Ius soli, l’impegno di Gentiloni: “Un obbligo per la prossima legislatura”
Goffredo De Marchis , di GOFFREDO DE MARCHISIl premier si è detto dispiaciuto per l’esito finale della legge. Ma osserva come al Senato non ci fossero i numeri
Gentiloni dice che lo ius soli, o meglio lo ius culturae, è "un valore fondante della sinistra" e dunque è un "obbligo" per il Pd impegnarsi ad approvarlo nel nuovo Parlamento che sarà eletto il 4 marzo. Il premier ci aveva creduto, si dice "dispiaciuto" per l'esito finale della legge sulla cittadinanza. Ma con realismo osserva che davvero al Senato non c'erano i numeri "se addirittura la partenza dell'iter in aula era stata la mancanza del numero legale". Luigi Zanda aveva avuto l'incarico di cercare quei numeri. "Ci abbiamo lavorato dodici mesi, dallo scorso gennaio. L'obiettivo era convincere i contrari a cambiare parere, dentro il perimetro della maggioranza di governo, per mettere la fiducia. Non ci siamo riusciti. Ma una grande questione come questa non si esaurisce con lo scioglimento delle Camere".
Sergio Mattarella pronuncerà il "tutti a casa" stasera, dopo i pas…
Sergio Mattarella pronuncerà il "tutti a casa" stasera, dopo i pas…
Gentiloni dice che lo ius soli, o meglio lo ius culturae, è "un valore fondante della sinistra" e dunque è un "obbligo" per il Pd impegnarsi ad approvarlo nel nuovo Parlamento che sarà eletto il 4 marzo. Il premier ci aveva creduto, si dice "dispiaciuto" per l'esito finale della legge sulla cittadinanza. Ma con realismo osserva che davvero al Senato non c'erano i numeri "se addirittura la partenza dell'iter in aula era stata la mancanza del numero legale". Luigi Zanda aveva avuto l'incarico di cercare quei numeri. "Ci abbiamo lavorato dodici mesi, dallo scorso gennaio. L'obiettivo era convincere i contrari a cambiare parere, dentro il perimetro della maggioranza di governo, per mettere la fiducia. Non ci siamo riusciti. Ma una grande questione come questa non si esaurisce con lo scioglimento delle Camere".
Sergio Mattarella pronuncerà il "tutti a casa" stasera, dopo i passaggi formali (colloquio con il presidente del Consiglio, che non si dimette e resta in carica per gli affari correnti, e incontro con i presidenti di Camera e Senato). Getta la spugna anche lui? Prende atto. Solo la mossa in extremis dei partiti potrebbe fargli cambiare idea e allungare un po' i tempi. "Se Renzi, Di Maio e Grasso, i leader dell'unica maggioranza possibile sulla legge, stamattina s'impegnano a votarla a gennaio, si rinvia lo scioglimento. Senza problemi", spiegano al Quirinale. Un modo per dire: nessun segnale è arrivato in questo senso. Per colpa della scadenza elettorale ravvicinata, forse, per colpa di alcune ambiguità sulla materia incandescente dell'immigrazione. Ma questo non è affare del Colle. Fatto sta che nessuno ha fatto sapere al capo dello Stato, al di fuori di Luigi Manconi, Barbara Pollastrini e Gianni Cuperlo, che i numeri ci sono e la cittadinanza può andare in porto. Non bastano certo tre parlamentari semplici a cambiare gli equilibri. Sono necessari i segretari delle forze politiche, che invece tacciono.
Non ci sono i voti per mettere la fiducia e non ci sono neanche per una discussione ordinata come dimostra l'assenza del numero legale sabato scorso. Per Mattarella è tutto sufficientemente chiaro. La minaccia di un governo che cade è spuntata dal momento che la legislatura è terminata. E l'esame normale dello Ius soli, con la prospettiva di una molto probabile bocciatura, significherebbe porre un'ipoteca sulla legge anche in vista del prossimo Parlamento. Il cammino, a prescindere dal risultato delle urne, sarebbe di nuovo in salita. Tanto più che leggi divisive e delicate come questa vanno approvate quando le Camere sono appena nate e non in limine mortis.
Matteo Renzi garantisce che la legge "non scomparirà dall'agenda del Pd". Anzi. Dopo che i governi dem hanno vinto le battaglie su unioni civili, divorzio breve e biotestamento, "lo Ius soli è per forza al primo posto nel capitolo dei diritti". Nessuno, spiega il segretario del Pd, "può rimproverarci la timidezza su questi valori. Semmai, in cinque anni abbiamo colmato ritardi e difficoltà che avevano impedito al centrosinistra di fare di più in passato".
