Le lotte di potere tra clan berlusconiani, Silvio sotto scacco in Campania
Conchita Sannino , Carmelo LopapaUna terra dove da sempre una parte di Forza Italia è sul filo dell'illegalità. Il leader furibondo ordina: "Idioti, finitela o andiamo ko"
NAPOLI. Il terremoto campano squarcia Forza Italia. Ombre cupe. Ritornano, sono quelle di ieri, del passato remoto. E di ogni stagione. Azzurri clan. Non bastava liberarsi di Nicola Cosentino, per dire addio a certi metodi, al viluppo di affari e relazioni, di accordi e poteri di ricatto e anche di regolamenti di conti consumati nella chiusura delle liste. Lo sanno bene i fondatori, i berluscones dell'hinterland napoletano. Tornano. Da un lato l'ombra scura delle troppe inchieste, la vicinanza ai boss che pesa sulla dinastia dei Cesaro. Luigi l'immortale candidato di Fi che ora torna capolista al Senato,è lo stesso giovane di cui un superpadrino sanguinario come Raffaele Cutolo ha detto, intercettato in carcere: "Quello mi deve molto, faceva il mio autista".
È lo stesso Giggino che fu arrestato e condannato in primo grado perché ritenuto l'uomo che portava i messaggi di Rosetta dagli occhi di ghiaccio, la sorella di Cutolo. Poi assolto i…
È lo stesso Giggino che fu arrestato e condannato in primo grado perché ritenuto l'uomo che portava i messaggi di Rosetta dagli occhi di ghiaccio, la sorella di Cutolo. Poi assolto i…
NAPOLI. Il terremoto campano squarcia Forza Italia. Ombre cupe. Ritornano, sono quelle di ieri, del passato remoto. E di ogni stagione. Azzurri clan. Non bastava liberarsi di Nicola Cosentino, per dire addio a certi metodi, al viluppo di affari e relazioni, di accordi e poteri di ricatto e anche di regolamenti di conti consumati nella chiusura delle liste. Lo sanno bene i fondatori, i berluscones dell'hinterland napoletano. Tornano. Da un lato l'ombra scura delle troppe inchieste, la vicinanza ai boss che pesa sulla dinastia dei Cesaro. Luigi l'immortale candidato di Fi che ora torna capolista al Senato,è lo stesso giovane di cui un superpadrino sanguinario come Raffaele Cutolo ha detto, intercettato in carcere: "Quello mi deve molto, faceva il mio autista".
È lo stesso Giggino che fu arrestato e condannato in primo grado perché ritenuto l'uomo che portava i messaggi di Rosetta dagli occhi di ghiaccio, la sorella di Cutolo. Poi assolto in secondo grado e Cassazione (giudice Carnevale). "Siamo stati vittime, eravamo sotto pressione di quei personaggi", è sempre stata la versione della famiglia.
"Siamo vittime, sotto scacco del clan Polverino", hanno ripetuto a dicembre scorso, oltre trent'anni dopo, i fratelli di Giggino, i potenti imprenditori Cesaro, in carcere dall'estate scorsa. Sono Raffaele e Aniello, guarda caso gli imputati su cui dovrebbe decidere il presidente del collegio, Giuseppe Cioffi, che oggi si scopre troppo vicino a Forza Italia. "Esiste un metodo Cesaro", hanno già scritto i giudici del Riesame di Napoli. Relazioni potenti, quanti intrecci.
Dall'altro lato, ecco il fuoco amico sparato dagli esclusi o i salvati in extremis, le accuse di metodi camorristici per quelle "manine" che cancellano il nome della ex ministra De Girolamo da capolista poi ripescata in Emilia, o quello del consigliere regionale Gianpiero Zinzi, presidente della commissione campana sulle ecomafie, depennato all'ultimo istante con la "stessa regia".
C'era una volta il partito che si faceva la guerra intestina, tra cosentiniani e caldoriani. Con i primi c'erano i Cesaro, fedelissimi a Nick: ma solo fino a quando Silvio non decise di gettare giù dalla torre l'ex sottosegretario all'Economia - agli arresti da anni - perché travolto dall'antimafia, e più facile da consegnare al carcere, in fondo era "casalese". Tra i "paladini" della legalità c'era Stefano Caldoro, governatore fino al 2015, ora amareggiato spettatore. Ha visto nella stessa notte far fuori alcuni suoi candidati a Salerno. "Esecuzioni senza precedenti, professionisti chiamati dal notaio a firmare, poi gettati via", è lo sfogo riservato, di fronte allo "strapotere" di Giggino Cesaro e del coordinatore Domenico De Siano.
Silvio Berlusconi è furente, chiuso a Villa San Martino. "È un massacro, ordinate a quegli idioti di finirla o su questa storia ne usciamo a pezzi e perdiamo tutti i consensi che sto faticosamente conquistando", è l'ordine. A Niccolò Ghedini, ai capigruppo Romani e Brunetta, al leader regionali De Siano il diktat è: ricucire. Ora, subito.
