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Dal 5 marzo Pd a rischio, ma Renzi punta sui collegi per salire al Colle

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Tre possibili scenari a partire dal giorno dopo il voto: primati per la coalizione di centrodestra e per i 5Stelle, ma la scommessa del Pd è sul gruppo parlamentare
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Gli orlandiani avvertono: "I conti li faremo il 5 marzo". Michele Emiliano, che si è tenuta stretta la Puglia, pensa alle conseguenze di una sconfitta: "Bisogna ripensare il Pd in tutta Italia. E se le cose vanno male, anche a Roma". Sono gli strascichi della composizione delle liste, ma non solo. Se il Partito democratico finisce al 22-23 per cento, è pronta la fronda contro Matteo Renzi a dispetto della forza parlamentare di fedelissimi garantita dalle candidature. È già stata evocata la parola "congresso". Si cercherà di cambiare linea e soprattutto segretario. Magari guardando a sinistra. "Vediamo come andranno anche quelli di Liberi e uguali", dicono nell'area vicina al ministro della Giustizia.

Ma Renzi ora è concentrato sul suo obiettivo minimo. Abbandonati i sogni del 40 per cento e anche del 30, nelle sue dichiarazioni il segretario dem ha più volte fatto capire di confidare nella ri…
Gli orlandiani avvertono: "I conti li faremo il 5 marzo". Michele Emiliano, che si è tenuta stretta la Puglia, pensa alle conseguenze di una sconfitta: "Bisogna ripensare il Pd in tutta Italia. E se le cose vanno male, anche a Roma". Sono gli strascichi della composizione delle liste, ma non solo. Se il Partito democratico finisce al 22-23 per cento, è pronta la fronda contro Matteo Renzi a dispetto della forza parlamentare di fedelissimi garantita dalle candidature. È già stata evocata la parola "congresso". Si cercherà di cambiare linea e soprattutto segretario. Magari guardando a sinistra. "Vediamo come andranno anche quelli di Liberi e uguali", dicono nell'area vicina al ministro della Giustizia.

Ma Renzi ora è concentrato sul suo obiettivo minimo. Abbandonati i sogni del 40 per cento e anche del 30, nelle sue dichiarazioni il segretario dem ha più volte fatto capire di confidare nella rimonta legata alla campagna elettorale e a cosa punta: "Avremo il gruppo parlamentare più numeroso". Significa far entrare il Partito democratico da protagonista in uno dei tre scenari per il dopo voto, nel caso nessun partito o nessuna coalizione abbia una maggioranza certificata dagli elettori. Scenari che sono sul tavolo dei partiti e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una cartellina dal titolo: "chi deve dare le carte per la formazione del governo?". Oppure: "da chi bisogna partire per cercare i voti in Parlamento?".

Ogni ipotesi ha accanto il nome del partito (o dei partiti) alla quale corrisponde. Scenario 1: la prima parola tocca alla coalizione che arriva prima. In fondo il Rosatellum prevede l'alleanza nei collegi maggioritari quindi ha senso guardare al blocco che prende più voti. Sulla base dei sondaggi, sarà il centrodestra di Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia e centristi. Sempre a patto che la coalizione regga anche dopo il 5 marzo, che Berlusconi non cerchi subito le larghe intese col Pd mettendo nel conto che Matteo Salvini si metterà di traverso.

Scenario 2: le carte le dà il partito che arriva primo. Secondo i sondaggisti oggi toccherebbe al Movimento 5stelle. Luigi Di Maio ha detto che prenderebbe l'incarico di formare il governo per trovare i consensi sufficienti a farlo nascere sulla base del programma. Può raggiungere i numeri necessari? Lo dirà il risultato del voto. Ma un dialogo con la Lega è già in corso e Leu non esclude un confronto.

Scenario 3: può salire al Colle, con un suo candidato premier, il partito che non arriva primo ma esprime il gruppo parlamentare, alla Camera e al Senato, più numeroso, grazie al successo nei collegi maggioritari. Questa è la scommessa di Renzi. Anche per questo ha voluto fare la voce grossa nella scelta dei possibili eletti, lasciando sul campo esclusi, bocciati, malumori e sospetti. C'è bisogno di un gruppo che lo segua nella difficile partita post elettorale, che dia il via libera alle decisioni del segretario senza troppe polemiche. Ovviamente, un candidato del Partito democratico (lo stesso Renzi'?) andrebbe a cercare i voti di Forza Italia, dei centristi e anche di Liberi e uguali se dovessero servire.

I tre scenari sono tutti percorribili allo stesso modo, hanno tutti degli appigli o dei precedenti per trasformarsi in realtà. Sarà Mattarella a scegliere la strada migliore, la più giusta. Ma al Pd sono convinti che anche l'ipotesi numero 3 abbia delle chance. "Ora sappiamo solo che il 5 marzo, per via della legge elettorale, dell'assenza di un premio di maggioranza sarà un altro mondo politico rispetto a quello che abbiamo visto finora", dice un leader dem.

La partita nel Pd è tutta da giocare. Le polemiche sulle liste sono destinate ad esaurirsi nel giro di poche ore. Emiliano e Orlando dovranno fare campagna elettorale per i loro candidati, per portarli in Parlamento, anche se sono scontenti dell'equlibrio. Dicono che anche Dario Franceschini abbia subito la tagliola renziana, ma lui smentisce: "Sono molto soddisfatto della composizione delle liste", ha detto fin dall'inizio. Forse bisogna guardare meglio i nomi per capirne il motivo.

Ma se il risultato sarà negativo, i conti della eventuale "congiura" nella direzione sono semplici. Il 30 per cento è delle minoranze. Aggiungendo Franceschini si arriva al 42 per cento, ovvero si sfiora la maggioranza nel parlamentino interno. La segreteria di Renzi può resistere meglio nei gruppi parlamentari, visti i 155 fedelissimi su 200 eletti potenziali. Ma cambiare casacca è un attimo quando il leader perde.