I padri nobili del Pd: Veltroni punta sul premier, i dubbi di Letta
Goffredo De MarchisRomano Prodi e Giorgio Napolitano hanno già indicato come leader del centrosinistra il presidente del Consiglio
Mancano le voci di Walter Veltroni ed Enrico Letta. Quelle di Romano Prodi e Giorgio Napolitano sono risuonate nei giorni scorsi e, come leader del centrosinistra, hanno indicato non il segretario Matteo Renzi ma il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Sono i padri nobili del Pd. Per ascoltare il primo leader del partito, però, non bisognerà attendere: oggi partecipa a un evento insieme con il premier. Una scelta di campo abbastanza chiara così: il punto di riferimento per una ricostruzione della sinistra è Gentiloni, da lui occorre ripartire.
Veltroni ha preparato un discorso scritto, ci tiene in modo particolare all'appuntamento di questa mattina. Qualche giorno fa ha presentato un libro con il suo vecchio assessore Roberto Morassut, candidato dem. Ha svolto un breve intervento in un circolo del milanese. Ma la sua campagna elettorale da esterno avrà oggi il suo momento chiave.
Farà un appello per il voto al Pd, ricorderà l…
Veltroni ha preparato un discorso scritto, ci tiene in modo particolare all'appuntamento di questa mattina. Qualche giorno fa ha presentato un libro con il suo vecchio assessore Roberto Morassut, candidato dem. Ha svolto un breve intervento in un circolo del milanese. Ma la sua campagna elettorale da esterno avrà oggi il suo momento chiave.
Farà un appello per il voto al Pd, ricorderà l…
Mancano le voci di Walter Veltroni ed Enrico Letta. Quelle di Romano Prodi e Giorgio Napolitano sono risuonate nei giorni scorsi e, come leader del centrosinistra, hanno indicato non il segretario Matteo Renzi ma il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Sono i padri nobili del Pd. Per ascoltare il primo leader del partito, però, non bisognerà attendere: oggi partecipa a un evento insieme con il premier. Una scelta di campo abbastanza chiara così: il punto di riferimento per una ricostruzione della sinistra è Gentiloni, da lui occorre ripartire.
Veltroni ha preparato un discorso scritto, ci tiene in modo particolare all'appuntamento di questa mattina. Qualche giorno fa ha presentato un libro con il suo vecchio assessore Roberto Morassut, candidato dem. Ha svolto un breve intervento in un circolo del milanese. Ma la sua campagna elettorale da esterno avrà oggi il suo momento chiave.
Farà un appello per il voto al Pd, ricorderà la "funzione democratica" del partito circondato com'è da alternative populiste, pericolose, addirittura antidemocratiche o troppo superate per stare al passo coi tempi. Sicuramente, non si lancerà in un panegirico delle larghe intese, come hanno fatto altri sponsor di Gentiloni, perché questo orizzonte non porta voti e li regala ad altre forze in campo. Ma getterà il cuore anche oltre l'ostacolo del 4 marzo, per immaginare un centrosinistra non più diviso e tenere ancorato il Partito democratico alla sua vocazione originaria: stare nel solco della sinistra riformista. Lontano da tentazioni centriste o alla Macron.
È un asse contro Renzi quello che si sta formando intorno al premier? Un asse che diventerà operativo dal lunedì successivo alle urne? Certamente la divaricazione tra Gentiloni e il segretario non è mai stata così lampante come in questi giorni di campagna elettorale in salita. Veltroni starà attento a non cadere nel racconto di una spaccatura a sette giorni dal voto. Ma una sua proiezione sul 5 marzo è scontata.
Enrico Letta, il primo premier della legislatura appena finita, sta invece a distanza dalla partita in corso in Italia. Non ha ancora deciso se fare una dichiarazione di voto prima delle elezioni. Ci pensa, ma in realtà ha dubbi sulla scelta finale. Gli amici lo descrivono incerto su due possibilità. Il voto al Pd. Accanto a queste opzione le persone che gli sono vicine mettono anche il titolo: "Sarebbe solo per un atto d'amore" verso una forza che ha contribuito a fondare partecipando alle primarie del 2007. Seconda possibilità: il voto alla lista +Europa di Emma Bonino. Per ragioni razionali: "Ha una piattaforma programmatica in cui mi riconosco". Molto remota invece l'ipotesi che la rottura con il Pd porti Letta a votare per Liberi e uguali. "A quel partito - dicono i lettiani - lo lega l'amicizia fraterna con Bersani. Ma non il programma".
Veltroni ha preparato un discorso scritto, ci tiene in modo particolare all'appuntamento di questa mattina. Qualche giorno fa ha presentato un libro con il suo vecchio assessore Roberto Morassut, candidato dem. Ha svolto un breve intervento in un circolo del milanese. Ma la sua campagna elettorale da esterno avrà oggi il suo momento chiave.
Farà un appello per il voto al Pd, ricorderà la "funzione democratica" del partito circondato com'è da alternative populiste, pericolose, addirittura antidemocratiche o troppo superate per stare al passo coi tempi. Sicuramente, non si lancerà in un panegirico delle larghe intese, come hanno fatto altri sponsor di Gentiloni, perché questo orizzonte non porta voti e li regala ad altre forze in campo. Ma getterà il cuore anche oltre l'ostacolo del 4 marzo, per immaginare un centrosinistra non più diviso e tenere ancorato il Partito democratico alla sua vocazione originaria: stare nel solco della sinistra riformista. Lontano da tentazioni centriste o alla Macron.
È un asse contro Renzi quello che si sta formando intorno al premier? Un asse che diventerà operativo dal lunedì successivo alle urne? Certamente la divaricazione tra Gentiloni e il segretario non è mai stata così lampante come in questi giorni di campagna elettorale in salita. Veltroni starà attento a non cadere nel racconto di una spaccatura a sette giorni dal voto. Ma una sua proiezione sul 5 marzo è scontata.
Enrico Letta, il primo premier della legislatura appena finita, sta invece a distanza dalla partita in corso in Italia. Non ha ancora deciso se fare una dichiarazione di voto prima delle elezioni. Ci pensa, ma in realtà ha dubbi sulla scelta finale. Gli amici lo descrivono incerto su due possibilità. Il voto al Pd. Accanto a queste opzione le persone che gli sono vicine mettono anche il titolo: "Sarebbe solo per un atto d'amore" verso una forza che ha contribuito a fondare partecipando alle primarie del 2007. Seconda possibilità: il voto alla lista +Europa di Emma Bonino. Per ragioni razionali: "Ha una piattaforma programmatica in cui mi riconosco". Molto remota invece l'ipotesi che la rottura con il Pd porti Letta a votare per Liberi e uguali. "A quel partito - dicono i lettiani - lo lega l'amicizia fraterna con Bersani. Ma non il programma".