L’ultimo candidato a scendere in campo nell’ormai affollata corsa alla presidenza della regione Sicilia è stato Vittorio Sgarbi. E come sempre, l’ha fatto a modo suo. Stavolta su Instagram, con l’immagine di una ragazza. Scollatura in vista, slip ridotti e volto coperto dal cartello: Sgarbi presidente.
In Sicilia dopo il voto del 5 novembre si conoscerà il nome del nuovo presidente della Regione. L’ultimo sondaggio di Demopolis vede un testa a testa tra Nello Musumeci, candidato del centrodestra unito, e Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 Stelle. Difficile fare pronostici su chi vincerà. L’unica certezza è che con ogni probabilità a essere eletto sarà un uomo, per la trentaseiesima volta. La carica di presidente nella regione Sicilia, non l’ha mai ottenuta nessuna donna. Un dato che unisce il profondo sud all’estremo nord della Valle d’Aosta. Nell’isola, questa volta, le donne in corsa sono due: Piera Maria Loiacono, sostenuta dalla coalizione Libertà e Democrazia, e Lucia Pinsone di Vox Populi. Entrambe, secondo Demopolis, sotto la soglia dello 0,3%.
Ma l’assenza di donne nella politica siciliana non è un dato che riguarda solo i vertici. Nell’attuale legislatura dell’Ars, l’assemblea regionale, su novanta deputati le donne sono solo quindici. Eppure è l’assemblea siciliana più rosa di sempre. Nelle legislature precedenti le donne si potevano contare sulle dita di una mano. Erano in 3 nel 2008, in 5 nel 2006, una sola dal 1996 al 2001. In alcuni anni, totalmente assenti. Nessuna presidente di assemblea.
I dati sono simili anche per la carica di sindaco. Il rapporto pubblicato a marzo del 2017 dall’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani, parla di 22 comuni siciliani amministrati da donne contro i 355 in cui i sindaci sono uomini. Una percentuale di 5,8 punti che colloca la Sicilia al diciannovesimo posto in Italia, al di sopra solo della Campania.
La riforma elettorale che nel 2013 ha introdotto nelle elezioni comunali la doppia preferenza di genere, ha fatto registrare l’unico dato positivo della regione con i consigli comunali che in media raggiungono una partecipazione femminile del 33,6%. “Porre all’attenzione il tema dell’avanzamento delle donne nella società è porre il tema del progresso dell’intera società”, ha ricordato nei giorni scorsi la presidente della Camera Laura Boldrini. “Perché dalla posizione che queste rivestono se ne deduce anche il livello di sviluppo del paese”.
I dati sono simili anche per la carica di sindaco. Il rapporto pubblicato a marzo del 2017 dall’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani, parla di 22 comuni siciliani amministrati da donne contro i 355 in cui i sindaci sono uomini. Una percentuale di 5,8 punti che colloca la Sicilia al diciannovesimo posto in Italia, al di sopra solo della Campania.
La riforma elettorale che nel 2013 ha introdotto nelle elezioni comunali la doppia preferenza di genere, ha fatto registrare l’unico dato positivo della regione con i consigli comunali che in media raggiungono una partecipazione femminile del 33,6%. “Porre all’attenzione il tema dell’avanzamento delle donne nella società è porre il tema del progresso dell’intera società”, ha ricordato nei giorni scorsi la presidente della Camera Laura Boldrini. “Perché dalla posizione che queste rivestono se ne deduce anche il livello di sviluppo del paese”.