È il coordinatore regionale, assieme a Gigino Cesaro detto "a' purpetta" il principale indiziato dell'agguato consumato nelle liste campane. Parole forti che usa anche Zinzi. "Nunzia dice una cosa giusta. È stata un'esecuzione a sangue freddo anche per me. Non c'era nulla che facesse presagire l'imboscata". Tutte immagini di cronaca nera. Zinzi sorride. "Non è un caso perché certi criteri e scelte hanno i tratti di altri mondi, lontano dalla politica e dai bisogni della gente".
De Siano e Cesaro, d'altro canto, sono le figure di maggior peso in Campania. Per altro assai vicine alla compagna di Berlusconi, Francesca Pascale. Ed è anche su questo passaggio che la vicenda, minima all'apparenza, si tinge dei colori della spy story. Chi vuol fare fuori chi, per quale ragioni, per quali lotte di potere. Berlusconi rivendica al "tavolo nazionale" la decisione su tutte le liste. Blinda De Siano. "Siamo noi ad aver deciso", spiega a fine giornata Paolo Romani. La telefonata di fuoco di Ghedini a De Girolamo chiude la partita con lei. Ma i clan azzurri non stanno a guardare.
È lo stesso Giggino che fu arrestato e condannato in primo grado perché ritenuto l'uomo che portava i messaggi di Rosetta dagli occhi di ghiaccio, la sorella di Cutolo. Poi assolto in secondo grado e Cassazione (giudice Carnevale). "Siamo stati vittime, eravamo sotto pressione di quei personaggi", è sempre stata la versione della famiglia.
"Siamo vittime, sotto scacco del clan Polverino", hanno ripetuto a dicembre scorso, oltre trent'anni dopo, i fratelli di Giggino, i potenti imprenditori Cesaro, in carcere dall'estate scorsa. Sono Raffaele e Aniello, guarda caso gli imputati su cui dovrebbe decidere il presidente del collegio, Giuseppe Cioffi, che oggi si scopre troppo vicino a Forza Italia. "Esiste un metodo Cesaro", hanno già scritto i giudici del Riesame di Napoli. Relazioni potenti, quanti intrecci.
Dall'altro lato, ecco il fuoco amico sparato dagli esclusi o i salvati in extremis, le accuse di metodi camorristici per quelle "manine" che cancellano il nome della ex ministra De Girolamo da capolista poi ripescata in Emilia, o quello del consigliere regionale Gianpiero Zinzi, presidente della commissione campana sulle ecomafie, depennato all'ultimo istante con la "stessa regia".
C'era una volta il partito che si faceva la guerra intestina, tra cosentiniani e caldoriani. Con i primi c'erano i Cesaro, fedelissimi a Nick: ma solo fino a quando Silvio non decise di gettare giù dalla torre l'ex sottosegretario all'Economia - agli arresti da anni - perché travolto dall'antimafia, e più facile da consegnare al carcere, in fondo era "casalese". Tra i "paladini" della legalità c'era Stefano Caldoro, governatore fino al 2015, ora amareggiato spettatore. Ha visto nella stessa notte far fuori alcuni suoi candidati a Salerno. "Esecuzioni senza precedenti, professionisti chiamati dal notaio a firmare, poi gettati via", è lo sfogo riservato, di fronte allo "strapotere" di Giggino Cesaro e del coordinatore Domenico De Siano.
Silvio Berlusconi è furente, chiuso a Villa San Martino. "È un massacro, ordinate a quegli idioti di finirla o su questa storia ne usciamo a pezzi e perdiamo tutti i consensi che sto faticosamente conquistando", è l'ordine. A Niccolò Ghedini, ai capigruppo Romani e Brunetta, al leader regionali De Siano il diktat è: ricucire. Ora, subito.
È il coordinatore regionale, assieme a Gigino Cesaro detto "a' purpetta" il principale indiziato dell'agguato consumato nelle liste campane. Parole forti che usa anche Zinzi. "Nunzia dice una cosa giusta. È stata un'esecuzione a sangue freddo anche per me. Non c'era nulla che facesse presagire l'imboscata". Tutte immagini di cronaca nera. Zinzi sorride. "Non è un caso perché certi criteri e scelte hanno i tratti di altri mondi, lontano dalla politica e dai bisogni della gente".
De Siano e Cesaro, d'altro canto, sono le figure di maggior peso in Campania. Per altro assai vicine alla compagna di Berlusconi, Francesca Pascale. Ed è anche su questo passaggio che la vicenda, minima all'apparenza, si tinge dei colori della spy story. Chi vuol fare fuori chi, per quale ragioni, per quali lotte di potere. Berlusconi rivendica al "tavolo nazionale" la decisione su tutte le liste. Blinda De Siano. "Siamo noi ad aver deciso", spiega a fine giornata Paolo Romani. La telefonata di fuoco di Ghedini a De Girolamo chiude la partita con lei. Ma i clan azzurri non stanno a guardare.