Le mosse anti stallo di Mattarella, anche Di Maio nel gioco delle intese
Umberto Rosso , di UMBERTO ROSSOIl Colle punta su un governo di scopo con un paio di obiettivi: la Finanziaria e una nuova legge elettorale. Il Capo dello Stato pronto a più incarichi esplorativi in caso di impasse
"Mettere insieme le forze necessarie a raggiungere il cinquanta per cento, alla Camera e al Senato". La formula sembra quella di rito per dar vita ad una maggioranza e far nascere un governo. Solo che nell'ipotesi del pareggio elettorale, con conseguente stallo, sarà la bussola che guiderà le scelte del Quirinale. Orientato dunque a ricercare e mettere insieme le convergenze più ampie. Non solo Pd e Forza Italia, che del resto insieme potrebbero non avere i numeri sufficienti, ma anche e soprattutto con il coinvolgimento dei 5 Stelle.
Una carta da giocare durante le consultazioni, che nel caso di un risultato del voto senza una maggioranza si annunciano lunghe, e con diversi passaggi al Colle e sondaggi compiuti dal capo dello Stato. A Di Maio, se i 5 Stelle saranno il primo partito, il Quirinale intenderebbe affidare un mandato esplorativo. Non sarebbe quello pieno, che il capo dello Stato vuol consegnare alla coalizione in grado di portargli numer…
Una carta da giocare durante le consultazioni, che nel caso di un risultato del voto senza una maggioranza si annunciano lunghe, e con diversi passaggi al Colle e sondaggi compiuti dal capo dello Stato. A Di Maio, se i 5 Stelle saranno il primo partito, il Quirinale intenderebbe affidare un mandato esplorativo. Non sarebbe quello pieno, che il capo dello Stato vuol consegnare alla coalizione in grado di portargli numer…
"Mettere insieme le forze necessarie a raggiungere il cinquanta per cento, alla Camera e al Senato". La formula sembra quella di rito per dar vita ad una maggioranza e far nascere un governo. Solo che nell'ipotesi del pareggio elettorale, con conseguente stallo, sarà la bussola che guiderà le scelte del Quirinale. Orientato dunque a ricercare e mettere insieme le convergenze più ampie. Non solo Pd e Forza Italia, che del resto insieme potrebbero non avere i numeri sufficienti, ma anche e soprattutto con il coinvolgimento dei 5 Stelle.
Una carta da giocare durante le consultazioni, che nel caso di un risultato del voto senza una maggioranza si annunciano lunghe, e con diversi passaggi al Colle e sondaggi compiuti dal capo dello Stato. A Di Maio, se i 5 Stelle saranno il primo partito, il Quirinale intenderebbe affidare un mandato esplorativo. Non sarebbe quello pieno, che il capo dello Stato vuol consegnare alla coalizione in grado di portargli numeri certi per la maggioranza, ma un "affidavit" che nel dispiegarsi dei varie tentativi del Quirinale per arrivare ad una soluzione della crisi, porterebbe il Movimento dentro il risiko delle trattative. Sdoganare e vincere le resistenze dei grillini ad una formula larghe intese non sarà semplice, ma l'inquilino del Colle sembra appunto intenzionato a provarci.
Anche perché per Sergio Mattarella ha un punto fermo per il dopo elezioni: niente voto bis a stretto giro, mettendo invece nel conto più o meno un anno prima di tornare, nel caso, alle urne. Sul tavolo, alcune carte da giocare per agganciare il Movimento. Puntando non tanto ad una alleanza di legislatura, che pare un traguardo assai complicato, ma su un traguardo più ravvicinato. Obiettivo: la nascita di un governo di scopo. Con solo un paio di punti da portare a casa: nuova legge elettorale e legge di bilancio, da approvare entro il prossimo autunno. Guidato da chi? Sicuramente non può essere targato Pd, nè Gentiloni o Renzi, e neanche Forza Italia o Di Maio. E allora? Nuovo Monti cercasi. Una figura terza, dal profilo politicamente più neutro e super partes possibile.
