Pensioni, Calenda: "Camusso commette un errore, ora basta ideologie"
Per il ministro dello Sviluppo economico è sbagliato lasciare la discussione sull'adeguamento dell'età pensionabile ai governi futuri
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ROMA - "La Cgil ha il diritto di fare gli scioperi e di prendere delle posizioni, ma una discussione si deve impostare nei tempi e nei modi che rendono i risultati possibili, altrimenti diventa una bandiera. Spero che la Cgil non faccia politica, ma non sono nella testa di Susanna Camusso, sono cose che è difficile dire da fuori”. Il ministro dello Sviluppo economico Calenda commenta così, a Circo Massimo, su Radio Capital, la scelta del sindacato di convocare uno sciopero per il 2 dicembre dopo il mancato accordo con il governo sulle pensioni.
Calenda continua a giudicare sbagliato il rinvio della discussione sull’adeguamento dell’età pensionabile perché “passare le patate bollenti agli esecutivi successivi non è mai una cosa buona”, ma giudica la proposta dell’esecutivo “equilibrata”: “in quest'ambito, cioè in un sistema che ha al suo interno delle fragilità, quello che si poteva fare è mettere insieme un pacchetto che io ritengo intelligente, che apre un ragionamento sia sull'attuale che sul prospettico”, dice il ministro, “non vuol dire che chi chiede di più abbia torto: quello che dobbiamo imparare a considerare è che ci sono tante cose che in Italia andrebbero fatte, come le pensioni minime: il problema è come allocare le risorse che tutti insieme abbiamo, su quali priorità. Io penso che le priorità debbano continuare ad essere giovani e investimenti”.
Prossimo appuntamento importante del governo è la legge di stabilità. MdP non ha ancora sciolto la riserva ma, secondo Calenda, “non c’è il rischio che non la votino, lo troverei assurdo”. Anche dal Ministro arriva il richiamo all’unità del centrosinistra, pur ricordando che nello scontro con Renzi “Bersani sbaglia. C'è una posizione di antipatia personale, che raramente entra nel merito delle questioni: è una delusione, perché Bersani è una persona seria. Questo atteggiamento non aiuta la sinistra. La sinistra deve rimettersi insieme e provare a vincere queste elezioni: senza una sinistra così, articolata nel pensiero sul futuro, il nostro paese rischia davvero tantissimo alle prossime elezioni, quindi bisogna mettere da parte antipatie e simpatie”.
E cambiare linguaggio: “Con questa legge elettorale c’è il rischio ingovernabilità, è ovvio. Quello che mi preoccupa però è che PD e Forza Italia, i grandi partiti che devono rappresentare un argine al populismo, e che forse lo potranno fare solo mettendosi insieme, assumano una posa sia nella comunicazione che nelle proposte che diventa vicina al populismo. Questo è un rischio grossissimo: bisogna stare molto, molto attenti”.
Calenda, però, conferma che non parteciperà alla prossima corsa elettorale: “Non mi candido perché non credo ai partitini: ne ho fatto uno, Scelta Civica, e ho capito di non essere in grado; se avessi dovuto far politica, l'avrei fatto con il PD, ma non ci sono state le condizioni. Pertanto sto a fare il mio lavoro fino all'ultimo giorno, e non mi candido anche per mettere in sicurezza il lavoro che faccio: potete immaginare che macello si scatenerebbe su ogni provvedimento. Che faccio, vado a chiedere i soldi per fare il partito agli imprenditori con cui lavoro? Sarebbe una cialtroneria”.