Politica

Essere ventenni nel feudo rosso: "Abbiamo paura del domani"

Martina Zecchetti, Dario Ferrari Lazzarini e Nicolò Fantini nella sede del circolo giovanile di Cavriago 
L'inchiesta. Cavriago, il paese emiliano del busto di Lenin e delle 50 associazioni di volontariato. "Ormai tesserarsi per il partito non ha più senso"
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CAVRIAGO - Gli uomini di bronzo fanno tenerezza ai nipotini. Quando Matteo Franzoni pensa al nonno, che fu anche vicesindaco, ma che dal '91 non ha più preso la tessera del partito (quel partito, ovviamente, il Partito per antonomasia, da queste parti) e non ha più varcato la soglia di una Festa dell'Unità, vede "un uomo che ha creduto in qualcosa più grande di lui, che lo ha tradito e lasciato solo da 26 anni". Ce l'hanno un po' con la Storia, i ragazzi di Cavriago. Con il Novecento in particolare, che è stato molto ingombrante in questo paesino di neanche diecimila anime fra Reggio Emilia e Parma.

Se scendi per viale Gramsci e parcheggi in via Nilde Iotti, sei in piazza Lenin. Lì ti aspetta lui, il profeta rosso, lo sguardo rivoluzionario sui condomìni del benessere emiliano: il busto bronzeo di Vladimir Ilic, dalla storia rocambolesca, donato al Comune dai russi nel '71 perché qui il sindaco massimalista, nel '19, fece votare una mozione di adesione del paese alla Repubblica dei Soviet, e Lenin citò Cavriago, in italiano, nei suoi discorsi. Dieci giorni fa era l'anniversario della sua morte, è arrivato il solito pullman di devoti con le bandiere rosse. Oggi ci sono padroni con cani. "Raccogliere gli escrementi" dicono i cartelli. AI piedi della statua, due mazzolini di fiori artificiali un po' polverosi. Il Cremlino d'Italia mostra le sue rughe. "Doveva succedere, la storia passa", dice Linda Magnoni, che sull'immagine di Lenin nel cinema ha fatto una tesina di storia dell'arte, "o forse non passa: oggi i busti dei padroni della storia non sono di bronzo ma immagini su schermo, hanno la faccia di Trump o di Putin". Qui era del Pci anche il dancing Caprice dove la cavriaghese Orietta Berti cantò per la prima volta Tu sei quello: ora è un night club. La storia passa...

Andiamoli a cercare allora, uno per uno, i ragazzi tra i 18 e i 25 anni, nati quando il Muro era già crollato. All'anagrafe, Cavriago ne conta 659. La grande storia fa i salti e chiude le porte, ma quella familiare no. Qui fai fatica a trovare chi non abbia genitori o nonni "rossi". Dario Ferrari Lazzarini ha il pedigree perfetto, un papà che diffondeva l'Unità e un nonno partigiano nelle Brigate Garibaldi. Lo trovi col cartellino di volontario in un edificio luminoso e labirintico che si chiama Multiplo, una specie di Beaubourg parigino piovuto in un borgo di provincia, biblioteca mediateca centro culturale archivio scuola galleria d'arte, centoventimila visitatori l'anno: e lo ha fatto il Comune.

All'inaugurazione cinque anni fa fecero un corteo per le vie del paese, bambini in testa con i libri in mano, un po' realismo socialista un po' orgoglio civico. "Poi c'è la materna comunale, il centro anziani comunale, la sala prove comunale, la farmacia comunale... Non puoi dire che qui il passato è tutto da seppellire, che devono passare le ruspe. Fai fatica a non essere riconoscente a chi ha fatto tutto questo. Però...". Però, Dario? "La delusione qui è passata come un setaccio. Colpa di chi fa politica per sé e contro tutti. Di chi, se vai all'estero a cercare il lavoro per cui hai studiato, ti dice che è meglio perderti che trovarti...". Dario ora vota "al centro".

Aveva le maglie strette, quel setaccio. Ha trattenuto nel Novecento il Partito, l'Ideologia, la Lotta Mondiale. Ma qualcosa ha lasciato passare. Qualcosa che forse esisteva già prima, nei cromosomi sociali e solidali di queste terre di leghe contadine e di mutue operaie. "Destra e sinistra non hanno più senso, li sostituirei con comunità", Alessandro Domenichini studia tecnologie alimentari e intanto fa il cuoco e il cameriere. Del resto anche Matteo, quello col nonno malinconico, anche se da tre anni è consigliere comunale del Pd, ammette: "Le tessere crollano perché uno non sa più cosa farsene. Qui la gente non ha smesso di pensare al bene comune, ma lo fa in un altro modo. Lo sa che a Cavriago ci sono cinquanta associazioni di volontariato? Per meno di diecimila abitanti?". Ma è ancora politica? "La chiami come vuole, io penso che si potrebbe usare una parola con dentro l'uomo, umanesimo, umanistico...".

Quattro ore la settimana, Antonio Lombardo le passa coi ragazzini disabili: compiti, giochi. "Non so se questa è una cosa di sinistra, forse sì, ma non credo che conti molto no? Comunque, quando penso all'economia, ecco, già mi sento più di destra...". Quelle due benedette maledette paroline nemiche fra loro, sono anche nemiche della "comunità" che ha passato al setaccio la storia? Ai bordi del paese c'è un ex caseificio tutto ricoperto, dentro e fuori, da un horror vacui di graffiti: è il Kessel, ci fanno concerti e iniziative culturali e lì ci trovi i soci fondatori di Cuarèg On The Road, (Cavriago, in dialetto), circolo giovanile nato tre anni fa da una grigliata in piazza. "La politica muore per il suo marasma", ti conferma Nicolò Fantini, "per anni la sinistra, a Roma, si è consolata dicendo be', finché regge l'Emilia... Ma l'Emilia della sinistra si è già fermata, nessuno se n'è accorto, e presto qualcuno riempirà il vuoto. Noi proviamo a salvare almeno il valore dello stare insieme, pazienza se non ha il nome altisonante di qualche ideale che ha fallito". Martina Zecchetti è la presidente del circolo: il nonno, operaio alle acciaierie Reggiane, era in piazza a Reggio il 7 luglio 1960 quando la polizia ammazzò cinque antifascisti, cinque ragazzi dell'età di Martina, una storia che si è sentita raccontare mille volte da bambina come una favola degli orchi. Fa scienze politiche, ammette "io non conosco le opinioni politiche degli altri ragazzi che frequentano il circolo, neppure le chiedo. Lavoriamo assieme per il paese, conta questo". La politica nemica della comunità, è questa idea malinconica che il Novecento ha lasciato ai suoi nipotini? "Però a me", rimugina Martina, "questa cosa della comunità comincia a stare stretta. E il mondo?".

All'ora della sirena Thomas Conte esce dalla fabbrica metalmeccanica della zona industriale. Salutiamo la giovane classe operaia... Ride: "In fabbrica non si parla di politica, ci si lamenta solo. Io invece penso che è già un miracolo vivere dove i servizi funzionano e il lavoro c'è ancora. Ma quel che abbiamo non lo avremo per sempre, e allora come lo difenderemo? Con chi?". I genitori di Anna Cadoppi erano battaglieri militanti di Lotta Continua negli anni Settanta. "Mi parlano di cose che non conosco", dice lei, "loro volevano cambiare il mondo, non ci sono riusciti. Io non voglio più cambiare il mondo. L'avvenire per loro era passione e ambizione, per me è paura".

I ragazzi di Cavriago non hanno nostalgia di un passato. Hanno il rimpianto del futuro.
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