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(ansa)

Rimborsi M5S, buco da 226mila euro

Il Movimento rivendica la restituzione di 23,41 milioni al Fondo per le pmi ma il ministero ne certifica solo 23,19 Parte la caccia interna ai “furbetti” che potrebbero aver imitato Cecconi e Martelli: “Controlleremo 670 bonifici”
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Di che cosa stiamo parlando

È una delle regole auree di M5S: prevede la restituzione della metà dello stipendio e dei rimborsi non spesi da parte di tutti i parlamentari. Rischia di trasformarsi in un incubo per i vertici pentastellati dopo la scoperta che due candidati di spicco come Andrea Cecconi e Carlo Martelli hanno truccato i rendiconti. La gran parte dei soldi restituiti dai grillini viene infatti devoluta al Fondo di garanzia per le pmi gestito dal Mise. Ma le cifre rivendicate da M5S e quelle del ministero non coincidono.


ROMA. C'è una tabella che il Movimento 5 stelle non ha visto, ma già teme. Arriva dal ministero dello Sviluppo Economico e dimostra una cosa importante: che al fondo del microcredito per le piccole e medie imprese (già esistente ed implementato anche dai contributi dei grillini) il partito guidato da Luigi Di Maio ha versato dal 2013 a oggi 23.192.331 euro. Ma ne dimostra anche un'altra: e cioè che, a…

Di che cosa stiamo parlando

È una delle regole auree di M5S: prevede la restituzione della metà dello stipendio e dei rimborsi non spesi da parte di tutti i parlamentari. Rischia di trasformarsi in un incubo per i vertici pentastellati dopo la scoperta che due candidati di spicco come Andrea Cecconi e Carlo Martelli hanno truccato i rendiconti. La gran parte dei soldi restituiti dai grillini viene infatti devoluta al Fondo di garanzia per le pmi gestito dal Mise. Ma le cifre rivendicate da M5S e quelle del ministero non coincidono.


ROMA. C'è una tabella che il Movimento 5 stelle non ha visto, ma già teme. Arriva dal ministero dello Sviluppo Economico e dimostra una cosa importante: che al fondo del microcredito per le piccole e medie imprese (già esistente ed implementato anche dai contributi dei grillini) il partito guidato da Luigi Di Maio ha versato dal 2013 a oggi 23.192.331 euro. Ma ne dimostra anche un'altra: e cioè che, a parte i 90mila euro che avrebbero sottratto (per poi restituirli una volta scoperti dalla trasmissione Le Iene) i parlamentari superortodossi Andrea Cecconi e Carlo Martelli, mancano all'appello altri soldi. Stando a quanto dichiarato sul sito Tirendiconto.it, almeno 136mila euro. 

Come mai? Ci sono altri parlamentari che hanno truccato le carte, magari con uno dei metodi utilizzati dai due candidati che ieri hanno annunciato di rinunciare all'elezione che li attende? (Sono entrambi capilista: nelle Marche per la Camera Cecconi, in Piemonte per il Senato Martelli). È quello che i vertici cercheranno di scoprire nelle prossime ore, pretendendo da tutti la prova dei bonifici effettuati (sul sito è spesso allegato solo l'ordine di bonifico, senza la possibilità di verificare se qualcuno lo abbia inviato per poi annullarlo subito dopo, come avrebbero fatto i due). 

Il conto che si fa incrociando i dati in possesso del Mise e quelli dichiarati dai 5 stelle è semplice: il Movimento dichiara di aver versato 23 milioni e 418mila euro. I bonifici vengono inviati al ministero dell'Economia che poi li gira al ministero dello Sviluppo Economico. Lì, a oggi, risultano 23 milioni e 192 mila euro donati dal M5S. Ne mancano 226mila. Se a questa cifra si volessero sottrarre quelli trattenuti da Martelli e Cecconi, all'appello mancherebbero - appunto - ancora 136mila euro. Una cifra che, secondo la legenda degli asterischi posti accanto al dato di gennaio, è stata acquisita "per le vie brevi dal Mef in data 9 febbraio 2018". E cioè ieri, quando i bonifici dei due parlamentari colti in fallo, che secondo i vertici sarebbero partiti domenica scorsa, dovevano già essere arrivati. 

Di qualunque cifra si tratti davvero, è un problema politico: "Dopo quello che è già successo noi stiamo facendo verifiche a tappeto - ha detto ieri Di Maio - ci dovete dare solo il tempo di controllare 670 bonifici e poi rispondiamo su tutto, perché è interesse mio fare in modo che quello che abbiamo restituito sia esattamente al centesimo quello che abbiamo detto". Dice "al centesimo", il candidato premier, che su questo si gioca tutta la sua credibilità. 

I vertici del Movimento non sanno ancora cosa abbiano in mano le Iene. Se ci siano prove delle manomissioni sulle restituzioni. "La differenza nella dicitura dei bonifici tra "inseriti", "richiesti" e "in attesa" - spiega una fonte - non è indicativa perché dipende dal momento della giornata in cui lo fai. Anche alla senatrice Barbara Lezzi ne risultavano molti in attesa, ma lei ha dimostrato che è tutto in regola". 

L'aria è quella di chi non si fida più di nessuno (i controlli a campione di cui si era parlato cinque anni fa, che dovevano essere fatti anche sulle singole ricevute e sugli scontrini dei rimborsi, non sono mai stati eseguiti). Da Andrea Cecconi, colui che ha guidato il direttivo nell'ultimo anno alla Camera, firmando tutte le carte come presidente del gruppo, nessuno si aspettava imbrogli. Seppure, come sembra, per 15mila euro. Tanto meno ci si aspettavano trucchi per 75mila da Carlo Martelli, talmente ortodosso da rifiutare i taxi per le tramissioni televisive. Dei due, il senatore di Novara sarebbe il più pentito, disperato, intenzionato a rinunciare al seggio qualsiasi cosa accada. Non è finita, perché nel Movimento è scattata una nuova paura. E non è un caso che nel comunicato fatto postare su Facebook dai due sia stata specificata anche la rinuncia all'assegno di fine mandato: un obbligo, per i parlamentari M5S, che alcuni - stando alle chat interne - avrebbero deciso di mettere in discussione.