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La precisazione dell'ingegnere Carlo De Benedetti

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Eugenio Scalfari ha completamente omesso un passaggio cruciale della vita del Gruppo Espresso. A metà degli anni '80, il Gruppo si trovava in una situazione tecnica di fallimento e l'avvocato Vittorio Ripa di Meana, legale e consigliere di amministrazione del Gruppo, si rivolse al dottor Guido Roberto Vitale, allora amministratore delegato di Euromobiliare, per cercare una soluzione che ormai pareva veramente problematica.

Il dottor Vitale, con un suo collaboratore, si inventò uno strumento molto in disuso nella finanza italiana e cioè le fedi di investimento convertibili e mi propose di sottoscriverne 5 miliardi, cosa che io feci.

 
Successivamente convertii le fedi in azioni del Gruppo Espresso, diventandone azionista al 15% e entrai nel Consiglio di Amministrazione, del quale per trentacinque anni sono stato membro. Infine, in occasione della guerra di Segrate Scalfari ne approfittò per vendere la sua modesta partecipazione e io gliela comperai versandogli 80 miliardi di lire.

Quindi Scalfari, saltando a piè pari questo evento decisivo per il Gruppo, falsa (involontariamente?) la storia del Gruppo stesso che, confermo, ho salvato più di quarant'anni fa e questo lo dico non certo per vantarmi, ma per il rispetto della storia.

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