Il grande accordo che doveva portarci alle elezioni a settembre ha fatto naufragio sul primo scoglio. Un’esplosione figlia dell’incontro di troppe furbizie e troppi calcoli, senza quel minimo di idealità indispensabile a controbilanciare asprezze e tensioni.
Ora è chiaro a tutti ciò che ripetiamo dal primo giorno: una riforma voluta per soddisfare le convergenti convenienze di quattro leader politici, che prevedeva già la data del voto, senza una minima preoccupazione per il Paese, non garantisce nessun futuro e non poteva avere respiro.
Una legge che sanciva già i possibili approdi, la grande coalizione tra Renzi e Berlusconi da un lato e una possibile convergenza tra Grillo e Salvini dall’altro, senza che ci si fosse minimamente preoccupati di mettere in campo programmi, idee e prospettive, era uno schiaffo agli italiani.
Ci accollavamo tutti i rischi di un “voto accelerato” e del rinvio della manovra a dopo le elezioni senza che il Paese ne conoscesse alcun beneficio, anzi, con il pericolo di esporlo a una nuova tempesta europea.
C’è da augurarsi che questo fallimento stimoli un ripensamento, per rimettere al centro gli elettori e il loro diritto di scegliere da chi essere rappresentati. E nel frattempo si usino i mesi che rimangono alla legislatura per fare qualcosa che lasci il segno, per non gettare occasioni preziose.
Ci sono molte leggi — da giorni ne ricordiamo sei — che varrebbe davvero la pena approvare. Sarebbe un modo nobile per ricucire il rapporto con i cittadini.
Ora è chiaro a tutti ciò che ripetiamo dal primo giorno: una riforma voluta per soddisfare le convergenti convenienze di quattro leader politici, che prevedeva già la data del voto, senza una minima preoccupazione per il Paese, non garantisce nessun futuro e non poteva avere respiro.
Una legge che sanciva già i possibili approdi, la grande coalizione tra Renzi e Berlusconi da un lato e una possibile convergenza tra Grillo e Salvini dall’altro, senza che ci si fosse minimamente preoccupati di mettere in campo programmi, idee e prospettive, era uno schiaffo agli italiani.
Ci accollavamo tutti i rischi di un “voto accelerato” e del rinvio della manovra a dopo le elezioni senza che il Paese ne conoscesse alcun beneficio, anzi, con il pericolo di esporlo a una nuova tempesta europea.
C’è da augurarsi che questo fallimento stimoli un ripensamento, per rimettere al centro gli elettori e il loro diritto di scegliere da chi essere rappresentati. E nel frattempo si usino i mesi che rimangono alla legislatura per fare qualcosa che lasci il segno, per non gettare occasioni preziose.
Ci sono molte leggi — da giorni ne ricordiamo sei — che varrebbe davvero la pena approvare. Sarebbe un modo nobile per ricucire il rapporto con i cittadini.