Costuire una rete di pre-riformatori in grado di prevenire gli effetti del disagio sociale che alimenta il fenomeno delle baby gang: è l'idea lanciata dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, intervenendo stamattina in diretta nella puntata di "Circo Massimo" su Radio Capital.
"Abbiamo un sistema di giustizia minorile che funziona", ha detto il ministro rispondendo a una domanda di Massimo Giannini che gli chiedeva se non fosse il caso di pensare a un abbassamento dell'età minima di punibilità. "Quello che non funziona - ha continuato il ministro - sono le famiglie: forse bisogna intervenire per costruire strumenti che allontanino i bambini nelle situazioni più difficili, trovando metodi di pevenzione diversi da quelli di una vera e propria condanna. Può sembrare un sofisma, ma non vorrei che tra qualche anno ci trovassimo a discutere se un bambino di 8 anni sia in grado di intendere e volere: ovviamente la risposta sarebbe negativa".
Per il ministro, d'altronde, "l'emergenza c'è", è concreta e reale e "purtroppo non riguarda solo Napoli". "C'è una crisi delle famiglie - dice - dei quartieri, dei corpi intermedi che organizzavano la vita sociale. Per questo la cosa più forte che si può fare è pensare a un'estensione del tempo pieno nelle aree degradate. Se i ragazzi stanno più a scuola e meno in contesti come la famiglia che abbiamo in testa, forse è meglio".
Intervenire sulla scuola, quindi, ma non solo: "Avazerò una poposta al sindaco De Magistris e al governatore De Luca per costruire centri che costituiscano dei pre riformatori, ma sempre nell’ottica di una fase di prevenzione, anche con qualche limitazione della libertà". Quanto invece alla proposta di licenziare i professori accusati di molestie senza attendere una condanna, il ministro è scettico: "Ho delle perplessità, soprattutto a livello costituzionale".
Torlando alla politica Orlando, esponende dell'ala sinistra del Pd, lancia un appello a una campagna elettorale meno costruita sugli slogan: "Penso che dovremmo discutere più di prosposte, spiegare come vogliamo realizzarle, e meno partecipare a una sorta di asta televisiva in cui proporre soluzioni costose e non realizzabili. Da questo punto di vista, però, devo dire che il Pd promette molto meno degli altri".
Ed è ottimista, sul risultato dei seggi: "Il centrosinistra può vincere le elezioni", dice. "Ce la può fare se scatta il meccanismo dove si capisce qual è la posta in gioco, ed è la collocazione dell'Italia in Europa. Credo che gli italiani alla fine non vogliano mettere in discussione l'acquisizione più importante fatta in questi 70 anni. Le elezioni italiane sono un referendum sull'Europa. Gli italiani devono sapere che se votano il Pd, chiunque vada a palazzo Chigi è un europeista. La stessa cosa non possiamo dirlo per la destra e il M5s".
E' critico, invece, sulla decisione di Leu di correre autonomamente in Lombardia: "E' una scelta incomprensibile, quella di Liberi e Uguali. Dire che Fontana è uguale a Gori è una evidente forzatura, persino chi la fa è consapevole della sua infondatezza".
Sul possibile governo del presidente ipotizzato da Massimo D'Alema per il dopo voto, per il guardasigilli "sarebbe interessante sapere cosa intende: dietro questa formula si può dire tutto e nulla, si possono celare maggioranze che a mio avviso sono naturali e praticabili". Ma se D'Alema ha parlato di "tanti partiti attorno a obiettivi molto limitati", allora per Orlando "non è il Pd che propone l'inciucio...".
"Abbiamo un sistema di giustizia minorile che funziona", ha detto il ministro rispondendo a una domanda di Massimo Giannini che gli chiedeva se non fosse il caso di pensare a un abbassamento dell'età minima di punibilità. "Quello che non funziona - ha continuato il ministro - sono le famiglie: forse bisogna intervenire per costruire strumenti che allontanino i bambini nelle situazioni più difficili, trovando metodi di pevenzione diversi da quelli di una vera e propria condanna. Può sembrare un sofisma, ma non vorrei che tra qualche anno ci trovassimo a discutere se un bambino di 8 anni sia in grado di intendere e volere: ovviamente la risposta sarebbe negativa".
Per il ministro, d'altronde, "l'emergenza c'è", è concreta e reale e "purtroppo non riguarda solo Napoli". "C'è una crisi delle famiglie - dice - dei quartieri, dei corpi intermedi che organizzavano la vita sociale. Per questo la cosa più forte che si può fare è pensare a un'estensione del tempo pieno nelle aree degradate. Se i ragazzi stanno più a scuola e meno in contesti come la famiglia che abbiamo in testa, forse è meglio".
Intervenire sulla scuola, quindi, ma non solo: "Avazerò una poposta al sindaco De Magistris e al governatore De Luca per costruire centri che costituiscano dei pre riformatori, ma sempre nell’ottica di una fase di prevenzione, anche con qualche limitazione della libertà". Quanto invece alla proposta di licenziare i professori accusati di molestie senza attendere una condanna, il ministro è scettico: "Ho delle perplessità, soprattutto a livello costituzionale".
Torlando alla politica Orlando, esponende dell'ala sinistra del Pd, lancia un appello a una campagna elettorale meno costruita sugli slogan: "Penso che dovremmo discutere più di prosposte, spiegare come vogliamo realizzarle, e meno partecipare a una sorta di asta televisiva in cui proporre soluzioni costose e non realizzabili. Da questo punto di vista, però, devo dire che il Pd promette molto meno degli altri".
Ed è ottimista, sul risultato dei seggi: "Il centrosinistra può vincere le elezioni", dice. "Ce la può fare se scatta il meccanismo dove si capisce qual è la posta in gioco, ed è la collocazione dell'Italia in Europa. Credo che gli italiani alla fine non vogliano mettere in discussione l'acquisizione più importante fatta in questi 70 anni. Le elezioni italiane sono un referendum sull'Europa. Gli italiani devono sapere che se votano il Pd, chiunque vada a palazzo Chigi è un europeista. La stessa cosa non possiamo dirlo per la destra e il M5s".
E' critico, invece, sulla decisione di Leu di correre autonomamente in Lombardia: "E' una scelta incomprensibile, quella di Liberi e Uguali. Dire che Fontana è uguale a Gori è una evidente forzatura, persino chi la fa è consapevole della sua infondatezza".
Sul possibile governo del presidente ipotizzato da Massimo D'Alema per il dopo voto, per il guardasigilli "sarebbe interessante sapere cosa intende: dietro questa formula si può dire tutto e nulla, si possono celare maggioranze che a mio avviso sono naturali e praticabili". Ma se D'Alema ha parlato di "tanti partiti attorno a obiettivi molto limitati", allora per Orlando "non è il Pd che propone l'inciucio...".