". Ancora muro contro muro: il giro di telefonate di Grillo non porta a nulla.

Passa ancora un mese e mezzo fra alti e bassi, fino al terremoto di questa mattina. Che ha scosso nelle fondamenta il Movimento ed è destinato ad avere conseguenze pesanti sia sul futuro della giunta capitolina che su quello della compagine grillina e della sua corsa verso Palazzo Chigi. 
 
 
 
 
 
 
I commenti dei lettori