
Una sapiente riduzione che ha portato il ministro ad essere tra i peggio retribuiti del governo. Il fanalino di coda è il titolare dell’Agricoltura, Maurizio Martina, che con 46.750 euro non è riuscito a sopravanzare il collega del Tesoro. Eppure nel 2014 il reddito di Padoan era in linea con quello degli altri ministri, mentre nel 2013 era addirittura tra i più alti, perché tra i suoi compensi figurava anche il contributo esentasse da 216mila euro che gli aveva girato l’Ocse per i suoi incarichi di vice segretario generale e capo economista.
Nel 2015, invece, Padoan ha messo in pratica tutta la sua conoscenza della macchina fiscale italiana, perché è riuscito a spesare oneri deducibili per 72.370 euro, grazie ai quali ha abbattuto il suo reddito da 125mila a poco meno di 50mila euro. Quali siano gli oneri deducibili lo spiegano i Caf quando curano le dichiarazioni dei dipendenti. Si va dalle spese per le colf a quelle per l’assistenza, dalle donazione agli assegni di mantenimento, dai contributi alla previdenza integrativa. Ebbene Padoan, forse senza ricorrere al Caf, ha deciso di versare i contributi previdenziali e assistenziali necessari per riscattare gli anni della Laurea in Economia conseguita alla Sapienza di Roma. Quattro anni di contributi, pari a oltre 70mila euro, che forse, a lui 67enne, serviranno per andare in pensione prima.