Unità in crisi, i giornalisti sono in assemblea permanente, per il secondo giorno il quotidiano non esce in edicola e, con il loro cdr, denunciano "quello che riteniamo un ulteriore passo verso la dismissione del quotidiano", con la messa in liquidazione nelle prossime settimane. Il comitato di redazione chiede quindi "un incontro ufficiale con il segretario del Partito democratico, Matteo Renzi, che in questa vicenda non può restare ancora in silenzio", anche se per ora l'editore avrebbe garantito al cdr che i licenziamenti sono congelati per almeno due settimane.
Secondo il cdr "spetta anche al Pd e al suo segretario intervenire affinché l'assetto societario dell'Unità e il suo futuro trovino una definizione chiara e senza più rimpalli di responsabilità. È arrivato il momento di fare una scelta: l'Unità deve continuare ad esistere o deve morire? Pretendiamo di saperlo".
I redattori del quotidiano fondato da Antonio Gramsci sono al secondo giorno di protesta e slitta la decisione dell'assemblea dei soci di ricapitalizzare l'Unità srl. "Il nostro destino si giocherà nei prossimi quindici giorni, è questa la decisione presa dall'Assemblea dei soci. Una decisione, se possibile, ancora più grave di quella preannunciata mercoledì al Comitato di redazione da parte di una delegata dell'Amministratore delegato, di voler procedere con licenziamenti collettivi senza ricorrere agli ammortizzatori sociali".
"Inaccettabili - scrive il cdr - le motivazioni addotte dal socio di minoranza Eyu, cioè il Partito Democratico, e il socio di maggioranza, la Piesse, circa la possibile messa in liquidazione della società editoriale. Entrambe le parti in causa sostengono l'intenzione di voler continuare a garantire la sopravvivenza del giornale, ma nello stesso momento adducono tante e tali condizioni, l'uno contro l'altro, da rendere di fatto impossibile trovare un accordo... al netto delle dichiarazioni pubbliche di impegno per il rilancio del giornale e per un piano industriale e di risanamento, nel corso di questi 18 mesi nulla è stato fatto...E non stato ancora attivato il sito web, unita.it, di proprietà dell’Unità srl, perchè finora si è preferito mantenere l’ambiguità con il blog unita.tv, di proprietà di Eyu, che nulla ha a che vedere con il giornale cartaceo, né con la redazione dell’Unità, tantomeno con la direzione". E oggi il direttore Sergio Staino ha deciso di rendere pubblica una lettera che aveva spedito al segretario Pd il 23 dicembre senza aver ottenuto nessuna risposta: "Caro Matteo, ti scrivo perché credo di essere ormai giunto alla fine delle mie forze. Credo che anche tu sia fra quelli che neanche scorre la prima pagina del giornale eppure, quando mi hai congedato a Palazzo Chigi, hai urlato allegramente: "Voglio un giornale bello, di tante pagine e non preoccuparti per i soldi... quelli ci sono!".
Spiegando poi i motivi della pubblicazione della lettera, Staino sottolinea che l'assemblea dei soci proprietari de l'Unità "ha di fatto rinviato al primo febbraio la dichiarazione di liquidazione". "In particolare - rileva - il socio di minoranza, cioè il Pd, ha proposto una ricapitalizzazione dell'azienda di 5 milioni di euro, 1 milione il Pd e 4 milioni la Pessina, socio di maggioranza. Quest'ultimo ha dichiarato la propria disponibilità a ricapitalizzare a patto che il Pd cedesse la golden share de l'Unità, che appartiene totalmente al socio di minoranza, alla stessa Pessina. Tutto questo perché la Pessina imputa al Pd una gestione deleteria dello stesso giornale causata soprattutto da uno straordinario assenteismo nei confronti della presenza del giornale nel partito, nella società e nel territorio".
"In effetti" prosegue Staino, "anche se storicamente il padrone è sempre e comunque una carogna e quindi anche in questo caso la Pessina non può dichiarare la sua totale innocenza nella crisi gestionale ed economica de l'Unità, è ben vero che il problema principale rimane politico... Ed è questo è l'aspetto che mi addolora di più: mi sono reso conto che non c'è nessuno nel partito che sia interessato a questo foglio...E' naturale che mi venga una gran voglia di togliere il disturbo".
