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(agf)

La palestra di Ostia sequestrata al crimine e bloccata dalla burocrazia

La struttura doveva essere il simbolo della presenza delle istituzioni nel municipio romano: un luogo aperto a tutti dopo il sequestro al ras del porto. Ma da mesi il progetto è impantanato negli uffici comunali della capitale
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Ostia non è soltanto il posto dove qualcuno squarcia le gomme dell’auto di una troupe della rete televisiva La7 mentre in piazza si manifesta contro le intimidazioni alla stampa, e il giorno dopo va a fuoco il portone del circolo del Pd: fatti accaduti fra giovedì 16 e venerdì 17 novembre. Ma la storia di una palestra che da mesi la burocrazia comunale fa di tutto per ostacolare dice tutto sull’aria che spesso si respira in quella che se non fosse un quartiere di Roma sarebbe l’undicesima città più grande del Paese. Anche perché non è una palestra qualsiasi in un posto qualsiasi.

Il giorno in cui la vicenda comincia ci mette la faccia anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando, insieme al governatore del Lazio Nicola Zingaretti. “Ostia, nei locali sequestrati nasce la palestra aperta a tutti” titola Repubblica.it un articolo di Federica Angeli. La Regione Lazio ha appena firmato un accordo con il tri…
Ostia non è soltanto il posto dove qualcuno squarcia le gomme dell’auto di una troupe della rete televisiva La7 mentre in piazza si manifesta contro le intimidazioni alla stampa, e il giorno dopo va a fuoco il portone del circolo del Pd: fatti accaduti fra giovedì 16 e venerdì 17 novembre. Ma la storia di una palestra che da mesi la burocrazia comunale fa di tutto per ostacolare dice tutto sull’aria che spesso si respira in quella che se non fosse un quartiere di Roma sarebbe l’undicesima città più grande del Paese. Anche perché non è una palestra qualsiasi in un posto qualsiasi.

Il giorno in cui la vicenda comincia ci mette la faccia anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando, insieme al governatore del Lazio Nicola Zingaretti. “Ostia, nei locali sequestrati nasce la palestra aperta a tutti” titola Repubblica.it un articolo di Federica Angeli. La Regione Lazio ha appena firmato un accordo con il tribunale di Roma per utilizzare un locale di mille metri quadrati sequestrato due anni a Mauro Balini. Quello diventerà, scrive la nostra Angeli, “un luogo dove bambini e giovani potranno fare sport a poche strade dal quartier generale degli Spada a cui l’assessore Sabella chiuse una palestra. A lungo i residenti di Nuova Ostia hanno criticato quell’operazione proprio perché i figli non avevano più un’alternativa, a prezzi modici, per fare sport, Ora l’hanno, e potranno scegliere se frequentare la nuova palestra aperta dagli Spada o questa”.

Un segnale chiaro, finalmente, che a Ostia lo Stato c’è. E ancora più forte perché si apre alla città un luogo simbolo delle ombre che da anni si stendono sul decimo municipio di Roma: il grande spazio destinato ad accogliere la palestra è stato sequestrato insieme ad altri 530 immobili, agli stabilimenti balneari “Hakuna matata” e “Plinius”, nonché a 19 società, auto mobili, moto, barche e conti in banca per un totale di 450 milioni al ras del porto di Ostia. Nipote di quel Vittorio Balini ex bagnino diventato ricco sfondato vendendo i diritti di Dallas alle tivù di Silvio Berlusconi, Mauro Balini finisce nei guai per i presunti legami con i clan che controllano gli affari sul litorale.

Quella palestra pubblica dovrebbe quindi segnare una linea netta di demarcazione fra Ostia e quel mondo. L’operazione è affidata all’Ipab della Regione Lazio Opera Pia Asilo Savoia, che ha avviato il programma d’interventi di inclusione sociale ”Talento e tenacia”. Una volta ristrutturati, i locali della palestra saranno gestiti una start up di giovani. Perfetto. Nessuno però riesce a immaginare la tenacia con cui la burocrazia ostacolerà il piano. A maggio sarebbe tutto pronto per partire: l’inaugurazione della palestra è prevista per l’inizio di ottobre. Ma è allora che inizia il tiki-taka comunale. Le riunioni si susseguono alle riunioni, in un crescendo inconcludente. E quando arriva l’autunno siamo a zero.

A quel punto il magistrato e la Regione battono i pugni sul tavolo. Vogliono che il Comune di Roma spieghi perché la pratica si è impantanata negli uffici. Reazione comprensibile: lo Stato, la Regione e il Comune sono tutti dalla stessa parte, eppure qualcuno rema contro. Si convoca allora l’ennesima riunione il 2 ottobre, e al termine l’assessorato all’Urbanistica di Roma capitale dirama un comunicato stampa: «La richiesta dei lavori per la palestra è immediatamente eseguibile in quanto compatibile con la destinazione urbanistica vigente». Tutto a posto, dunque? Macché. Il progetto resta impantanato, finché non si arriva a un nuovo faccia a faccia il 24 ottobre: il Comune conviene che per iniziare i lavori è sufficiente una semplice comunicazione agli uffici competenti. La “Cila”, così si chiama in gergo tecnico, arriva quindi agli uffici comunali il 26 ottobre: due giorni dopo l’incontro di cui sopra. Ma il 31 ottobre l’architetto responsabile dell’ufficio tecnico del municipio di Ostia blocca nuovamente tutto.

La ragione? «In relazione alla pratica in oggetto è necessario reperire informazioni presso il dipartimento PAU relativamente alla legittimità del manufatto». Legittimità? Non bastasse questo, il successivo 8 novembre il medesimo architetto solleva il problema che «la pratica in oggetto» necessita di una «determinazione dirigenziale di approvazione o di presa d’atto delle modifiche sopravvenute». Che per giunta «dovrà essere munita dell’apposito parere favorevole del collegio di vigilanza e della commissione di vigilanza».

Va ripetuto: Ostia non è certo quella del giornalista con il naso spaccato dalla testata di un boss. Ma lo stato che dichiara guerra ai clan e finisce per farla a se stesso non è certo uno spettacolo migliore.