ROMA - Guelfo Guelfi, l'unico consigliere della Rai a dare del tu a Matteo Renzi, è anche l'unico ad aver votato a favore del Piano di riforma delle news del dg Campo Dall'Orto. La sua posizione è il segno - dicono molti - che Renzi è tormentato e indeciso su Campo. Ancora oggi l'ex premier fatica ad ammettere che la scelta del manager veneto come capitano della tv di Stato è stata un errore (cosa che invece pensa buona parte del Pd).
Guelfi, perché ha detto sì al piano di Campo?
"Perché il piano è il surrogato di un altro progetto di riforma in cui avevo molto creduto, quello dell'ex direttore editoriale Carlo Verdelli. Verdelli proponeva di unire RaiNews24 e l'informazione regionale della TgR; di spostare il Tg2 a Milano; di rilanciare i notiziari via Internet. Tutte cose che a me piacevano e che ora Campo, in parte, conferma".
E Renzi che dice?
"Renzi, quando diventò sindaco di Firenze, cominciò a proporre una serie di miglioramenti per la città. Ma ad ogni proposta si alzava qualcuno che diceva: questo non si può fare, questo non si deve fare... Matteo è sempre andato avanti e ci ha insegnato che le buone idee vincono ogni veto o resistenza".
Chi si oppone al cambiamento in Rai?
"Ricordo solo che il piano Verdelli, quando era ancora in bozza, fu trafugato e dato all'Espresso. Operazione che è all'origine delle difficoltà del piano di Campo, oggi".
L'Espresso non ha commissionato furti e ha fatto solo del buon giornalismo.
"Speriamo che il piano news possa comunque imporsi, con il tempo. E chiudiamola qui".
Campo Dall'Orto deve dimettersi?
"Non spetta a me dirlo, questo deve deciderlo lui. La Rai ha bisogno di prendere decisioni urgenti. Deve stabilire, faccio solo un esempio, quando un suo professionista va pagato 240 mila euro lordi annui e quando no. Di fronte a sfide importanti, il management, il direttore generale e il cda sono entrati in una condizione di evidente stallo e di crisi che impone una riflessione. A tutti".
Il sindacato dei giornalisti Usigrai e la Fnsi chiedono che anche il Cda vada via perché corresponsabile degli errori.
"Il cda non ha colpe. Usigrai e Fnsi amano sparare nel mucchio. All'Usigrai va spiegato che le rendite di posizione non andrebbero più difese, che i premi economici non devono arrivare per consuetudine, perché scritti in accordi lontani. Le consuetudini non esistono più, il mondo è cambiato. La Rai ha un piano industriale e un piano news. Prevedono che i giornalisti siano riqualificati grazie ai corsi di Rai Academy, che imparino a usare smartphone e mini-telecamere come in tutto il mondo...".
Dunque il Cda merita di restare?
"Certo. Per dare forza e gambe a queste idee".
Campo e la presidente Maggioni litigano di brutto, in tutto questo. La preoccupa l'ennesima turbolenza?
"No. È un dato di fatto. Mi allarma semmai che la Rai non possa onorare i suoi impegni, che metta da parte i programmi nuovi e vincenti che noi abbiamo ideato. Oggi gli italiani pagano il canone, tutti. E meritano che un progetto di qualità, come è il nostro, sia portato a compimento. A questo sto attento, non ai rapporti tra Tizio e Caio".
Guelfi, perché ha detto sì al piano di Campo?
"Perché il piano è il surrogato di un altro progetto di riforma in cui avevo molto creduto, quello dell'ex direttore editoriale Carlo Verdelli. Verdelli proponeva di unire RaiNews24 e l'informazione regionale della TgR; di spostare il Tg2 a Milano; di rilanciare i notiziari via Internet. Tutte cose che a me piacevano e che ora Campo, in parte, conferma".
E Renzi che dice?
"Renzi, quando diventò sindaco di Firenze, cominciò a proporre una serie di miglioramenti per la città. Ma ad ogni proposta si alzava qualcuno che diceva: questo non si può fare, questo non si deve fare... Matteo è sempre andato avanti e ci ha insegnato che le buone idee vincono ogni veto o resistenza".
Chi si oppone al cambiamento in Rai?
"Ricordo solo che il piano Verdelli, quando era ancora in bozza, fu trafugato e dato all'Espresso. Operazione che è all'origine delle difficoltà del piano di Campo, oggi".
L'Espresso non ha commissionato furti e ha fatto solo del buon giornalismo.
"Speriamo che il piano news possa comunque imporsi, con il tempo. E chiudiamola qui".
Campo Dall'Orto deve dimettersi?
"Non spetta a me dirlo, questo deve deciderlo lui. La Rai ha bisogno di prendere decisioni urgenti. Deve stabilire, faccio solo un esempio, quando un suo professionista va pagato 240 mila euro lordi annui e quando no. Di fronte a sfide importanti, il management, il direttore generale e il cda sono entrati in una condizione di evidente stallo e di crisi che impone una riflessione. A tutti".
Il sindacato dei giornalisti Usigrai e la Fnsi chiedono che anche il Cda vada via perché corresponsabile degli errori.
"Il cda non ha colpe. Usigrai e Fnsi amano sparare nel mucchio. All'Usigrai va spiegato che le rendite di posizione non andrebbero più difese, che i premi economici non devono arrivare per consuetudine, perché scritti in accordi lontani. Le consuetudini non esistono più, il mondo è cambiato. La Rai ha un piano industriale e un piano news. Prevedono che i giornalisti siano riqualificati grazie ai corsi di Rai Academy, che imparino a usare smartphone e mini-telecamere come in tutto il mondo...".
Dunque il Cda merita di restare?
"Certo. Per dare forza e gambe a queste idee".
Campo e la presidente Maggioni litigano di brutto, in tutto questo. La preoccupa l'ennesima turbolenza?
"No. È un dato di fatto. Mi allarma semmai che la Rai non possa onorare i suoi impegni, che metta da parte i programmi nuovi e vincenti che noi abbiamo ideato. Oggi gli italiani pagano il canone, tutti. E meritano che un progetto di qualità, come è il nostro, sia portato a compimento. A questo sto attento, non ai rapporti tra Tizio e Caio".