E dal partito? Si sente la voce di Bersani: "Cerchiamo di trovare i modi per difendere la testata e i giornalisti, poi però riflettiamo anche su come un giornale del genere possa avere una prospettiva" ha detto intervistato da Bianca Berlinguer a 'Carta bianca' -, riflettiamo però sul fatto che se togli le radici a una pianta, non può fare foglie nuove. E questo vale per tutti, compresa una testata che ha una storia".
Secondo il cdr "spetta anche al Pd e al suo segretario intervenire affinché l'assetto societario dell'Unità e il suo futuro trovino una definizione chiara e senza più rimpalli di responsabilità. È arrivato il momento di fare una scelta: l'Unità deve continuare ad esistere o deve morire? Pretendiamo di saperlo".
I redattori del quotidiano fondato da Antonio Gramsci sono al secondo giorno di protesta e slitta la decisione dell'assemblea dei soci di ricapitalizzare l'Unità srl. "Il nostro destino si giocherà nei prossimi quindici giorni, è questa la decisione presa dall'Assemblea dei soci. Una decisione, se possibile, ancora più grave di quella preannunciata mercoledì al Comitato di redazione da parte di una delegata dell'Amministratore delegato, di voler procedere con licenziamenti collettivi senza ricorrere agli ammortizzatori sociali".
"Inaccettabili - scrive il cdr - le motivazioni addotte dal socio di minoranza Eyu, cioè il Partito Democratico, e il socio di maggioranza, la Piesse, circa la possibile messa in liquidazione della società editoriale. Entrambe le parti in causa sostengono l'intenzione di voler continuare a garantire la sopravvivenza del giornale, ma nello stesso momento adducono tante e tali condizioni, l'uno contro l'altro, da rendere di fatto impossibile trovare un accordo... al netto delle dichiarazioni pubbliche di impegno per il rilancio del giornale e per un piano industriale e di risanamento, nel corso di questi 18 mesi nulla è stato fatto...E non stato ancora attivato il sito web, unita.it, di proprietà dell’Unità srl, perchè finora si è preferito mantenere l’ambiguità con il blog unita.tv, di proprietà di Eyu, che nulla ha a che vedere con il giornale cartaceo, né con la redazione dell’Unità, tantomeno con la direzione". E oggi il direttore Sergio Staino ha deciso di rendere pubblica una lettera che aveva spedito al segretario Pd il 23 dicembre senza aver ottenuto nessuna risposta: "Caro Matteo, ti scrivo perché credo di essere ormai giunto alla fine delle mie forze. Credo che anche tu sia fra quelli che neanche scorre la prima pagina del giornale eppure, quando mi hai congedato a Palazzo Chigi, hai urlato allegramente: "Voglio un giornale bello, di tante pagine e non preoccuparti per i soldi... quelli ci sono!".
Spiegando poi i motivi della pubblicazione della lettera, Staino sottolinea che l'assemblea dei soci proprietari de l'Unità "ha di fatto rinviato al primo febbraio la dichiarazione di liquidazione". "In particolare - rileva - il socio di minoranza, cioè il Pd, ha proposto una ricapitalizzazione dell'azienda di 5 milioni di euro, 1 milione il Pd e 4 milioni la Pessina, socio di maggioranza. Quest'ultimo ha dichiarato la propria disponibilità a ricapitalizzare a patto che il Pd cedesse la golden share de l'Unità, che appartiene totalmente al socio di minoranza, alla stessa Pessina. Tutto questo perché la Pessina imputa al Pd una gestione deleteria dello stesso giornale causata soprattutto da uno straordinario assenteismo nei confronti della presenza del giornale nel partito, nella società e nel territorio".
"In effetti" prosegue Staino, "anche se storicamente il padrone è sempre e comunque una carogna e quindi anche in questo caso la Pessina non può dichiarare la sua totale innocenza nella crisi gestionale ed economica de l'Unità, è ben vero che il problema principale rimane politico... Ed è questo è l'aspetto che mi addolora di più: mi sono reso conto che non c'è nessuno nel partito che sia interessato a questo foglio...E' naturale che mi venga una gran voglia di togliere il disturbo".
E dal partito? Si sente la voce di Bersani: "Cerchiamo di trovare i modi per difendere la testata e i giornalisti, poi però riflettiamo anche su come un giornale del genere possa avere una prospettiva" ha detto intervistato da Bianca Berlinguer a 'Carta bianca' -, riflettiamo però sul fatto che se togli le radici a una pianta, non può fare foglie nuove. E questo vale per tutti, compresa una testata che ha una storia".