Politica

Cittadinanza, la storia di Giorgia "Nata e cresciuta in Italia, ma i politici si nascondono"

Giorgia Cociorva ha 18 anni ed è venuta da Bologna per partecipare alla manifestazione di Roma per chiedere che si metta in calendario la discussione della legge già passata alla Camera

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ROMA - Dal palco in piazza del Pantheon i ragazzi chiedono: "Senatori, ascoltateci, vogliamo la cittadinanza", mentre Giorgia si aggira con un foglio di quaderno scritto a mano, fitto fitto. Bionda, longilinea, se fosse a Milano nel quartiere della moda la scambierebbero per una modella. "Vorrei leggere il mio appello, ma non so se ci sarà tempo".

E dire che ne varrebbe la pena: la sua storia è uno dei tanti esempi della vite lasciate nel limbo da una legge sulla cittadinanza che rischia di arenarsi ancora una volta per le beghe del Pd.

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Giorgia Cociorva ha 18 anni ed è venuta da Bologna per partecipare alla manifestazione organizzata dai movimenti per chiedere che si metta in calendario la discussione della legge già passata alla Camera. Non può diventare cittadina italiana con la norma attuale perché, pur essendo nata in Italia, non ci ha vissuto ininterrottamente. Dai due ai cinque infatti la madre biologica l'aveva riportata in Moldavia, ma era riuscita a tornare alla famiglia che l'aveva in affido e fare tutte le scuole a Bologna. Il suo foglio sarebbe un tema da dieci, scritto in ottimo italiano, pieno di fatti e idee. "I politici non riescono a vedere la realtà dell'Italia - scrive - e si nascondono dietro i luoghi comuni".

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I politici sono poco più in là. Intorno al presidente del Pd Matteo Orfini si raduna un crocchio, a distanza di tre passi c'è Gotor con i Democratici e progressisti, così in piazza del Pantheon sembrerebbe che la scissione non sia avvenuta. "L'approvazione della legge sulla cittadinanza era uno dei primi punti del programma del governo Renzi, per cui la sosterremo in ogni modo - promette Orfini - siamo pronti anche a porre il voto di fiducia".

La relatrice in Commissione affari costituzionali, Doris Lo Moro dei Democratici e progressisti, poco prima non aveva nascosto i timori che la situazione in seno alla sinistra possa essere un ostacolo: "Il gruppo a cui appartengo sosterrà la riforma - ha detto - ma non nascondo che ci sono problemi. Sarà dura, ma a un certo punto si andrà comunque in Aula". Ma con un governo sotto tiro, un voto di fiducia sarebbe un'occasione ghiotta per i giochetti dei franchi tiratori.
 
La piazza intanto canta, recita poesie, nessuno è mascherato anche se si era parlato di "Carnevale della cittadinanza", l'argomento sembra davvero troppo serio per scherzarci su. Paula Baudet Vivanco del movimento "Italiani senza cittadinanza" è determinata: "Ci avevano detto che si sarebbe votato in Senato dopo il referendum, ma dobbiamo scendere di nuovo in piazza per chiedere che la riforma sia approvata. La vita di bambini e adolescenti non può dipendere dalle beghe dei politici".
 
Alberto Venditti e Danilo Silva di "Questa è Roma", altra associazione organizzatrice,  sono l'emblema dell'Italia che i politici non vedono. Uno biondo occhi azzurri, l'altro nero con accento romanesco più marcato. "Molti tra noi sono scoraggiati, è anche per questo che non siamo tantissimi", dicono guardando la piazza dove, togliendo la stampa e i curiosi, ci saranno sì e no 200 persone. Poi vedono passare il senatore leghista Stefano Candiani e gli si accostano: "Allora, senatore, ce la dà una mano a far passare questa legge?" . "Ehh - fa lui accelerando il passo - la cittadinanza è una cosa seria!". "Appunto senatore - incalza Silva - questa riforma è un compromesso al ribasso per noi eppure cambierebbe la vita di molte persone". Candiani gli batte una mano sulla spalla e andando via scandisce bonario: "Buona fortuna, ragazzi!".
 
 
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