ROMA - Potrebbe essere l'ultima occasione per evitare la scissione. Oppure il luogo dove la frattura diverrà definitiva e verrà ufficializzata. Un Pd nel caos torna a confrontarsi questo pomeriggio in direzione, a soli due giorni dall'assemblea di domenica che ha allargato il solco tra l'ala Bersani-Rossi-Emiliano e la maggioranza renziana. Una cosa è certa, anzi due: Matteo Renzi non ci sarà perché è in partenza per gli Usa. Il governatore pugliese Michele Emiliano invece andrà al Nazareno.
La riunione odierna avrà soprattutto una funzione tecnico-procedurale. Servirà cioè a nominare la commissione congressuale, che darà il via al percorso del congresso del partito fino alle primarie aperte, previste a maggio, per la scelta del nuovo segretario. Ma in realtà ci sono alcuni punti da tenere d'occhio, che potrebbero fare la differenza.
VIDEOSCHEDA Le tappe del Congresso
1. Renzi parte per gli Usa
L'ex premier ha fatto sapere che non parteciperà: "Non sono più il segretario, ma un candidato", avrebbe detto ai suoi. Come accennato nella sua e-news annuncia di essere in partenza per gli Usa: "Vi racconterò sul blog.matteorenzi.it il mio diario di bordo dalla California dove incontreremo alcune realtà molto interessanti. Priorità: imparare da chi è più bravo come creare occupazione, lavoro, crescita nel mondo che cambia, nel mondo del digitale, nel mondo dell'innovazione".
2. Il dilemma di Emiliano
Il presidente della Regione Puglia ha dunque sciolto la riserva: parteciperà alla riunione del partito. Prima di maturare la sua decisione, Emiliano ha sentito in mattinata il governatore toscano Enrico Rossi e il bersaniano Roberto Speranza, in prima linea sul fronte della scissione. Domenica scorsa all'assemblea il governatore pugliese ha stupito tutti con un intervento dai toni concilianti teso a scongiurare la divisione, in antitesi con i proclami scissionisti del giorno precedente alla controassemblea della minoranza. La sua presenza alla direzione sta a significare che resterà nel partito per sfidare Renzi nella corsa alla segreteria assieme al ministro della Giustizia Andrea Orlando.
3. L'ultimo spiraglio di Rossi
Convinto a proseguire sulla via della scissione, prima di chiudersi alle spalle la porta del Pd Rossi questa mattina ha tenuto aperto uno spiraglio. In un'intervista a Omnibus su La7 ha detto rivolto all'ex segretario: "Renzi dovrebbe fare un passo non indietro, ma di lato, dovrebbe dire che le ragioni della minoranza possono stare nel partito". E ha aggiunto: "Bisogna capire se ci sono possibilità di confronto. Chi ha il ruolo di direzione di un partito non può pensare di asfaltare, seppellire chi la pensa diversamente. Tra dirigere un partito e comandarlo ci sono molte vie di mezzo". Mentre sull'enigma di Emiliano ha commentato: "Vediamo quali saranno le sue decisioni, Emiliano mi pareva particolarmente convinto. Lui è più esuberante, io più mite, ma mi auguro che anche lui trarrà le conseguenze".
4. Quelli che non si rassegnano.
Ieri l'ex premier Enrico Letta nell'assistere da Parigi al "cupio dissolvi del Pd" scriveva attonito su Facebook: "Non può finire così, non deve finire così". Oggi Romano Prodi ribadisce: "La scissione è un suicidio". E Gianni Cuperlo: "Renzi sembra non capire la gravità delle conseguenze di una simile frattura". Al coro di coloro che non si capacitano si aggiunge anche l'ex sindaco di Torino Piero Fassino, che ad Agorà su Raitre afferma: "Io non mi rassegno. In queste ore i contatti sono intensissimi tra di noi. Le ragioni per cui andiamo verso una scissione non sono plausibili, non sono comprensibili".
La riunione odierna avrà soprattutto una funzione tecnico-procedurale. Servirà cioè a nominare la commissione congressuale, che darà il via al percorso del congresso del partito fino alle primarie aperte, previste a maggio, per la scelta del nuovo segretario. Ma in realtà ci sono alcuni punti da tenere d'occhio, che potrebbero fare la differenza.
VIDEOSCHEDA Le tappe del Congresso
1. Renzi parte per gli Usa
L'ex premier ha fatto sapere che non parteciperà: "Non sono più il segretario, ma un candidato", avrebbe detto ai suoi. Come accennato nella sua e-news annuncia di essere in partenza per gli Usa: "Vi racconterò sul blog.matteorenzi.it il mio diario di bordo dalla California dove incontreremo alcune realtà molto interessanti. Priorità: imparare da chi è più bravo come creare occupazione, lavoro, crescita nel mondo che cambia, nel mondo del digitale, nel mondo dell'innovazione".
2. Il dilemma di Emiliano
Il presidente della Regione Puglia ha dunque sciolto la riserva: parteciperà alla riunione del partito. Prima di maturare la sua decisione, Emiliano ha sentito in mattinata il governatore toscano Enrico Rossi e il bersaniano Roberto Speranza, in prima linea sul fronte della scissione. Domenica scorsa all'assemblea il governatore pugliese ha stupito tutti con un intervento dai toni concilianti teso a scongiurare la divisione, in antitesi con i proclami scissionisti del giorno precedente alla controassemblea della minoranza. La sua presenza alla direzione sta a significare che resterà nel partito per sfidare Renzi nella corsa alla segreteria assieme al ministro della Giustizia Andrea Orlando.
3. L'ultimo spiraglio di Rossi
Convinto a proseguire sulla via della scissione, prima di chiudersi alle spalle la porta del Pd Rossi questa mattina ha tenuto aperto uno spiraglio. In un'intervista a Omnibus su La7 ha detto rivolto all'ex segretario: "Renzi dovrebbe fare un passo non indietro, ma di lato, dovrebbe dire che le ragioni della minoranza possono stare nel partito". E ha aggiunto: "Bisogna capire se ci sono possibilità di confronto. Chi ha il ruolo di direzione di un partito non può pensare di asfaltare, seppellire chi la pensa diversamente. Tra dirigere un partito e comandarlo ci sono molte vie di mezzo". Mentre sull'enigma di Emiliano ha commentato: "Vediamo quali saranno le sue decisioni, Emiliano mi pareva particolarmente convinto. Lui è più esuberante, io più mite, ma mi auguro che anche lui trarrà le conseguenze".
4. Quelli che non si rassegnano.
Ieri l'ex premier Enrico Letta nell'assistere da Parigi al "cupio dissolvi del Pd" scriveva attonito su Facebook: "Non può finire così, non deve finire così". Oggi Romano Prodi ribadisce: "La scissione è un suicidio". E Gianni Cuperlo: "Renzi sembra non capire la gravità delle conseguenze di una simile frattura". Al coro di coloro che non si capacitano si aggiunge anche l'ex sindaco di Torino Piero Fassino, che ad Agorà su Raitre afferma: "Io non mi rassegno. In queste ore i contatti sono intensissimi tra di noi. Le ragioni per cui andiamo verso una scissione non sono plausibili, non sono comprensibili".