ROMA - "Un grosso rischio all'orizzonte ". Pd e Forza Italia alla fine d'accordo sul proporzionale, magari con la prospettiva di un governo di larghe intese subito dopo, ma senza i numeri necessari a dar vita a una maggioranza. Superati nei consensi da grillini e leghisti. Lo intravede e mette in guardia Stefano Ceccanti, costituzionalista, ex senatore dem, tra i big sponsor dell'Italicum, va detto, come lo è stato del Sì al referendum costituzionale. Maggioritario convinto.
Andiamo con ordine, professore Ceccanti. Intanto si smantella l'Italicum, giusto?
"Più che altro c'è un passaggio obbligato. La legge attuale prevede che la sola Camera dia la fiducia e un ballottaggio che definisca un vincitore certo. Ma dopo il successo del No che fa rientrare in gioco il Senato, lo schema salta. E proprio il ballottaggio è sub iudice alla Consulta, che si pronuncerà il 24".
E dunque come se ne viene fuori?
"Lavorando subito a un sistema che eviti la frammentazione della rappresentanza politica, ovvero con uno sbarramento significativo. E poi, incentivando la scelta di governo da parte degli elettori, che con l'-I-talicum era netta: si potrebbe prevedere un premio di maggioranza o dei collegi uninominali ".
Insomma, il Mattarellum.
"La soluzione migliore è il ripristino del Mattarellum, sì".
Come sa, non gode di vasti consensi oltre il Pd renziano e la Lega.
" Second best è un forte premio al primo partito e uno sbarramento alto".
In un sistema proporzionale, intende?
"Se proprio si deve. Ma c'è un rischio che tutti devono tenere ben presente".
Quale?
"Si fa un gran parlare di ritorno alla Prima Repubblica, ma le forti appartenenze di allora non ci sono più".
Però molti, soprattutto in Fi, coltivano una gran voglia di governissimo.
"Un'illusione. Con un proporzionale puro, se entrano in Parlamento quattro forze (Pd, M5S, Fi e Lega), non è detto che la sommatoria dei voti Pd-Fi sia superiore a M5S-Lega. Ancor meno se grazie a uno sbarramento basso entrassero in sei".
Addio governissimo, dice?
"Soprattutto se i due partiti facessero campagna ventilando già l'intesa tra loro dopo il voto. Finirebbe con gli elettori Pd che si sposterebbero a sinistra o si asterrebbero, quelli forzisti che voterebbero Lega. Un trionfo per le forze antisistema. Col risultato della ingovernabilità assoluta, un meccanismo che si autodistrugge".
Andiamo con ordine, professore Ceccanti. Intanto si smantella l'Italicum, giusto?
"Più che altro c'è un passaggio obbligato. La legge attuale prevede che la sola Camera dia la fiducia e un ballottaggio che definisca un vincitore certo. Ma dopo il successo del No che fa rientrare in gioco il Senato, lo schema salta. E proprio il ballottaggio è sub iudice alla Consulta, che si pronuncerà il 24".
E dunque come se ne viene fuori?
"Lavorando subito a un sistema che eviti la frammentazione della rappresentanza politica, ovvero con uno sbarramento significativo. E poi, incentivando la scelta di governo da parte degli elettori, che con l'-I-talicum era netta: si potrebbe prevedere un premio di maggioranza o dei collegi uninominali ".
Insomma, il Mattarellum.
"La soluzione migliore è il ripristino del Mattarellum, sì".
Come sa, non gode di vasti consensi oltre il Pd renziano e la Lega.
" Second best è un forte premio al primo partito e uno sbarramento alto".
In un sistema proporzionale, intende?
"Se proprio si deve. Ma c'è un rischio che tutti devono tenere ben presente".
Quale?
"Si fa un gran parlare di ritorno alla Prima Repubblica, ma le forti appartenenze di allora non ci sono più".
Però molti, soprattutto in Fi, coltivano una gran voglia di governissimo.
"Un'illusione. Con un proporzionale puro, se entrano in Parlamento quattro forze (Pd, M5S, Fi e Lega), non è detto che la sommatoria dei voti Pd-Fi sia superiore a M5S-Lega. Ancor meno se grazie a uno sbarramento basso entrassero in sei".
Addio governissimo, dice?
"Soprattutto se i due partiti facessero campagna ventilando già l'intesa tra loro dopo il voto. Finirebbe con gli elettori Pd che si sposterebbero a sinistra o si asterrebbero, quelli forzisti che voterebbero Lega. Un trionfo per le forze antisistema. Col risultato della ingovernabilità assoluta, un meccanismo che si autodistrugge".