Che il presidente Mattarella potrebbe pescare all'esterno dei partiti ma, se va in porto in un certo modo l'elezione dei presidenti delle Camere, il "nuovo Monti" sarebbe anche più a portata di mano. Metti, un presidente del Senato eletto al vertice di Palazzo Madama con un maggioranza trasversale e il consenso o la non sfiducia dei grillini. Potrebbe essere l'uomo giusto per mettere tutti attorno al tavolo di un governo di scopo, il traghettatore che nel giro di dodici mesi riporti l'Italia al voto con nuove regole. Garantendo un'apertura alle richieste di 5 Stelle sulla riforma elettorale, magari riprendendo quell'accordo che era saltato alla Camera.
Ecco perché i riflettori del Quirinale sono puntati sul 23 marzo, giorno di convocazione del nuovo Parlamento, e banco di prova per possibili alleanze. Al capo dello Stato non piace in sè la definizione "governo del presidente", la preoccupazione è che i partiti possano riversare sul Quirinale la responsabilità delle scelte, mentre tutti i governi sono politici. Ma l'esecutivo che nascerebbe sotto la guida di un presidente del Senato, o della Camera, eletti nel loro ruolo con un consenso trasversale, sarebbe un governo istituzionale guidato da una figura politica (e in questo differente dalla stagione Monti).
Una carta da giocare durante le consultazioni, che nel caso di un risultato del voto senza una maggioranza si annunciano lunghe, e con diversi passaggi al Colle e sondaggi compiuti dal capo dello Stato. A Di Maio, se i 5 Stelle saranno il primo partito, il Quirinale intenderebbe affidare un mandato esplorativo. Non sarebbe quello pieno, che il capo dello Stato vuol consegnare alla coalizione in grado di portargli numeri certi per la maggioranza, ma un "affidavit" che nel dispiegarsi dei varie tentativi del Quirinale per arrivare ad una soluzione della crisi, porterebbe il Movimento dentro il risiko delle trattative. Sdoganare e vincere le resistenze dei grillini ad una formula larghe intese non sarà semplice, ma l'inquilino del Colle sembra appunto intenzionato a provarci.
Anche perché per Sergio Mattarella ha un punto fermo per il dopo elezioni: niente voto bis a stretto giro, mettendo invece nel conto più o meno un anno prima di tornare, nel caso, alle urne. Sul tavolo, alcune carte da giocare per agganciare il Movimento. Puntando non tanto ad una alleanza di legislatura, che pare un traguardo assai complicato, ma su un traguardo più ravvicinato. Obiettivo: la nascita di un governo di scopo. Con solo un paio di punti da portare a casa: nuova legge elettorale e legge di bilancio, da approvare entro il prossimo autunno. Guidato da chi? Sicuramente non può essere targato Pd, nè Gentiloni o Renzi, e neanche Forza Italia o Di Maio. E allora? Nuovo Monti cercasi. Una figura terza, dal profilo politicamente più neutro e super partes possibile.
Che il presidente Mattarella potrebbe pescare all'esterno dei partiti ma, se va in porto in un certo modo l'elezione dei presidenti delle Camere, il "nuovo Monti" sarebbe anche più a portata di mano. Metti, un presidente del Senato eletto al vertice di Palazzo Madama con un maggioranza trasversale e il consenso o la non sfiducia dei grillini. Potrebbe essere l'uomo giusto per mettere tutti attorno al tavolo di un governo di scopo, il traghettatore che nel giro di dodici mesi riporti l'Italia al voto con nuove regole. Garantendo un'apertura alle richieste di 5 Stelle sulla riforma elettorale, magari riprendendo quell'accordo che era saltato alla Camera.
Ecco perché i riflettori del Quirinale sono puntati sul 23 marzo, giorno di convocazione del nuovo Parlamento, e banco di prova per possibili alleanze. Al capo dello Stato non piace in sè la definizione "governo del presidente", la preoccupazione è che i partiti possano riversare sul Quirinale la responsabilità delle scelte, mentre tutti i governi sono politici. Ma l'esecutivo che nascerebbe sotto la guida di un presidente del Senato, o della Camera, eletti nel loro ruolo con un consenso trasversale, sarebbe un governo istituzionale guidato da una figura politica (e in questo differente dalla stagione Monti).