Gianni cuperlo (s) e Andrea Orlando durante l'assemblea nazionale di Sinistradem (ansa)
Assemblea SinistraDem, Orlando: "Voglio ricostruire il Pd". Cuperlo: "Può riuscirci"
di KATIA RICCARDI
Al 'Pd che vorrei a sinistra' parte la campagna per il nuovo volto del partito. Senza slogan, oltre il populismo: "L'alternativa alla leadership di Matteo Renzi si compirà, è inevitabile, ma dobbiamo tornare in asse con il mondo di fuori, senza ostilità nei confronti di un solo uomo"
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ROMA - La scissione è stata un errore e avrebbero voluto evitarla, questo il concetto alla base da cui partono il ministro di Giustizia candidato Segretario, Andrea Orlando, e Gianni Cuperlo pronto a sostenerlo in questa sua corsa titanica. Insieme a Roma, sul palco dell'assemblea di SinistraDem, Il Pd che vorrei a sinistra, sgretolano la base del governo Renzi. Punto per punto, indicano la svolta inevitabile di un partito scisso, e la sua perniciosa quanto necessaria inversione di marcia.
"Siamo rimasti noi e i cubani a fare discussioni così lunghe", esordisce Gianni Cuperlo, sorride, ma è pronto a passare ad altro. Una lunga prefazione che porta a indicare Orlando come l'unica possibilità post scissione. "Parleremo di cose serie", dice Cuperlo e parla di utopia, della costruzione di un'alternativa necessaria dopo la distruzione di un linguaggio che non unisce più niente e nessuno: "Dobbiamo batterci per una buona causa", Renzi è il passato, il populismo è solo un gioco delle tre carte, accattivante e inutile. "Quello che non si può fare più è parlare di vittoria senza aver vinto". Come ha fatto l'ex premier per troppo tempo.
Matteo Renzi non deve però diventare un capro espiatorio: "Dobbiamo tornare in asse con il mondo di fuori, senza ostilità nei confronti di un solo uomo" continua Cuperlo. Che lui sia diventato titanico è anche responsabilità degli alri intorno. "Se chi è vicino non ha forza o autonomia per fermarti bisogna che siano altri per imporre un cambio di passo o di stagione. E non è un'ostilità verso una persona che con il governo ha fatto anche cose importanti - migranti, battaglia in Ue, diritti civili, carceri - ma la ragione vera di quell'alternativa vive altrove, nel fatto che questo non è più un Paese stabile e serve una svolta con cui la sinistra può scrivere un capitolo nuovo". La scelta, il finale, è Andrea Orlando. Su di lui grava il peso della svolta. Gianni Cuperlo all'Assemblea
"Io e Gianni abbiamo provato ad evitare questo tragico errore della scissione, abbiamo perso. E tuttavia non mi rassegno all'idea, voglio lavorare per far tornare tutti quei compagni e quelle compagne che hanno appeso le scarpe al chiodo", dice il ministro di Gustizia quando prende la parola. Ma, aggiunge, "non viviamo con sofferenza la scissione di quelli che fanno cento tessere con la carta di credito". "Vorrei tornare a divertirmi facendo politica. E non vivremo con sofferenza la scissione di quelli che fanno cento tessere con la carta di credito", continua il Guardasigilli.
Il suo scopo, lo ribadisce, è "ricostruire il Pd. Oggi nel Paese è premiato chi usa le parole dei populisti ma non userò toni populistici perché il consenso costruito con il populismo è un veleno che ti tiene prigioniero". "Le classi dirigenti - spiega - si formano con fatica e studio e non con l'avvicendamento".
Che l'ex premier resti fuori dunque. "Credo che sia sbagliato cercare di rendere anche questo congresso un referendum su Renzi. Non lo ha fatto Renzi ma Michele Emiliano. Così non abbiamo alcuna prospettiva politica". E tra gli argomenti populisti che non tratterà, Orlando cita l'Europa: "Non cavalcherò la progressiva antipatia che si è costituita nella società italiana contro l'integrazione europea. La battaglia è dentro l'Europa. Capisco che strizzare l'occhio a pulsioni populiste può fare comodo, ma io non lo farò. La prima cosa che dobbiamo costruire è una forza politica che sia europea. Non saremmo credibili sei nei prossimi mesi non lavorassimo all costruzione di una grande forza progressista europea, che non è oggi il Pse".