Il tema non sarà in cima alla lista degli argomenti da campagna elettorale. Ma nessuno dem rinuncerà a rivendicare la legge e i suoi principi. Anche nel profondo Nord come assicura il lodigiano Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria: "Non sono preoccupato per gli attacchi che arriveranno dalla nostra sinistra per un verso e da destra per l'altro. Non esiste il timore di pagare un prezzo in termini di voti. Avremo la possibilità di spiegare bene la nostra posizione e la norma. E di ricordare quanto è stato fatto per i diritti negli anni scorsi". Lo Ius soli sarà usato da Liberi e uguali per marcare la differenza con il Pd? Possibile. "I leader di quella formazione - attacca Matteo Orfini - sono gli stessi che hanno perso molti treni. Pensiamo soltanto ai Dico". Il riferimento è a Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani, protagonisti della stagione dell'Ulivo, al governo e al partito. "Per noi la cittadinanza resta una priorità - dice il presidente del Pd - . Non abbiamo cambiato idea. Il punto è che mancavano i voti del Senato non quelli dei sondaggi". Adesso la parola sullo Ius soli passa agli elettori. Immaginare una maggioranza favorevole tra tre mesi non è facile. Sarà già complicato trovare una maggioranza per il governo.
Sergio Mattarella pronuncerà il "tutti a casa" stasera, dopo i passaggi formali (colloquio con il presidente del Consiglio, che non si dimette e resta in carica per gli affari correnti, e incontro con i presidenti di Camera e Senato). Getta la spugna anche lui? Prende atto. Solo la mossa in extremis dei partiti potrebbe fargli cambiare idea e allungare un po' i tempi. "Se Renzi, Di Maio e Grasso, i leader dell'unica maggioranza possibile sulla legge, stamattina s'impegnano a votarla a gennaio, si rinvia lo scioglimento. Senza problemi", spiegano al Quirinale. Un modo per dire: nessun segnale è arrivato in questo senso. Per colpa della scadenza elettorale ravvicinata, forse, per colpa di alcune ambiguità sulla materia incandescente dell'immigrazione. Ma questo non è affare del Colle. Fatto sta che nessuno ha fatto sapere al capo dello Stato, al di fuori di Luigi Manconi, Barbara Pollastrini e Gianni Cuperlo, che i numeri ci sono e la cittadinanza può andare in porto. Non bastano certo tre parlamentari semplici a cambiare gli equilibri. Sono necessari i segretari delle forze politiche, che invece tacciono.
Non ci sono i voti per mettere la fiducia e non ci sono neanche per una discussione ordinata come dimostra l'assenza del numero legale sabato scorso. Per Mattarella è tutto sufficientemente chiaro. La minaccia di un governo che cade è spuntata dal momento che la legislatura è terminata. E l'esame normale dello Ius soli, con la prospettiva di una molto probabile bocciatura, significherebbe porre un'ipoteca sulla legge anche in vista del prossimo Parlamento. Il cammino, a prescindere dal risultato delle urne, sarebbe di nuovo in salita. Tanto più che leggi divisive e delicate come questa vanno approvate quando le Camere sono appena nate e non in limine mortis.
Matteo Renzi garantisce che la legge "non scomparirà dall'agenda del Pd". Anzi. Dopo che i governi dem hanno vinto le battaglie su unioni civili, divorzio breve e biotestamento, "lo Ius soli è per forza al primo posto nel capitolo dei diritti". Nessuno, spiega il segretario del Pd, "può rimproverarci la timidezza su questi valori. Semmai, in cinque anni abbiamo colmato ritardi e difficoltà che avevano impedito al centrosinistra di fare di più in passato".
Il tema non sarà in cima alla lista degli argomenti da campagna elettorale. Ma nessuno dem rinuncerà a rivendicare la legge e i suoi principi. Anche nel profondo Nord come assicura il lodigiano Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria: "Non sono preoccupato per gli attacchi che arriveranno dalla nostra sinistra per un verso e da destra per l'altro. Non esiste il timore di pagare un prezzo in termini di voti. Avremo la possibilità di spiegare bene la nostra posizione e la norma. E di ricordare quanto è stato fatto per i diritti negli anni scorsi". Lo Ius soli sarà usato da Liberi e uguali per marcare la differenza con il Pd? Possibile. "I leader di quella formazione - attacca Matteo Orfini - sono gli stessi che hanno perso molti treni. Pensiamo soltanto ai Dico". Il riferimento è a Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani, protagonisti della stagione dell'Ulivo, al governo e al partito. "Per noi la cittadinanza resta una priorità - dice il presidente del Pd - . Non abbiamo cambiato idea. Il punto è che mancavano i voti del Senato non quelli dei sondaggi". Adesso la parola sullo Ius soli passa agli elettori. Immaginare una maggioranza favorevole tra tre mesi non è facile. Sarà già complicato trovare una maggioranza per il governo.