A parlare di destra e dell'avvicinamento di un'ombra è Cuperlo: senza "le idee chiare" ora "arriva la destra. Nella forma che vedete, come a Washington così da noi, e se per ora non è avvenuto, è perché alle spalle della classe dirigente fino a oggi, qui, storicamente, si è manifestato un popolo. Ma oggi le classi dirigenti della politica non sono riconosciute come capi del quel popolo". E se cade l'idea, arriva il "titanismo" di un solo leader. Che, unque, per forza resta "fragile".
"Il Pd di ieri" così definisce Cuperlo il governo caduto, "ha voluto sfidare l'italia sulla Costituzione, la sconfitta è stata bruiciante. Tutti hanno capito che adesso bisogna ricominciare da capo. Ripartire dal simbolo. Oggi teniamo un congresso nelle forme decise per un'altra stagione". "Io dico che far eleggere un Segretario di un partito da tutti gli italiani e non solo dagli iscritti, rievoca il giudizio di quel ragionerie sulla corazzata Potemkin". Una "cagata pazzesca", pronunciata dal ragionier Fanzozzi (Paolo Villaggio,1976, Il secondo tragico Fantozzi, regia di Luciano Salce).
Primarie aperte, Cuperlo cita Fantozzi: "E' come la corazzata Potemkin"
"La nostra vuole essere un'alternativa per quel mondo che ci si era candidati a rappresentare", continua Cuperlo, "io non credo al vantaggio dei sondaggi che danno il segretario uscente ancora in vantaggio, vedo un'altra pellicola e vedere nella storia della sinistra è sempre stato preludio di combattere". Cuperlo finisce presentando Andrea Orlando: "Lui è l'equilibrio che serve ora in un partito in cui si procede a colpi di sciabola. Lui rappresenta un patto pubblico. La trasparenza e l'autonomia". "Oggi io vi chiedo e propongo di sostenerlo nella sua candidatura alla segreteria". La stagione "alle nostre spalle si sta consumando" e l'alternativa alla leadership di Matteo Renzi "si compirà". Cuperlo trasforma infine il "Yes we can" di Obama in un "Se po' fa". Ci saranno sfide, enormi, da James Bond, ma Orlando le può affrontare, perché "se po' fa".
E se si farà Orlando, promette, non lo farà da solo. "La leadership che voglio costruire non è riferita a una persona ma a un gruppo dirigente. Voglio un sistema in cui si sta insieme perché c'è pluralità e questa pluralità vive nel gruppo dirigente. Dobbiamo ricostruire un rapporto tra di noi" dice. "Se vincerò questa sfida e credo che ci siano le condizioni voglio cambiare le regole che disciplinano questo partito". Senza slogan, senza ombre, ma con sfumature e chiaroscuri: "Dobbiamo recuperare la dimensione dei chiaroscuri, della complessità, non possiamo cavarcela semplicemente con degli slogan. Dobbiamo ritrovare un gusto di costruire il partito".
Alle domande su ciò che succede tutt'intorno, Orlando risponde a margine dell'Assemblea. E lì dichiara che l'inchiesta Consip "non deve assolutamente" influenzare il congresso Pd, "noi ci dobbiamo confrontare sulle idee e dobbiamo rispettare tutti i principi garantisti" dice il ministro della Giustizia, che su Luca Lotti aggiunge: "ha tutto il diritto di stare al suo posto per una ragione molto semplice: l'avviso di garanzia (VIDEO) che lo riguarda è precedente al Natale e quindi i fatti nuovi che stanno emergendo in questo momento sono cosa diversa rispetto a quell'avviso di garanzia".
Consip, Congresso e mercato tessere Pd: videoforum con Andrea Orlando - Integrale